Attualità
29 aprile, 2013

Sì, l'Italia ha i nervi a pezzi

Inutile essere ipocriti, ormai lo sconforto sociale è altissimo: i suicidi per motivi economici sono aumentati 20-30 per cento e cresce a dismisura il consumo di anti depressivi. Ecco cosa rivelano gli ultimi dati statistici, appena pubblicati

Un tasso di suicidi per motivazioni economiche aumentato del "20-30%" in quattro anni e un consumo di antidepressivi quadruplicato in dieci anni. E' questa la fotografia dell'Italia che emerge dall'ultimo rapporto Osservasalute 2012, presentato oggi all'università Cattolica di Roma, che ha preso in considerazione gli anni a ridosso della crisi economica, una recessione che ha colpito anche il nostro Paese, impantanato in una stagnazione che coinvolge ormai tutti i settori, dall'imprenditoria all'occupazione.

Lo stillicidio dei suicidi.  Le notizie di imprenditori o lavoratori che si suicidano per problemi economici sono quasi quotidiane. I numeri, le statistiche, rafforzano la percezioni di un fenomeno in crescita costante. A snocciolare i dati a margine della presentazione è Walter Ricciardi, direttore dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che spiega come, negli ultimi quattro anni, il tasso di suicidi per motivi economici sia aumentato "del 20-30%", sebbene sia un "fenomeno che stiamo ancora studiando. Si tratta ancora di numeri contenuti ma un aumento così è importante".

Lo studio permette di avere una visione molto chiara della situazione precedente e posteriore alla crisi economica del 2008: nel 2009 - è il dato più recente riportato dal Osservasalute 2012 - in Italia i suicidi sono stati 3.870 contro i 3.607 del 2006. "L'aumento costante del tasso di suicidi negli ultimi anni - hanno spiegato i relatori dell'Osservatorio - può essere un segno oltre che di patologia psichiatrica, del crescente disagio sociale e va monitorato con attenzione anche al fine di prevedere un rafforzamento delle attività preventive e della presa in carico sanitaria e sociale di soggetti a rischio". Come dire: lo Stato si muova. Numeri che fanno il paio con il Secondo rapporto Eures "Il suicidio in Italia al tempo della crisi", presentato nell'aprile dello scorso anno, secondo cui nel 2010 sono stati 362 i suicidi dei disoccupati, che hanno superato i 357 casi del 2009, già in forte crescita se messi a confronto rispettivamente con i 275, 270 e 260 fatti registrare nel 2006, 2007 e 2008, un dato esploso proprio negli anni in cui la crisi ha colpito più duramente il nostro Paese. Mentre nell'aprile dello scorso anno - secondo la denuncia della Cgia di Mestre - si erano contati già 23 suicidi tra gli imprenditori in soli quattro mesi.

Quadruplicati gli antidepressivi. E in aumento è anche il consumo di antidepressivi, spesso l'anticamera del suicidio. Secondo la fotografia scattata dall'Osservasalute, infatti, gli italiani girano sempre più spesso con l'antidepressivo in borsa, tanto che il consumo di farmaci contro la depressione è quadruplicato in dieci anni, passando da 8,18 dosi giornaliere ogni mille abitanti del 2000 alle 36,1 del 2011. Un aumento che si giustifica anche per la "facilità di utilizzo" di questi farmaci, spesso prescritti "in caso di depressione lieve".

La disoccupazione senza sosta. A fare da sottofondo a questo scenario "postnucleare" della struttura sociale italiana, i numeri relativi alla disoccupazione e alle aziende che chiudono. Secondo gli ultimi dati basati sulle elaborazioni Istat, infatti, prima della crisi al Nord si contavano 432mila disoccupati, al Centro 267mila e al Sud 808mila. Sono bastati cinque anni per far più che raddoppiare queste cifre e creare un impressionante bacino di senza lavoro. Al Nord i disoccupati sono arrivati a toccare quota 656mila (+121,3%), al centro 507mila (+89,9%), mentre al Sud si è superato il milione di persone in cerca di occupazione (+69,1%). Fa impallidire anche il numero dei cosiddetti "disoccupati di lungo periodo" - in cerca di lavoro da oltre dodici mesi - aumentato in appena cinque anni del 104,4%: dai 704.000 del 2007 (46,7% sul totale) agli oltre 1,4 milioni (52,4% sul totale) attuali.

Imprese e cassaintegrazione a rischio. Ma l'ecatombe riguarda anche le imprese. Secondo la Cgia di Mestre, nei primi nove mesi del 2012 sono state 279.000 le aziende che hanno chiuso i battenti: 1.033 al giorno. E sulla retina resta ancora impresso l'allarme lanciato qualche giorno fa dalla leader Cgil Susanna Camusso: c'è il rischio che in 500mila rimangano senza cassaintegrazione, i fondi sono agli sgoccioli.

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