«Non sono io l'architetto del modello fiscale del Lussemburgo». Parola di Jean Claude Juncker, che dopo alcuni giorni di imbarazzato silenzio, questa mattina, a sorpresa, si è presentato ai giornalisti a Bruxelles per abbozzare una risposta alla montagna di critiche, sospetti e accuse che gli sono caduti addosso nelle ultime ore.
Compresa la richiesta di dimissioni dalla poltrona di presidente della Commissione a cui è stato nominato solo poche settimane fa. In sostanza, Juncker ha detto che non c'è nulla di illegale nei dossier svelati dal consorzio di giornalisti investigativi ICJI e pubblicati in Italia da l'Espresso.
[[ge:espresso:plus:articoli:1.186704:article:https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/11/05/news/il-segreto-del-paradiso-fiscale-il-buco-nero-delle-tasse-1.186704]]Gli accordi tra il fisco lussemburghese e centinaia di grandi aziende di tutto il mondo a caccia di sconti sulle tasse sono una prassi di cui anche gli altri Stati della Ue e la stessa Commissione di Bruxelles sono a conoscenza da tempo, ha detto il politico del Granducato, per 18 anni, dal 1995 al 2013, a capo del Governo del suo Paese.
Respinte anche le accuse sul potenziale conflitto d'interessi per le indagini che la Commissione ha promesso di avviare sui potenziali aiuti di Stato illegali che potrebbero derivare da quegli accordi ad hoc conclusi con le aziende. In pratica Juncker, come responsabile dell'esecutivo europeo dovrebbe indagare sulle attività del suo governo negli anni in cui egli stesso lo dirigeva. «Io non c'entro», si è difeso, perché ad indagare sarà il commissario alla Concorrenza.
Nessuna concessione, insomma, Juncker fa muro contro le critiche e ovviamente non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro. Solo una concessione ai suoi critici: il presidente della Commissione ha promesso che proporrà una direttiva per lo scambio automatico di informazioni sugli accordi tra aziende e Fisco, in gergo “ruling”.
In questo modo anche gli altri Paesi membri saranno automaticamente messi a conoscenza degli sconti sulle tasse concessi dagli altri Stati e intervenire di conseguenza. Una promessa impegnativa, soprattutto se formulata da un Paese come il Lussemburgo che ha fin qui fatto in modo di condividere il meno possibile con gli altri governi. Si vedrà.