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Attualità
gennaio, 2015

Cuneo, il prete diventa papà. E i parrocchiani applaudono

Ecco come, in un paese delle provincia piemontese, i fedeli hanno reagito all'annuncio che il loro parroco diventerà padre. Mentre lui ha detto: "Non è ancora contemplata la possibilità di svolgere il ministero e portare avanti una famiglia"

"Cari fedeli, vi lascio. Divento papà. E mi distacco da voi e dal sacerdozio con rimpianto, perché purtroppo essere prete e avere una famiglia non è "ancora" un'ipotesi contemplata dalla Chiesa. Non è certo il primo prete a rinunciare alla tonaca per amore di una donna. Di inedito e significativo, nella vicenda di don Claudio Cavallo, c'è però una scelta comunicativa e di parole che forse - sino a non molti anni fa - sarebbe stata semplicemente impensabile. Così come la reazione dei fedeli.
Domenica questo sacerdote cinquantenne, parroco a Borgo San Dalmazzo (comune di 12.000 anime sulla strada che dal Piemonte porta verso Liguria e Francia, a 10 chilometri da Cuneo) ha scelto la parte finale della messa mattutina per offrire ai parrocchiani quello che lui stesso ha definito "un avviso insolito".
"Dopo una lunga e seria meditazione", ha detto, "ho preso la decisione di affrontare una nuova scelta. Una scelta che non cancella idealmente tutto ciò che a oggi ho continuato a vivere, ma - mio malgrado - lo farà nella prassi perché ancora non è contemplata la possibilità di svolgere il ministero sacerdotale e nel contempo portare avanti una famiglia".

UN ANNUNCIO INATTESO
"Dopo una lunga e seria meditazione, preghiera, confidenza, confronto con i miei superiori ho preso la mia decisione di affrontare una nuova scelta", ha anche detto il parroco prima che dalla gente radunatasi in chiesa si levasse un applauso. Un segnale di affetto e comprensione, un gesto liberatorio anche: perché da settimane in paese si rincorreva la voce che il sacerdote sarebbe presto (a marzo) diventato padre. La stessa notizia che il prete avrebbe "chiarito ogni cosa" si era sparsa in paese prima dell'affollata messa domenicale.

[[ge:rep-locali:espresso:285513604]]Lei è una parrocchiana, più o meno coetanea di don Claudio, con un figlio a sua volta chierichetto e un divorzio alle spalle. Quanto basta - potenzialmente - per far gridare allo scandalo, per traumatizzare una comunità intera e farla arrossire di pudore e fastidio davanti a retroscena impastati di lenzuola e di sagrestia - che avrebbero in altra epoca esaltato la penna del Boccaccio - sbandierati ai quattro venti.

E invece no. L'annuncio del sacerdote (che ha solo alluso alla sua prossima paternità, ma è stato capito da tutti) anche nei giorni seguenti viene salutato come un gesto improntato alla trasparenza. La sua decisione come qualcosa di normale. Per capirlo, basta ascoltare gli umori degli abitanti di Borgo.

"Ha usato parole toccanti", ci dice una signora diretta in curia, "della questione si parlava da tempo, abbiamo condiviso la scelta di un'altra strada da parte di don Claudio". "Non è certo il primo parroco della zona a spretarsi per una donna", ci dice un'altra signora davanti al piazzale della chiesa, "anche se forse ha aspettato troppo prima dell'annuncio, se non veniva fuori il pettegolezzo forse non l'avrebbe fatto".

UN PRETE 'BRILLANTE'
"E' un prete fascinoso, da donna devo dire che è un bell'uomo", ci dice invece una parrocchiana che si descrive "rammaricata, non per quello che don Claudio ha fatto, ma perché era un ottimo sacerdote". Il parroco di una delle due parrocchie di Borgo (rimarrà tale fino a domani come ha annunciato alla fine della messa domenicale), era diventato prete 25 anni fa, è fratello di un giornalista locale e dopo un lunghissimo periodo da missionario in Africa cinque anni e mezzo fa era tornato a fare il prete nella sua terra natale, il cuneese. Al paese lo descrivono come un personaggio colto, mai in giro in abiti talari, occhiale firmato e scarpe alla moda, un prete "brillante" come lo definisce più di una signora.

'VORREI RESTARE NELLA CHIESA'
Un sacerdote dall'aspetto giovanile che, pur stroncando sul nascere ogni ipotesi di intervista, ci ha aperto le porte dei suoi uffici in canonica proprio a ridosso della chiesa. "Ho vissuto cinque anni con queste persone, era normale che facessi quello che ho fatto", così ha spiegato perché, invece di un addio in sordina, abbia scelto un congedo che fatalmente ha acceso su di lui i riflettori mediatici in un periodo in cui il dibattito sul celibato dei preti è apertissimo e un papa dallo stile imprevedibile e innovatore ogni giorno ribalta certezze e offre ai fedeli e alla Chiesa nuovi interrogativi con cui confrontarsi.

"La Chiesa è madre, per questo vorrei continuare a lavorare per la Chiesa che amo e per la quale ho dedicato tutti questi anni", ha aggiunto nel suo congedo dai parrocchiani. Una volontà che, se dipendesse dai fedeli di Borgo, potrebbe realizzarsi senza problemi. "La Chiesa dovrebbe aprire le porte e lasciare che i sacerdoti possano scegliere accanto alla strada del sacerdozio anche quella della famiglia", dice una signora che ha assistito alla messa di domenica. "Con il passare degli anni diventerà normale, mancano i preti e se non li lasciamo sposare in seminario i giovani non ci vanno più", è invece la glossa di due abitanti che chiacchierano sulla piazza, proprio davanti alla chiesa del "grande annuncio".

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