San Pietro, Colosseo, ghetto ebraico, stazione Termini, Campo dei Fiori. Dai luoghi di culto alla movida. Così Roma diventa una città militarizzata dopo gli attacchi terroristici che hanno sconvolto Parigi e l'Europa. Tra normalità e paura, cittadini e turisti continuano a vivere la città

«La prego non riprenda»; «Qui non è possibile girare video»; «Può filmare solo alla fine della perquisizione». Un giorno normale in una Capitale blindata, che prova a rimuovere paura e tenta di mantenere la calma, nonostante gli allarmi bomba (ben tre in poche ore da Fiumicino alle metropolitane A e C) e la tensione per la notizia di cinque possibili terroristi pronti a colpire il nostro Paese. Il giro per i luoghi sensibili che dopo l'attacco a Parigi del 13 novembre hanno visto un incremento di militari a presidiare le zone, inizia nel luogo simbolo dei cristiani: San Pietro.

Lungo viale della Conciliazione i controlli sono minimi, i turisti tanti così come è tanta la confusione. La blindatura della zona inizia in prossimità della piazza. Almeno quattro camionette tra polizia e carabinieri, numerosi agenti in borghese, volanti e uomini in divisa che passeggiano lungo le transenne. Per superare queste barriere però non ci imbattiamo in nessun controllo. Non tutti gli accessi alla piazza sono infatti chiusi e filtrati. Attraversiamo il limite stabilito dalla transenna di ferro e siamo dentro, tra la gente in fila per accedere alla basilica, una marea umana che si muove lenta e sorridente. Non sembrano per niente spaventati o impauriti, la vita continua, nonostante le barbarie. Lasciamo piazza San Pietro, direzione musei vaticani. Un blindato dell'esercito e una macchina dei vigili presidiano l'entrata principale. «Qui la vigilanza è la stessa da un anno» spiega un poliziotto municipale.
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Non era così controllata come adesso invece la fermata della Metro Ottaviano. Due furgoncini dell'esercito, cinque militari all'entrata e altrettanti dopo i tornelli. La tensione è altissima. Per questo quando vedono che riprendiamo con il cellulare un soldato ben armato ci raggiunge e ci ferma. È vietato fare riprese video. Il luogo è sensibile. Ci qualifichiamo e a quel punto ci concedono di fare qualche ripresa generica. Gli chiediamo se hanno paura: «È normale averne, ma il più inesperto di noi ha alle spalle due tre missioni all'estero». Lasciamo la zona rossa del Vaticano. Per andare in un altro punto caldissimo della città: il ghetto ebraico.

Alcuni degli accessi sono chiusi dalle transenne. Esercito, carabinieri, servizio d'ordine del ghetto. Qui le misure di sicurezza sono imponenti. «Ma per noi non è una novità, l'allerta 2 la conosciamo bene, è da anni che viviamo blindati» racconta un ristoratore. Tentiamo di riprendere un a scuola circondata da forze dell'ordine. «Questo edificio non può essere fotografato» dice uno della vigilanza.

Dal lungotevere che costeggia il ghetto proseguiamo verso Campo dei Fiori. La piazza è presidiata dai carabinieri. La movida ai tempi dell'Is è diventata un obiettivo sensibile. Divertirsi, bere, ridere, è peccato. Per questo il luogo simbolo delle notti romane deve essere controllato al pari del Vaticano. A pochi metri c'è l'ambasciata francese, dove ad attenderci c'è una distesa di fiori e foglietti che ricordano le vittime del 13 novembre.

Anche il Colosseo è super blindato. Uomini con la mimetica e il fucile M12 sono sparsi tra la fermata della metropolitana B e il piazzale antistante. Figure che verranno di certo immortalate negli scatti dei turisti che assediano il simbolo per eccellenza della Capitale. «Ho paura, ma dobbiamo continuare a vivere come prima, altrimenti è come se avessero vinto» risponde un ragazzo di vent'anni che studia Lettere a Roma Tre. La normalità come arma contro i miliziani del terrore. «Abbiamo più paura di prima, ma la presenza maggiore di militari mi rende più tranquilla, speriamo...» dice una signora che ogni giorno, sette giorni su sette, viaggia con i mezzi pubblici.

Arriviamo alla stazione Termini a metà pomeriggio. C'è ancora luce. Anche qui blindati militari che fino a due settimane fa non c'erano e soldati nei tunnel della metropolitana e sui binari. Dalla movida ai treni, il terrore liquido travolge tutto, senza distinzioni. Roma continua così a vivere le sue giornate. Cercando la normalità di un viaggio sul metro o sull'autobus e buttando un occhio a quei militari sempre più presenti per le strade della Capitale. Dove sabato si svolgerà la grande manifestazione della comunità musulmana per condannare il terrorismo e gli attacchi di Parigi. Un evento atteso ma che crea non poche apprensioni negli apparti di sicurezza, concentratissime nel lavoro di intelligence quotidiano.

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