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Attualità
novembre, 2015

Caso Shalabayeva, per i pm fu di sequestro di persona ma Alfano resta sereno

Il reato contestato a dirigenti e funzionari della polizia è “sequestro di persona”. La procura di Perugia riaccende il caso della moglie del banchiere e dissidente kazako. E 5 stelle e sinistra italiana insistono: «Avevamo ragione quando presentammo la mozione di sfiducia»

Si riaccende il caso Shalabayeva, e così anche la luce su Angelino Alfano, che aveva superato senza troppi problemi il dibattito parlamentare, due anni fa, e la richiesta di dimissioni avanzata dalle opposizioni. Si riaccende la luce, ma Alfano non ha molto da temere, nei fatti, anche perché quanto sta uscendo dalle indagini della procura di Perugia racconta semmai di un Viminale all’oscuro dei fatti come aveva già scritto al termine di un’indagine interna il capo della Polizia Alessandro Pansa. A rimetterci il posto fu solo il capo di gabinetto di Alfano, Procaccini, che si dimise per «senso delle istituzioni».

Anche con gli ultimi sviluppi le responsabilità sarebbero tutte di dirigenti e agenti. Nel caso specifico, a quanto riferisce l’Ansa, del capo del Servizio centrale operativo della Polizia Renato Cortese, del questore di Rimini Maurizio Improta, di cinque poliziotti e del giudice di Pace Stefania Lavore. Renato Cortese, Maurizio Improta e altri due dei poliziotti avrebbero omesso di attestare che la donna si identificava come moglie del dissidente-ricercato kazako Ablyazov pur conoscendone le sue generalità. Per questo sono accusati, oltre che di sequestro di persona, anche di omissione di atti d'ufficio e falso.

[[ge:espressoarticle:eol2:2211217:1.56653:article:https://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2013/07/03/news/shalabayeva-quel-raid-a-roma-1.56653]]È utile un breve riassunto dei fatti. Era il 29 maggio 2013 quando gli uomini della Mobile e dell’Ufficio immigrazione prelevarono Alma Shalabayeva, moglie dell'ex banchiere, accusato di bancarotta in Gran Bretagna, e dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, nella sua abitazione di Casal Palocco, alle porte sud della Capitale. Lo fecero seguendo un mandato di cattura dello Stato kazako, e sull’immediato procedimento di espulsione fu apposta la firma dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone. Un aereo pagato dall’ambasciata kazaka portò via la notte stessa la donna e la figlia di sei anni. Si scatenò però un caso politico, tra le modalità di espulsione, gli interessi del governo kazako in Italia e viceversa, il ruolo dell’Eni. Alcune delle ragioni di chi protestò sono state poi confermate da una sentenza della Cassazione, nel luglio 2014, che ha dichiarato illegittima l’espulsione, comunque quasi subito ritirata dal governo Letta. L’allora ministro degli Esteri Emma Bonino riuscì a far tornare in Italia madre e figlia dopo settimane di trattative. Era ormai Natale. Madre e figlia hanno oggi lo status di rifugiate.

[[ge:espressoarticle:eol2:2211247:1.56732:article:https://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2013/07/17/news/i-poliziotti-mi-hanno-picchiato-1.56732]]Il caso si riaccende, dunque. Ma ancora una volta non per Angelino Alfano. Tra le reazioni politiche va segnalata quella del Movimento 5 stelle che ricorda come la mozione di sfiducia presentata all’epoca dei fatti «fu sostenuta solo da noi e dal Sel, con Forza Italia che votò a sostegno di Alfano con il Pd e la Lega che si astenne». Dice il capogruppo al Senato Mario Giarrusso: «Avevamo ragione: Il caso Shalabayeva è uno scandalo grave ed enorme, che macchia il nome dell'Italia e coinvolge per colpa di Alfano e di pochi felloni anche le forze dell'ordine che non meritano questa onta». Simile è la nota di Sinistra Italiana: «Gli sviluppi giudiziari dell'affaire Shalabayeva confermano, semmai ce ne fosse stato bisogno», dice il capogruppo alla Camera Arturo Scotto, «che eravamo nel giusto due anni fa, nell'indifferenza del governo e del partito di maggioranza». Indifferenza che prosegue, per Scotto, anche oggi, con nessuno che intende riaprire la polemica.

Polemica che però non viene rilanciata neanche dalla stessa Shalabayeva che commenta così la notizia dell’inchiesta: «Oggi ho fiducia nel sistema giudiziario italiano che sta cercando i responsabili e ringrazio la procura di Perugia che è stata molto autonoma e diligente nelle sue indagini: è stato fatto un lavoro molto serio per la ricerca della verità dietro il rapimento mio e della mia bambina». «Certamente», ha aggiunto, «le investigazioni hanno chiarito che le principali responsabilità per quello che è accaduto sono dei diplomatici kazaki che si trovavano in Italia». Che però non hanno certo fatto tutto da soli.

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