
Così si costruisce una carriera politica sulla riforma della scuola. Non in Italia, però, in America. Almeno nella fiction.
Gli appassionati di “House of Cards”, la serie tv sugli intrighi di potere a Washington amata da Matteo Renzi, ricordano che la scalata del deputato democratico Frank Underwood verso ?la presidenza degli Stati Uniti parte da lì, dalla riforma dell’istruzione. Nelle prime puntate Frank è alle prese ?con la legge che sta molto a cuore ?al presidente in carica, in campagna elettorale l’ha inserita in testa alla lista delle cose da fare a inizio mandato. Underwood voleva la poltrona di segretario di Stato, invece lo hanno spedito a seguire la scuola, il binario morto. Trasformerà l’approvazione della riforma nel primo passo per rovesciare il rivale dalla Casa Bianca.
Da noi, in Italia, la riforma della scuola è piuttosto la tomba delle ambizioni. L’ultimo a essere diventato presidente del Consiglio dopo un passaggio dal ministero di viale Trastevere (nel 1979) è stato Giovanni Spadolini. Sergio Mattarella, ex ministro dell’Istruzione arrivato al Quirinale, è un’eccezione. Infelice è il destino del ministro di turno: dileggiato nei cortei da studenti e docenti, ignorato dai colleghi. ?Da Franca Falcucci a Letizia Moratti a Maristella Gelmini a Stefania Giannini.
Chi è l’Underwood del governo Renzi che romperà il sortilegio? La futile Giannini? Il sottosegretario Davide Faraone, un misto di abnegazione ?e retorica? Il capo di gabinetto ?del ministro Alessandro Fusacchia, giovane e preparato, assomiglia ?ai poveri consulenti che nella fiction Underwood chiude a chiave a studiare la riforma. Scrive tweet come questo: «La cosa più importante che dovrà fare #labuonascuola è insegnare ai ragazzi l’onestà intellettuale. E il rifiuto ?degli slogan semplici». Inascoltato.
Alla fine, al solito, l’Underwood ?del governo è uno solo, il premier ?in persona. E forse Renzi ha tanto ?a cuore questa riforma non solo per ?la moglie Agnese, insegnante precaria. Ma perché, da cultore di “House ?of Cards”, sa che, altro che Italicum, ?è sulla scuola che si vince o si muore.