Pubblicità
Attualità
ottobre, 2016

Corruzione e grandi opere, indagati il figlio di Lunardi e quello di Monorchio

Sono ventuno gli arresti nell'inchiesta della procura di Roma sugli appalti dell'alta velocità. Quattordici, invece, quelli richiesti dai pm di Genova. Due inchieste collegate. E tra le persone coinvolte spuntano il figlio dell'ex ministro dei trasporti e quello dell'ex ragioniere generale dello Stato

Ci sono anche due figli illustri nell'inchiesta della procura di Roma per gli appalti sulle grandi opere. Tra gli indagati per corruzione compaiono infatti Giuseppe Lunardi, figlio dell'ex ministro e attuale responsabile di Rocksoil, l'azienda di progettazione di cui è proprietaria la famiglia Lunardi, e Gian Domenico Monorchio, figlio dell'ex Ragionere generale dello stato, accusato di corruzione ma non del reato associativo.

Fondamentale, secondo l'accusa, anche il ruolo di Michele Longo, general manager per l'Italia di Salini Impregilo, che è stato arrestato stamani. E di Ettore Pagani, direttore del general contractor Cociv. Longo è presidente del Cociv, il consorzio privato che gestisce gli appalti pubblici per l'ata velocità Milano-Genova e presidente del consorzio Reggio Calabria Scilla che gestisce il macro lotto della Salerno Reggio Calabria che dovrebbe essere inaugurato a fine anno.

Un ruolo chiave nel meccanismo corruttivo svelato dagli inquirenti è stato poi svolto da De Michelis, ingegnere abruzzese che lavora per una grande società di ingegneristica Sintel Engeniering che secondo l'accusa è controllata da Monorchio jr. Al centro delle indagini il direttore dei lavori delle tre opere e il suo socio di fatto, l' imprenditore calabrese Domenico Gallo.

Le ordinanze riguardano tra gli altri Michele Longo ed Ettore Pagani, presidente e vicepresidente di Cociv. Che con l'ingegnere Giampaolo De Michelis e l'imprenditore Gallo sarebbero il punto di contatto tra le inchieste di Roma e Genova. L'indagine che sembra correre su un unico binario, infatti, è in realta doppia. Una parte è di competenza della procura di Roma, l'altro filone è a Genova.

La doppia inchiesta
Sono questi, dunque, gli ingredienti dell'indagine sul sistema di mazzette e appalti scoperto dalla procura di Roma e dai carabinieri della Capitale. I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione sono i reati contestati a 21 indagati destinatari di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip. L’indagine, denominata «Amalgama», ipotizza ci sia stata corruzione per l’ottenimento di contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione della tratta ad Alta velocità Milano-Genova( con il tanto contestato Terzo valico), del Macrolotto della Salerno-Reggio Calabria e della People mover. All'inchiesta romana, tuttavia, si aggiunge un pezzo genovese, coordinato dalla procura di Genova e portato avanti dalla guardia di finanza del capoluogo ligure.

Su questo fronte nordico della corruzione gli arresti sono stati 14. Il meccanismo utilizzato è identico. Con una variante hot: per aggiudicarsi gli appalti dei lavori per il Terzo Valico genovese gli imprenditori non pagavano soltanto tangenti, ma offrivano anche prestazioni con escort. Almeno, questo è quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice del tribunale. In un caso la guardia di finanza ha documentato la consegna di una tangente da 10 mila euro nella sede di Cociv da parte di un imprenditore verso un alto dirigente del Consorzio. «Missione compiuta, secondo indicazioni ricevute», commentava l’imprenditore intercettato.

Lunardi e Monorchio
Monorchio, amministratore della Sintel, è finito in carcere per corruzione. Il gip scrive: «Sono continue le sue pressioni verso Ettore Pagani (Cociv) per cercare di ottenere liquidazioni di parti del corrispettivo nell'ambito del rapporto tra Cociv e la stessa Sintel, di cui al contratto milionario del primo aprile 2015 che invece alla luce dei fatti, ove fosse stato correttamente valutato dagli organismi di vigilanza delle aziende di cui al Cociv o Scilla Reggio Calabria scpa, avrebbero comportato certamente l'immeditata risoluzione dello stesso, come del resto riscontrabile dalla lettura degli inadempimenti gravi e del codice etico».

Secondo la Procura, in pratica, Monorchio, d'accordo con De Michelis, avrebbe ricevuto indebitamente da Pagani «promesse di utilità consistite in forniture di servizi nel settore delle prove sui materiali da costruzione in favore della societa' consortile Kronotech, partecipata dalla Crono srl, riconducibile a Monorchio, quale prezzo per l'esercizio della funzione e per la violazione dei doveri di imparzialita' e terzieta' del pubblico ufficiale». Non solo. Anche dai vertici della Ceprini Costruzioni spa e da quelli della Berti Sisto e Costruzioni Stradali, Monorchio avrebbe ricevuto «utilità».

Per Lunardi junior, invece, il capo d'accusa è unico. Corruzione, nella veste di consigliere e proprietario in quota della Rocksoil spa e amministratore della Tre Esse Engineering srl. Avrebbe promesso nel 2015, assieme a Giovanna Cassani, direttore tecnico della stessa Rocksoil spa e amministratrice di fatto dell'altra società, a Giampiero De Michelis, nella veste di direttore dei lavori per la realizzazione della tratta dell''Alta Velocita' Milano-Genova, Terzo valico Ferroviario dei Giovi. Utilità, si legge nell'ordinanza di custodia cautelare, «consistite in commesse in favore di societa' riconducibili allo stesso De Michelis e da Domenico Gallo per la fornitura di servizi».

L'amalgama
Nell'inchiesta della procura di Roma c'è un particolare che spiega bene quanto sia importante la condivisione del sistema da parte di chi corrompe e di chi viene corrotto. Una visione comune, verrebbe da dire, per raggiungere il medesimo obiettivo. L'arricchimento illecito, infatti, si raggiunge solo se c'è «l'amalgama», che ci consente di stare «tutti a coltivare l'orticello», dice uno degli indagati al telefono. Insomma, è inutile farsi la guerra. Meglio e più proficua la pace.

De Michelis ha creato la cosiddetta «Amalgama», quell'accordo, cioè, per cui «faceva fare tutto ciò che volevano alle imprese ma doveva ricevere qualcosa in cambio per restare amici per far si che non ci fossero difficoltà cioè a dire del Gallo 'perché se ognuno tira e un altro storce non si va mai avanti». Un «modo preventivo ed efficace per evitare che vi siano guerre con l'effetto di mettere tutti contro».

Il gruppo finito sotto inchiesta, con a capo il direttore lavori De Michelis e l'imprenditore Domenico Gallo, è così descritto dal procuratora aggiunto Michele Prestipino: «Un'organizzazione stabile composta da tecnici, imprenditori e professionisti che si sono accordarti per un reciproco scambio di utilità ai danni dei contribuenti». Per gli inquirenti si tratta una «Corruzione triangolare» in cui lavori e utilità venivano orientati a società terze riconducibili agli indagati.

«C'è una trasformazione della tangente da denaro ad assegnazione dei lavori» ha sottolineato il pm anticorruzione Paolo Ielo. Era De Michelis, sostiene l'accusa, a obbligare le ditte vincitrici della commessa a spezzettare i lavori in diversi subappalti, da assegnare a ditte da lui indicate. In altri casi invece, l'opera di corruzione avveniva a monte, durante le gare bandite dal general contractor.

Di De Michelis, due indagati intercettati dicono: «Abbiamo creato un mostro». Secondo gli inquirenti, effettivamente, il Mostro, «apparteneva a una logica illecita che, come abbiamo già visto, non era nuova all' interno di questi appalti per le Grandi Opere. O meglio, il corrispettivo delle corruzioni per gestire in modo domestico l'esecuzione delle opere pubbliche a danno dello Stato italiano e dei suoi cittadini, avveniva secondo accordi che, invece di essere corrisposti mediante dazioni di denaro, erano sorretti da compiacenti contratti per la fornitura di beni e servizi».

La genesi dell'indagine
L'inchiesta della procura di Roma nasce da alcune verifiche sul riciclaggio di quattrini mafiosi. Lo ha spiegato anche l'aggiunto Prestipino durante la conferenza stampa. E questo non è casuale. La Procura nazionale antimafia da due anni ormai denuncia quanto mafia e corruzione siano due facce della stessa medaglia. Ossia che la prima utilizza la seconda per raggiungere i proprio scopi. Mazzette più che lupara per convincere i propri clienti. I clan comprano e ottengono ciò che vogliono. Se poi sulla strada trovano chi per soldi è disposto a tutto il gioco è ancora più facile.

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità