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Attualità
settembre, 2017

Bene Minniti, ma sulla lotta alla mafia si può e si deve fare di più

In quello che dice pubblicamente il ministro dell'Interno si comprende l’intenzione di aggredire la criminalità organizzata. Ci sono però alcuni nodi pratici ancora da sciogliere per contrastare i clan, come fra gli altri, l’approvazione della riforma dei beni confiscati, o la legge sui testimoni di giustizia

Chi è al vertice del Viminale, lo sanno tutti, ha il controllo di centomila poliziotti, trentamila Vigili del fuoco ?e la responsabilità diretta dell’ordine pubblico. Ha le Questure e le Prefetture, ovvero l’articolazione periferica e il tessuto connettivo dello Stato. Chi siede al Viminale esercita un potere diretto anche sulle fondazioni. E dispone di fondi riservati per centinaia di milioni di euro. Il Viminale, insomma, è una macchina complessa, dove si concentra un grande potere, le cui leve fanno ?del ministero dell’Interno il cuore del Paese.

Ritratti
Marco Minniti, fenomenologia di un potente
12/9/2017
Il ministro Marco Minniti quindi rappresenta il cuore nevralgico per la nostra sicurezza e ha pure ribadito in alcune occasioni come le istituzioni abbiano «mantenuto, anche in una fase molto complicata della sfida internazionale del nostro Paese, come quella posta dal terrorismo, una priorità forte, considerevole nei confronti dell’azione di prevenzione ?e contrasto alle mafie». Nonostante ?la minaccia del terrorismo, secondo Minniti, «un indebolimento» nella ?lotta alle mafia «non c’è stato».

Ma è proprio così?

È bene ricordare che il nostro Paese ha affrontato già in passato, con successo, la lotta al terrorismo, che provocò più di seicento vittime. E lo ha fatto grazie all’opera di bravi investigatori e magistrati, senza ricorrere a tribunali speciali o stati di emergenza. Puntando anche alla lotta alla criminalità organizzata.

In quello che dice pubblicamente Minniti si comprende l’intenzione di aggredire le mafie. Ci sono però alcuni nodi pratici ancora da sciogliere per contrastare i clan, come fra gli altri, l’approvazione della riforma dei beni confiscati, o la legge sui testimoni di giustizia. Per gli enti locali sospettati di infiltrazioni mafiose, bisogna migliorare lo strumento delle commissioni d’accesso, importanti come momenti di verifica ma anche ?di autotutela. Perché magari a volte si scopre che non c’è bisogno di sciogliere un Comune, mentre in casi dove le infiltrazioni sono evidenti i prefetti pretendono la pistola fumante ?per intervenire.

C’è da migliorare l’Agenzia per i beni confiscati che è sotto il controllo proprio del ministro Minniti. Basti pensare che su questi immobili passati nelle mani dello Stato non funziona l’anagrafe telematica, che è costata milioni di euro, ed è imbarazzante per un sindaco, o un prefetto, o un’autorità giudiziaria non essere in grado di sapere quali siano, dove siano, in che condizioni siano tutti ?i beni sequestrati e confiscati. Porre rimedio non spetta al Parlamento, ?ma alla capacità di iniziativa operativa dell’Agenzia, il cui controllo tocca appunto al Viminale.

Occorre ammettere che è stata importante e rigorosa la scelta di Minniti di sciogliere alcuni comuni per infiltrazioni mafiose alla vigilia della campagna elettorale. Come è stato sottolineato anche in Commissione antimafia, ma c’è la preoccupazione ?che non ci sia una valutazione uniforme da parte dei prefetti su questi casi. ?La sensazione è che tra i commissari dell’antimafia non sempre ci sia ?una cifra condivisa: basta osservare ?le valutazioni difformi di procure ?e prefetture rispetto ai casi simili ?di alcuni comuni del Basso Lazio.

Occorre dunque operare anche ?in questa direzione per migliorare ?il contrasto alle mafie per passare ?dalle dichiarazioni ai fatti. E prevenire. C’erano stati in passato segnali d’allarme in provincia di Foggia, ?i sindaci avevano chiesto invano l’intervento del ministro dell’Interno. Ma si è dovuta compiere l’ennesima strage (anche con vittime innocenti) ?per vedere il ministro in missione istituzionale nel Gargano. E sentirgli dichiarare che una reazione dello Stato ci sarà contro i feroci clan del foggiano.

Il ministro ha inviato 192 uomini, alcuni dei quali altamente specializzati. Ma alle forze dell’ordine della zona mancavano già quasi 200 unità. E così, come ha denunciato Sinistra Italiana, rispetto a quella che avrebbe dovuto essere la normale e costante presenza dello Stato, solo dopo l’emergenza ?si è ritornati a pieno organico. ?Sono situazioni delicate, in tutto ?il Paese ve ne sono tante: e l’attenzione non è ancora sufficiente.

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