Lega e Cinquestelle hanno promesso ai cittadini di varare il governo del cambiamento. Ma su una tema fondamentale per i conti pubblici italiani come la lotta all'evasione, la politica gialloverde consacra nei fatti un grande ritorno al passato. Con una pioggia di sanatorie, tagli, agevolazioni e sgravi tributari di ogni tipo. Che ipotecano anche le entrate future. In una clima di condono generale, che oggi si chiama pace fiscale.
La novità politica è che il condono si fa, ma non si dice. Il decretone fiscale varato d'urgenza dal governo Conte il 23 ottobre scorso non usa quella parola imbarazzante. Ma contiene una serie di norme che hanno gli stessi effetti delle più favolose sanatorie fiscali e previdenziali della prima e seconda repubblica. In tutta la prima parte del decreto, ogni articolo è un colpo di spugna. In totale, nei vari codicilli delle nuove leggi approvate a fine anno, l'Espresso ha contato 17 forme di condono.
Chi non ha pagato tasse e contributi può mettersi in regola senza nessun aggravio di spesa. Nessuna sanzione, zero interessi. Grazie alla cosiddetta definizione agevolata dei verbali della Guardia di Finanza, in particolare, l'evasore può sanare ogni addebito anche se è già stato scoperto, limitandosi a versare le stesse imposte che erano dovute in partenza, quelle che i cittadini onesti hanno già pagato. Altre norme di favore prevedono forti tagli dei debiti fiscali, anche se diventati esecutivi e non contestabili, fino a casi di totale azzeramento, e tempi molto più lunghi di riscossione. Mentre i contribuenti onesti continuano a dover saldare tutto alle scadenze stabilite, i furbi vengono autorizzati a pagare meno e in ritardo.
L'articolo integrale dell'Espresso, nel numero in edicola da domenica, analizza le singole disposizioni fiscali con pareri di esperti, studi di professori universitari e interviste a economisti che hanno avuto importanti ruoli pubblici come Carlo Cottarelli e Vieri Ceriani. L'inchiesta giornalistica evidenzia anche la mancanza di un tetto limite: le nuove sanatorie di portata generale non si applicano solo ai cittadini più poveri colpiti dalla crisi, ma anche in casi di evasioni multimilionarie.