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Attualità
aprile, 2020

Un'insegnante italiana in Danimarca: «Finalmente abbiamo riaperto le scuole»

Sicurezza, distanziamento e senso di responsabilità.Così il Paese ha fatto tornare in classe gli studenti. «Per i bambini è importante tornare alla normalità, o a qualcosa che vi si avvicini»

La finestra di Gisella affaccia sul cancello della Vestre Skole, la scuola primaria di Middelfart, nel centro della Danimarca. «Per oltre un mese, da quando le scuole sono state chiuse lo scorso 12 marzo a causa della pandemia, non ho più visto gli studenti passare sotto la mia finestra» racconta Gisella, «oggi finalmente sono tornati».
Gisella Paccoi si è trasferita da Roma a Middelfart una decina di anni fa, qui lavora come insegnante di italiano e dirige una pubblicazione quindicinale (“Dante racconta”) di scambio interculturale tra Italia e Danimarca.

Un lungo filare di ragazzi tra i 5 e i 14 anni – l’età della scuola dell’obbligo in Danimarca – da questa settimana ha riempito nuovamente le strade: «Chi a piedi, chi in bicicletta, tutti andavano spediti verso la scuola». Pochissimi i genitori: «Qui i bambini, anche i più piccoli, vanno a scuola da soli: solo raramente vengono accompagnati». Così non c’è neanche il problema dell’assembramento fuori dall’istituto o dell’aumento di traffico nei pressi della scuola.
Niente mascherine né guanti, né per gli studenti né per il personale scolastico. Solo un grosso distributore di disinfettante e molta attenzione nel mantenere la distanza minima di sicurezza, che per il governo danese è di almeno 2 metri.

«Anche nelle scuole, si è provveduto a distanziare i banchi. Certo, le strutture scolastiche sono molto grandi, i locali ariosi e luminosi, il numero di alunni per classe è abbastanza ridotto - circa la metà rispetto a quello delle classi italiane - e laddove necessario si è provveduto a dividere gli studenti in gruppi. Le giornate scolastiche non si svolgono esclusivamente dentro le aule, anche le esperienze esterne costituiscono parte integrante della didattica. Per un po’ si faranno i turni per la ricreazione, in modo da non affollare troppo il cortile».

Ma sono tornati tutti o qualcuno ha preferito rimandare? Alcune mamme danesi hanno protestato per la decisione di riaprire le scuole, accusando il governo di usare gli studenti come ‘cavie’ (“guinea pigs”).
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«Innanzitutto qui si parla sempre di genitori e non solo di ‘mamme’ – specifica subito Gisella - È vero che sono stati sollevati dei dubbi e dei dissensi in merito alla riapertura delle scuole, ma le rassicurazioni sulle misure di sicurezza sono state esaustive e hanno tranquillizzato anche i genitori più apprensivi. Stamattina c’erano tutti gli alunni e le lezioni hanno potuto riprendere tranquillamente».

«I danesi adorano l’Italia e gli italiani – racconta – e poi sono un popolo estremamente civile, sono molto accoglienti e rispettano le differenze. Ma quello che più mi ha colpito è il loro profondo senso del dovere: quando parla la Regina obbediscono senza obiettare, anche se si tratta di limitare la propria libertà. Questa è stata la prima differenza che ho notato, rispetto all’Italia».

La Danimarca è uno dei paesi europei in cui il Covid-19 ha provocato meno danni, con meno di 8000 contagi e circa 350 morti. «È stato piuttosto strano trovarsi qui, mentre dall’Italia arrivavano le terribili notizie dell’epidemia, i numeri dei contagi e soprattutto quelli dei decessi. Seguivo la situazione, in Italia vivono ancora la mia famiglia e i miei amici, ma ero qui, dove tutto sembrava più o meno uguale, nessuno girava con guanti e mascherine. Anche quando la Regina ha comunicato alla nazione la necessità delle misure di emergenza, la solita flemma danese ha prevalso sul panico e la disperazione. Alcuni negozi sono rimasti aperti e, seppur molto meno, le persone non hanno smesso di uscire dalle proprie case. Non sono state necessari posti di blocco e sanzioni, tutto è stato affidato al senso di responsabilità dei cittadini: chi è che vorrebbe ammalarsi o far ammalare i propri figli? Nessuno, ovviamente. Le famiglie hanno potuto continuare a camminare in spiaggia o nei parchi, come sono abituate a fare quotidianamente, solo facendo attenzione a mantenere le distanze di sicurezza. Anche quando parcheggiano la bici».

«Non è stato un lockdown particolarmente stravolgente. Anche per quanto riguarda lo studio online e lo smartworking qui sono utilizzati da anni: i compiti li vedi sulla piattaforma web, e se hai bisogno di un documento non vai all’anagrafe ma lo richiedi online» aggiunge Gisella.
«Per i bambini è importante tornare alla normalità, o a qualcosa che vi si avvicini – conclude Gisella – I bambini non sono stati dimenticati neanche durante l’emergenza, è stato anzi realizzato anche un breve cartone animato in cui si spiega con parole semplici cosa è il “corona” e come evitare il contagio. I bambini hanno bisogno di avere spiegazioni e sono perfettamente in grado di assumere piccole responsabilità, come mantenere le distanze e lavarsi spesso le mani. Questo video serve a tranquillizzarli, facendo capire loro che, se ognuno fa la propria parte, presto potranno dire “Farvel Corona!”, addio coronavirus!»

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