Un gruppo di persone davanti a una cinepresa. Che però non inquadra loro, ma solo i palazzoni alle loro spalle. Eppure sono loro la novità, "L’altra politica" del titolo di copertina: fatta da chi, nel silenzio delle istituzioni e dei media, ha costruito una rete di associazioni e comitati che sono ormai un vero ed efficiente sistema di autogoverno.
La copertina disegnata da Zerocalcare per il nuovo numero dell’Espresso racconta il rapporto malato tra periferie e mezzi d’informazione. Tra quartieri che brulicano di iniziative e di solidarietà e i giornalisti interessati solo a raccontare il degrado. È quello che il fumettista più amato d’Italia racconta con il suo stile inconfondibile nella storia inedita che è al centro del giornale. Chi lo compra in edicola potrà staccarlo e tenerlo da parte, mentre gli abbonati digitali, oltre alla versione in pdf, avranno a disposizione dalla settimana prossima un quaderno con tutti i lavori di Zerocalcare per L’Espresso.
Si intitola "Romanzo sanitario" la risposta del disegnatore romano a media e politici interessati solo al "Romanzo criminale". Al centro di questa «poco rocambolesca storia di sanità territoriale e periferia» c’è Villa Tiburtina: sede di una Asl specializzata in malattie polmonari che farebbe tanto comodo oggi, ma è stata chiusa e mai sostituita. Tremila persone hanno firmato per chiederne la riapertura: ma questo non interessa ai media assetati solo di storie di rabbia, droga e degrado. Alle tante, misconosciute iniziative di solidarietà nate nelle periferie di Roma L’Espresso dedica anche un lungo reportage di Floriana Bulfon con fotografie di Francesco Pistilli, mentre Andrea Bauer si concentra sui danni fatti da palazzinari e politici di ieri e di oggi su via Tiburtina e dintorni.
L’immagine di copertina torna nell’editoriale di Marco Damilano, dedicato alla società che si auto-organizza per riempire il vuoto lasciato da politici interessati solo a se stessi e al Palazzo, mentre intorno esplode l’emergenza sociale. Elena Testi continua l’inchiesta sulla crisi degli adolescenti iniziata con il servizio di copertina della settimana scorsa: questa volta dà la parola ai piccoli pazienti che raccontano ai medici incubi e sofferenze resi insopportabili dalla pandemia. E la ministra Bonetti risponde lanciando un «piano di salvezza educativa» che coinvolga sport, cultura, scienza e tecnologia nell’impresa di «sanare l’emotività lacerata» dei nostri ragazzi.
Il resto del giornale è ricco come sempre: Susanna Turco racconta Letta che aveva lasciato la politica scornato come Paperino e ci torna da Paperinik, Djarah Kan firma un focus sullo ius soli, Gloria Riva fa il punto sui ritardi strutturali che allontanano l’Italia dagli obiettivi del Recovery Plan.
In Europa, Londra si prepara al successo del primo "partito per la parità di genere" (di Sabrina Provenzani) e la Romania fa i conti con la depressione delle badanti emigrate e dei loro figli rimasti soli (di Marco Balzano). Nel mondo, Lucas Ferraz dipinge un cupo affresco della "necropolitica" che sta uccidendo il Brasile di Bolsonaro, Simone Pieranni svela gli errori degli algoritmi che in Cina gestiscono grandi aziende, Francesca Mannocchi mostra le crepe del nuovo governo libico, e Carlo Tecce rivela un nuovo favore fatto all’Egitto di Al Sisi dall’Italia: altre due navi da guerra oltre a quelle già in lavorazione.
Sul fronte Covid-19, Antonio Fraschilla scova i mediatori improvvisati che vendono mascherine o vaccini. Gianfrancesco Turano invece va a Viggiù, i provincia di Varese, oasi felice di vaccinazioni a tappeto in una Lombardia scandalosamente in ritardo. E Vittorio Malagutti spiega perché, malgrado abbiano le casse piene grazie alla pandemia, le banche vedono nero.
Altan risponde alla crisi di socialità dei giovani con una battuta cinica, Makkox si interroga sul "diritto di satira" di Salvini & Co., Mauro Biani disegna un percorso di speranza per i ragazzi in crisi, Michele Serra magnifica l’ospedale di San Manager, nuovo fiore all’occhiello della sanità lombarda. Evelina Santangelo invece invita a riflettere sulla parola della settimana: Olimpiadi.
E L’Espresso chiude con le mappe della questione femminile secondo Joni Seager (di Francesca Sironi), con un ricordo dell’editore Jean-Claude Frasquelle (di Elisabetta Sgarbi) e con la scrittrice francese Maylis de Kerangal che parla a Wlodek Goldkorn di fratellanza, empatia e altri pilastri dell’umanità.