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Attualità
marzo, 2022

Impero di sangue: L’Espresso in edicola e online da domenica 20 marzo

La tragedia dell’Ucraina raccontata da tutti i fronti. I tesori di Putin e l’impoverimento dell’Europa. In pagine che escono senza firme per protesta contro la decisione di vendere una testata fondamentale per l’identità del Paese. Ecco cosa trovate sul numero in arrivo. E gli articoli in anteprima per gli abbonati digitali

È un numero diverso dagli altri quello che sarà in edicola e online da domenica 20 marzo. Un numero che viene pubblicato senza le firme degli autori degli articoli, dopo una settimana in cui L’Espresso non è uscito affatto per lo sciopero della redazione. «Chi sono? Da chi vengo venduto? Da chi vengo comprato?», si chiede il protagonista della vignetta in apertura. Anche lui, come i redattori, come i lettori, come l’opinione pubblica italiana, è rimasto sgomento davanti alla notizia improvvisa della decisione di vendere la testata da cui è nata quasi settant’anni fa l’impresa editoriale che solo di recente ha cambiato nome in Gedi. Contro questa decisione e contro il modo gelido e superficiale con cui l’attuale proprietà si è comportata nei confronti della redazione, giornalisti e collaboratori hanno deciso di ritirare le firme. 

 

Ma in questi tempi di guerra l’importanza di un giornalismo autonomo e indipendente si fa ancora più pressante, come sottolinea Lirio Abbate nel suo primo editoriale da direttore e dopo una carrellata sulle copertine più importanti della nostra storia, da “Capitale corrotta = Nazione infetta” a “Lui no” contro la candidatura di Berlusconi al Quirinale, la parola della settimana non poteva che essere L’Espresso

 

La copertina è dedicata alla guerra in Ucraina: corpi di uomini avvolti in sacchi neri, in attesa di essere deposti nelle bare in un obitorio improvvisato. Diversi articoli si susseguono, legati dal filo di un drammatico servizio fotografico di Jan Grarup. A Kiev la guerra trasforma insegnanti in soldati e costringe i civili a cercare riparo nella metropolitana. A Leopoli si incrociano i convogli di profughi e quelli carichi di aiuti per chi resta nel Paese. Al confine con la Polonia si radunano giovani volontari: armarli, spiega un’analisi, è l’unico modo per «fermare lo zar», per il quale, racconta Karim Khan del Tribunale penale internazionale, è già in preparazione il processo per crimini di guerra. Alla base del conflitto, spiega un’altra analisi, c’è anche la diversa psicologia di Putin e Zelensky. Una selezione delle tante mail ricevute in questi giorni fa partecipare i lettori al dibattito sulla guerra, mentre Cecilia Strada ricostruisce il cammino tragico che ha portato di nuovo il mondo a ripudiare la pace.

 

In Europa ci si prepara ad accogliere i profughi, ma senza una strategia comune. La Banca Centrale è in affanno mentre la crescita economica frena e l’inflazione riparte. Il governo è in difficoltà, tra lotte intestine e manovre europee che scavalcano Draghi, mentre Salvini cambia idea ogni giorno. II rincaro di gas e petrolio colpisce le famiglie più povere, facendo aumentare ancora di più le disuguaglianze. E mentre lo sport prende decisioni contrastanti sul boicottaggio degli atleti russi, L’Espresso ricostruisce il tesoro nascosto di Putin, sparso per il mondo e diviso tra parenti, amanti, figli illegittimi e prestanome.

 

A Roma, un’imprenditrice coraggiosa si oppone alla criminalità organizzata di Ostia e fa arrestare chi le chiedeva soldi in cambio di protezione per i suoi cantieri. Ma nel Paese la mafia si arricchisce mischiando il gioco d’azzardo legale e illegale.

 

Si sorride con un Draghi che ricorda Totò e con il patriarca Kirill che aizza le tifoserie del calcio italiano, ma ci si interroga sull’ansia che toglie il sonno ai bambini. E L’Espresso chiude con una rassegna delle letture dei più piccoli in margine alla Fiera bolognese dell’editoria per l’infanzia, con un viaggio tra le aziende italiane che si occupano di Intelligenza artificiale e con la presentazione del nuovo romanzo autobiografico della bravissima Annie Ernaux. Per finire con un tuffo tra le orche dei mari del nord, a loro agio a due passi dalle coste della Norvegia.

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