Il caso

Rigassificatore di Vado Ligure, contestazioni contro Giovanni Toti. E ora il progetto inizia a scricchiolare

Una catena umana di sedicimila persone, le proteste e le urla verso il governatore uscito dall'incontro con gli industriali, le prese di posizione di personaggi pubblici e della Chiesa. E ora Toti cerca di fare retromarcia e smarcarsi

di Roberto Balvo   15 settembre 2023

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Giovanni Toti

Prima, la catena umana: sedicimila persone a tenersi per mano lungo la costa, domenica scorsa, da Albissola Marina a Spotorno. E, tra loro, anche il totiano Piero Santi (a cui il governatore ha ironicamente augurato di “aver preso sole e iodio”). Ieri, i fischi e le contestazioni di un presidio di cittadini, un centinaio, che lo attendevano all’uscita della sede dell’Unione degli industriali a Savona: “Buffone”, “Difendiamo il nostro mare”.

 

Inizia a scricchiolare, la determinazione del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti sul progetto di rigassificatore a Vado Ligure, annunciato per il 2026. Il presidente della Regione, e commissario straordinario per l’infrastruttura, dopo l’iniziale entusiasmo sembra aver ingranato una parziale retromarcia rispetto all’arrivo da Piombino della nave Golar Tundra: «Il rigassificatore non sarà autorizzato da me - la smarcatura via social - l'iter prevede la valutazione di impatto ambientale da parte del ministero dell'Ambiente, la Conferenza dei servizi e la commissione di sicurezza, con Vigili del fuoco, Capitaneria di porto e 53 enti che dovranno rilasciare le rispettive autorizzazioni. Chi ripete il contrario alimenta paure infondate con la malizia di una politica che vuole continuare a bloccare questo Paese. Non credo che i Vigili del fuoco possano essere un giorno degli eroi e il giorno successivo dei pericolosi complottisti: lasciamo che i soggetti tecnici preposti facciano il loro lavoro». Ma Toti ha anche frenato: «Non ho insistito per averlo qua, ho dato la disponibilità per averlo qua, dopodiché ha scelto il governo». E poi, la parziale marcia indietro: «La procedura è solo all’inizio e saranno possibili modiche al progetto iniziale».


Ma quello che si profila è che le certezze della validità del progetto inizino come minimo a incrinarsi. Perché oltre ai comitati, in trincea contro quello che definiscono uno scempio ambientale, e alla presa di posizione pubblica di personaggi come il conduttore Fabio Fazio (savonese), persino Confindustria, nei giorni scorsi, ha espresso perplessità: «Non esprimiamo contrarietà a priori - ha spiegato scegliendo con cura le parole Angelo Berlangieri, presidente savonese degli industriali - ma occorre verificare l'opportunità, se non addirittura l'esigenza, di allontanare il nuovo insediamento in modo più significativo dalla costa. E a terra il progetto presenta evidenti criticità nel passaggio su aree dove sono presenti insediamenti e reinsediamenti industriali: le opere a terra devono sfruttare aree industriali dismesse piuttosto che impattare su zone tuttora produttive o su aree vergini».


Una valutazione critica, che tocca alcuni dei punti focali del progetto, contestati dai comitati: la distanza dalla costa da Savona, appena 2,8 chilometri, ritenuti insufficienti per garantire sicurezza; l'immissione di cloro in mare durante il procedimento, con i conseguenti rischi per l’ambiente. E ancora, l’impatto visivo e la paura di effetti negativi sul turismo. Persino il vescovo di Savona Calogero Marino si è espresso, tirando in ballo il Papa: «La collocazione lascia perplessi, su una costa così ricca di bellezze pregiate. Papa Francesco nell'enciclica Laudato sii ha parlato di conversione ecologica, che è un concetto più profondo della transizione. L'energia delle fonti fossili va superata». Amen. 
 

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