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Attualità
settembre, 2023

Il Senato "salva" Maurizio Gasparri. Niente processo per il suo tweet sessista

Maurizio Gasparri
Maurizio Gasparri

Per Palazzo Madama il messaggio in cui il forzista insinuava che le due cooperanti rapite in Siria avessero fatto sesso consenziente con i loro aguzzini rientra nella libertà di parola di un eletto

Aveva provato a scusarsi il senatore forzista e attuale vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri: «La notizia l’ho trovata su un sito Piovegovernoladro mi sono limitato a chiedere se fosse vero». Ma le due cooperanti Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, liberate nel 2015 dopo una prigionia di sei mesi in Siria lo avevano comunque denunciato per il tweet sessista che aveva fatto il giro del mondo, arrivando sulle colonne del britannico Independent e su Wired: “Sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo!” scriveva il senatore. Oggi il Senato difende Gasparri e blocca tutto: non si può procedere. Perché? Era domenica e, con l’Aula chiusa, stava solo svolgendo la sua attività politica. Ci sono voluti 13 anni. A distanza di 5 anni, nel 2018, la procura aveva trasmesso la denuncia a riguardo al parlamento e dopo altri 5 anni il Senato accolto il dibattito. Niente da fare. 

 

 

Del resto negli anni, Gasparri non è stato mai minimamente sfiorato da dubbi: «Un sito riportava che lo avevano detto le due ragazze ai pm. Io registro e chiedo, non ho affermato nulla. Quel sito è autorevole? Che ne so». A una tempesta di commenti sotto il suo profilo Twitter (oggi X) (“usa come fonti Lercio.it?”, “grazie per la botta di autostima che ci regali a ogni nuova fregnaccia”) il senatore rispondeva “Out. Querelato”.  

 

Inquerelabile, oggi è rimasto solo Gasparri. Nella difesa portata avanti dal senatore di Fratelli d’Italia, Sergio Rastrelli, nei panni di relatore ha confermato: “un nesso funzionale con l'esercizio del mandato parlamentare e che quindi vi sia una coincidenza contenutistica sostanziale tra le dichiarazioni rese in Aula (intramoenia) e quelle rese al di fuori dell'Aula parlamentare, ad esempio con un'intervista, ma anche con uno strumento social”. Il tweet come attività politica, insomma, ma non solo: “A rafforzare tale conclusione è utile richiamare la circostanza che il 19 gennaio 2015 era un lunedì e conseguentemente il giorno prima era una domenica, giorno festivo, in cui di norma non si svolgono attività parlamentari”. 

 

Contrari alla decisione dell'Aula, l'opposizione la senatrice del M5s Ada Lopreiato, ricorda: «Cosa dobbiamo aspettarci noi da questa maggioranza? Ricordiamo con orrore la votazione del 5 aprile 2011, quando 232 deputati dell'allora PdL votarono che Ruby la notte del 27 maggio 2010 era per lo Stato italiano la nipote di Mubarak. Chissà se l'ha votato anche il senatore Gasparri»

 

Mentre dalle file del Partito Democratico è Alfredo Bazoli a sottolineare: «La chiara attitudine offensiva di tali parole non può essere scriminata neanche da un intervento in Aula del giorno successivo, nel quale il senatore Gasparri si è scusato. Esse non costituiscono una critica politica». Un nulla di fatto, la vicepresidente del Senato Maria Domenica Castellone affida la votazione e il risultato risponde chiaro: 85 voti favorevoli e 58 contrari. E il tweet sessista diventa un’attività politica a tutti gli effetti.

 

 

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