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Mosca bombarda l'Ucraina e colpisce Kiev. Morti e feriti. I fatti del giorno

Hamas apre sugli ostaggi. Arrestato il figlio dell'ex ministro Visco. Il Tribunale di Milano "cancella" le madri arcobaleno. Le notizie da conoscere

di Simone Alliva   7 febbraio 2024

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La capitale ucraina bombardata

Mosca bombarda diverse città in Ucraina. Fra cui Kiev. Morti e feriti.
La Russia ha lanciato un attacco su larga scala contro diverse città ucraine. Secondo le ultime informazioni, sono stati presi di mira gli oblast di Kiev, Leopoli, Mykolaiv e Kharkiv. Diverse esplosioni hanno scosso Kiev stamattina. Il sindaco Vitali Klitschko ha esortato i residenti a rimanere nei rifugi a causa dei un attacco missilistico della Russia. I primi soccorritori sono stati chiamati nel quartiere Dniprovskyi della capitale in seguito alle segnalazioni di esplosioni. Gli allarmi di raid aerei sono stati attivati ​​in tutte le regioni ucraine e nella città di Kiev intorno alle 6 del mattino ora locale, in seguito all'allarme dell'aeronautica militare sull'arrivo di missili da crociera. Nel distretto di Holosiivskyi, automobili e un'autofficina hanno preso fuoco, ha detto Klitschko, aggiungendo che i primi soccorritori stanno cercando di contenere l'incendio. Un incendio è scoppiato anche in un grattacielo del quartiere, causando almeno tre persone ferite e ricoverate in ospedale, secondo il sindaco. Klitschko ha riferito che due linee ad alta tensione sono state danneggiate dai detriti dei missili. Ha anche detto che alcuni residenti sulla parte orientale della città stanno subendo interruzioni di corrente, aggiungendo che la rete di riscaldamento è stata danneggiata in quella zona. Nel frattempo, il governatore dell'oblast di Leopoli Maksym Kozytskyi ha dichiarato tramite la sua pagina ufficiale di Telegram che i missili da crociera hanno manovrato tra gli oblast di Leopoli, Ternopil e Ivano-Frankivsk. Diverse esplosioni sono state udite anche a Drohobych, situata a circa 77 chilometri a sud di Leopoli. Due persone sono state uccise ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "A Kiev sono rimaste ferite più di dieci persone. Al momento sappiamo di due morti. Potrebbero esserci più persone sotto le macerie", ha detto Zelensky sull'app di messaggistica Telegram. 

 

 

 

Hamas apre sugli ostaggi ma vuole la fine della guerra
Hamas sembra aprire uno spiraglio sull'intesa per lo scambio degli ostaggi israeliani. La svolta è stata annunciata dal premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che ha fatto sapere di aver ricevuto «una risposta positiva» da parte della fazione islamica allo schema di accordo mediato a Parigi dagli Usa, dall'Egitto e dallo stesso Qatar. In una conferenza stampa con il segretario di Stato Usa Antony Blinken in visita a Doha, al Thani ha precisato che la risposta di Hamas include «alcuni commenti, ma in generale è positiva». Su Telegram i miliziani hanno confermato di aver trasmesso la loro posizione al Qatar e all'Egitto, spiegando di aver «affrontato con spirito positivo», insieme alle altre fazioni palestinesi, la proposta di mediazione elaborata nella capitale francese. Tuttavia hanno insistito sulle loro condizioni, prime fra tutte «un cessate il fuoco totale e comprensivo» e la «fine dell'aggressione», ovvero il ritiro completo da Gaza dell'esercito israeliano. Oltre che sul »completamento dello scambio di prigionieri». La risposta di Hamas è immediatamente rimbalzata oltre oceano. Il presidente americano Joe Biden, rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca, l'ha definita «un po' oltre il limite» ma non ha escluso nulla, aggiungendo che gli Usa «ci stanno ragionando». In Israele invece i primi commenti - pur senza dichiarazioni ufficiali del premier Benyamin Netanyahu o del governo - sono improntati al pessimismo. L'ufficio del primo ministro si è limitato ad annunciare che il Mossad sta studiando la posizione della fazione palestinese. «Ma la risposta di Hamas è negativa nella sostanza", ha commentato con la tv Canale 12 una fonte politica di alto livello. Altre fonti citate da Ynet hanno denunciato che «Hamas ha detto sì al quadro dell'accordo ma ha posto condizioni impossibili. Non cesseremo i combattimenti", hanno sottolineato. Il nodo di un cessate il fuoco totale e del ritiro dell'esercito dalla Striscia è da sempre l'ostacolo maggiore alla concretizzazione di un possibile accordo, visto che il governo di Netanyahu considera queste condizioni di Hamas «inaccettabili". Ora tocca a Blinken - che domani arriverà in Israele al termine della sua spola diplomatica tra Arabia Saudita, Egitto e Qatar - cercare di smussare le posizioni. Alcuni commentatori hanno sostenuto che punterà molto sulla promessa di una normalizzazione delle relazioni tra Riad e Gerusalemme. «Discuterò domani con Israele la risposta di Hamas. Ma è essenziale" raggiungere l'accordo sugli ostaggi, ha detto il segretario di Stato. Proprio sugli ostaggi il New York Times ha svelato una valutazione interna dell'Idf secondo cui almeno 32 di loro, un quinto dei 136 rapiti ancora nelle mani di Hamas, sono morti. Il quotidiano ha aggiunto che si stanno verificando informazioni di intelligence secondo cui almeno altri 20 rapiti sarebbero stati uccisi. La cifra di 32 ostaggi morti - la maggior parte uccisa il 7 ottobre nell'attacco di Hamas - è più alta di quanto finora affermato pubblicamente da Israele. Al 123esimo giorno di guerra, l'Idf sta continuando le operazioni nel sud della Striscia, soprattutto a Khan Yunis. In questo posto, soldati israeliani hanno trovato «documenti segreti che confermano i legami tra Iran e Hamas in generale e con Sinwar in particolare", anche attraverso «trasferimenti da parte di Teheran di oltre 150 milioni di dollari negli anni 2014-2020". Sempre il Nyt ha analizzato immagini su Tik Tok postate da soldati israeliani il cui comportamento non è in linea con le regole dell'Idf e che l'esercito ha condannato. Tra queste, quelle di un militare che alza il pollice alla telecamera mentre guida un bulldozer lungo una strada a Beit Lahia («Ho smesso di contare quanti quartieri ho raso al suolo") o altre che fanno vedere soldati che vandalizzano negozi e aule scolastiche facendo commenti dispregiativi sui palestinesi. La tensione nel Mar Rosso infine non accenna a diminuire: il leader degli Houthi dello Yemen Abdul Malik al-Houthi ha minacciato che il gruppo «aumenterà ulteriormente" le sue azioni se Israele non ferma gli attacchi a Gaza.

 

Le offese alla senatrice Segre arrivano in Aula al Senato
Arriva nell'Aula del Senato il caso del video contro Liliana Segre pubblicato sui social dall'ex ambasciatrice Elena Basile, che accusa la senatrice a vita di tormentarsi «solo dal pensiero dei bambini ebrei». Francesco Verducci, senatore del Pd, ha espresso «lo sdegno di tutti i cittadini italiani per l'offesa alla senatrice, al suo sentimento, alla sua etica, al suo comportamento testimoniato con il suo insegnamento ai giovani. Non c'è niente di più falso in quelle affermazioni», ha aggiunto il parlamentare dem. Anche Giulio Terzi di Sant'Agata, senatore di Fratelli d'Italia, è intervenuto sulla vicenda. «Siamo indignati per le cose dette contro un esempio straordinario di senso morale e di dedizione per la conoscenza» della Shoah. La commissione Politiche Ue, ha detto ancora Terzi, questa mattina ha espresso all'unanimità «partecipazione, affetto e ammirazione per la senatrice a vita, per il coraggio che dimostra nell'affermare la dignità degli esseri umani e degli italiani, che sono consapevoli di quello che è accaduto e che non deve più accadere». Per Pierantonio Zanettin di FI, Segre «è uno straordinario esempio di equilibrio, tolleranza, saggezza politica", mentre secondo la leghista Daisy Pirovano, le dichiarazioni dell'ex ambasciatrice «sono di una gravità assoluta, dal punto di vista umano e storico". «Farneticazioni che si commentano da sole», ha scandito il capogruppo di M5s, Stefano Patuanelli. Al dibattito sono intervenuti anche Tino Magni di Avs e Raffaella Paita di Iv, compagna di partito di Enrico Borghi che in una nota bolla gli insulti come «umanamente inaccettabili ed eticamente rivoltanti". «Mi associo ai giusti argomenti e alle parole che sono emerse in maniera unanime da tutti i gruppi», ha detto al termine degli interventi il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha inviato un abbraccio la senatrice ed espresso l'auspicio di vederla «presto qui in Aula».

 

 

Dietrofront Ue sui pesticidi, Meloni canta vittoria
Una doppia retromarcia e un mantra destinato a segnare la campagna per le Europee: «ascoltiamo gli agricoltori». Ursula von der Leyen conferma all'Eurocamera la linea morbida adottata sulle proteste dei trattori e annuncia il ritiro del contestatissimo regolamento sui pesticidi, finito invero da tempo su un binario morto. Ma quella della Commissione è una duplice mossa per venire incontro alle manifestazioni che stanno infiammando l'Europa: nella nuova raccomandazione sui target per il taglio delle emissioni nel 2040 ad essere esclusi sono proprio i limiti per il settore agricolo. Nel secondo giorno di plenaria, alle porte dell'Eurocamera a Strasburgo arrivano centinaia di manifestanti e una cinquantina di trattori, con l'effetto di un blocco temporaneo degli edifici. La protesta in Alsazia non ha la violenza e la veemenza di quella di Place Luxembourg a Bruxelles ma è diretta sempre allo stesso destinatario: l'Ue. Von der Leyen risponde annunciando il ritiro della proposta di regolamento sui pesticidi. «Era un simbolo della polarizzazione», scandisce la presidente della Commissione invitando tutte le parti ad una fiducia reciproca e rinviando le misure sui fitofarmaci di fatto alla prossima legislatura. Una scelta di fronte alla quale Roma rivendica un suo ruolo. «E' anche una nostra vittoria, fin dal suo insediamento il governo sta lavorando per coniugare produzione agricola, rispetto del lavoro e sostenibilità ambientale», sottolinea la premier Giorgia Meloni. «I trattori costringono l'Ue a rimangiarsi le follie imposte dalle multinazionali e dalle sinistre», incalza Matteo Salvini. Del resto la linea morbida della Commissione è anche quella della grandissima parte dei partiti europei. In Aula Manfred Weber sottolinea come sia il Ppe «il partito degli agricoltori» confermando l'obiettivo dei Popolari di strappare una fetta non marginale di elettorato a sovranisti e nazionalisti. «C'è una lotta elettorale tra destra e estrema destra sugli agricoltori, Weber li strumentalizza», attacca la capogruppo dei Socialisti Ue Iratxe Garcia Perez. E anche Elly Schlein, a Strasburgo per fare il punto con i suoi colleghi europei, sul dossier sceglie l'attacco frontale alla destra. «Mi fa ridere vedere Giorgia Meloni rivendicare la scelta di ritirare la proposta sui pesticidi che, forse lei non lo sapeva, è stata già bocciata da quest'Aula. E' il suo stesso governo che ha sostenuto la Pac contro cui si muove questa protesta e non ha prorogato l'esenzione Irpef», sottolinea la segretaria dem annunciando per il 26 febbraio al Nazareno proprio un incontro con le sigle agricole. Von der Leyen, che milita nello stesso partito di Weber, in Aula non si ferma al dietrofront sui pesticidi e richiama all'uso di «sussidi pubblici» per dare «più incentivi» alla categoria. «Gli agricoltori hanno bisogno di un'argomentazione commerciale valida per le misure di miglioramento della natura, e forse noi non l'abbiamo fatta in modo convincente», è il mea culpa della numero uno di Palazzo Berlaymont. «Gli agricoltori vanno rispettati, servono redditi più equi e servono sforzi per ridurre la burocrazia», le fa eco il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Proprio sugli sgravi amministrativi per il settore si concentrerà il nuovo pacchetto di proposte che la Commissione ha in mente di lanciare in vista del Consiglio Agricoltura del prossimo 26 febbraio. Nel frattempo, Bruxelles decide di dare un altro calcio al Green Deal escludendo gli agricoltori dai nuovi target intermedi per il clima, secondo i quali il taglio di emissioni di gas serra dovrebbe essere del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Il possibile sforzo di riduzione del 30% rispetto al 2015 chiesto agli agricoltori nelle bozze della proposte, nel testo finale sparisce. 

 

 

Corruzione, arrestato il figlio dell'ex ministro Visco
Una rete di relazioni «al di fuori delle regole». Accordi corruttivi per mettere le mani, in cambio di favori e mazzette, su appalti milionari. Questo il quadro che emerge dall'indagine della Procura di Roma e che ha portato agli arresti domiciliari quattro persone, tra cui l'ex dirigente pubblico, Gabriele Visco, figlio dell'ex ministro delle Finanza, Vincenzo. Contestualmente con l'applicazione delle misure cautelari, i Finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno eseguito anche un sequestro preventivo per un ammontare di 230 mila euro. L'indagine riguarda illeciti compiuti, nel 2022, circa un anno e mezzo fa. Nel procedimento sono coinvolti anche l'avvocato romano Luca Leone, l'imprenditore Pierluigi Fioretti che ha un passato da consigliere comunale in Campidoglio nelle fila di Alleanza Nazionale e Claudio Favellato imprenditore originario di Isernia. «Per il momento non ho nessuna idea in proposito, salvo essere molto sorpreso», commenta la notizia dell'arresto del figlio, Vincenzo Visco annunciando che domani incontrerà l'avvocato per «vedere quali sono gli argomenti». Gli inquirenti contestano, a seconda delle posizioni, oltre che la corruzione anche il reato di traffico di influenze illecite. In base all'impianto accusatorio dei pm di piazzale Clodio, Visco, che ha lavorato in passato per Telecom e Invitalia, «con la mediazione» dell'imprenditore romano, avrebbe favorito, a fronte di denaro e di altre utilità, «l'aggiudicazione di un bando di gara - sostiene la Procura - di oltre 4 milioni di euro a una società riconducibile a un costruttore e tentato di agevolare l'assunzione presso una partecipata pubblica di una persona vicina a quest'ultimo. Mo riscuoterò tutti i crediti che c'ho da riscuotere in giro per carità...quello è il minimo», affermava intercettato Visco dopo il licenziamento da Invitalia a dimostrazione, scrive il gip, «della solidità e redditività delle sue relazioni». Le verifiche della Guardia di Finanza hanno fatto emergere, inoltre, una «vicenda corruttiva» in cui il figlio dell'ex ministro e parlamentare ha un ruolo centrale. Visco jr avrebbe, infatti, affidato un incarico di consulenza, per un importo di 230 mila euro, nell'ente in cui era impiegato a un avvocato di sua conoscenza, ottenendo la retrocessione di parte dei compensi fatturati dal legale per prestazioni in realtà mai effettuate. Nelle esigenze cautelari il gip scrive «che neppure il licenziamento» del figlio dell'ex ministro da Invitalia, avvenuto il 12 aprile 2023, «mina la sua capacità di proseguire nelle attività illecite così come esso non mina quella degli altri in quanto ciò che hanno fatto emergere le risultanze investigative è che l'aggiramento delle regole per il perseguimento dei propri obiettivi di interesse economico o comunque privato costituisce un vero e proprio modus operandi di tutti gli indagati, disponibili ad ogni forma di compromesso». Il gip aggiunge che «nessuno di loro ha mai mostrato infatti alcuna remora nell'avanzare richieste di natura illecita o nell'ottenere remunerazioni e compensi non dovuti, dunque appare evidente che è proprio quello il loro modo di operare, caratterizzato dalla completa noncuranza degli interessi pubblici violati». Dal canto suo Invitalia specifica che ha «"cessato ogni rapporto di lavoro con Visco ad inizio 2023». L'Agenzia aggiunge che resterà «a disposizione delle autorità inquirenti per fornire tutte le informazioni e i documenti necessari e valuterà ogni possibile azione al fine di tutelare la propria posizione come parte lesa». 

 

 

"Illegittimi gli atti di nascita con due madri. La strada è il Parlamento"
Attualmente «nel nostro ordinamento non esiste una norma che preveda la possibilità per il genitore d'intenzione», ossia quello non biologico, di «far annotare nell'atto di nascita il riconoscimento del minore nato in Italia» con fecondazione eterologa all'estero: Dunque, non è «ammessa la formazione di un atto di nascita indicante quali genitori due persone dello stesso sesso». E' questa, in sintesi, la motivazione con cui oggi la Corte d'Appello di Milano ha dichiarato «illegittime» le iscrizioni «sul Registro degli atti di nascita della doppia maternità del bambino» nei casi dei figli di tre coppie di donne nati in Italia con procreazione assistita all'estero, ordinando «all'ufficiale di Stato civile" la rettifica di quei documenti, dove dovrà essere indicata come genitrice solo quella "partoriente» e non pure quella «intenzionale». I giudici della Sezione famiglia (Laurenzi-Arceri-Vicidomini), però, nei loro decreti, come riassume la presidenza della Corte, data la delicatezza della materia, indicano come necessario un «intervento del Legislatore», ossia del Parlamento, con «un articolato disegno normativo idoneo a declinare in modo corretto i diritti dei soggetti», in particolare dei minori, «realizzando il bilanciamento" di principi "di rango costituzionale che non devono venire a trovarsi in conflitto». La Corte, dopo le udienze del 23 gennaio, dichiarando non valide quelle iscrizioni di due madri, ha accolto i ricorsi del pm Rossana Guareschi, con la supervisione dell'aggiunto Letizia Mannella e del procuratore Marcello Viola, confermati dalla Procura generale e a cui aveva aderito il Ministero dell'Interno. La Procura milanese, infatti, un anno fa aveva chiesto di cancellare trascrizioni e iscrizioni per i figli delle coppie arcobaleno effettuate dal Comune di Milano dopo il verdetto della Suprema Corte del dicembre 2022, sulla base del quale la Prefettura a marzo 2023 aveva inoltrato una circolare sullo stop alle registrazioni. L'ottava sezione civile del Tribunale, poi, aveva stabilito, il 23 giugno, per quanto riguardava una coppia di uomini, che la maternità surrogata è vietata nell'ordinamento e che per questo motivo la trascrizione in Italia dell'atto di nascita estero, che riporta anche il nome del genitore «intenzionale» oltre quello «biologico», andava annullata. Mentre aveva deciso che i riconoscimenti all'anagrafe dei figli delle coppie di donne restano validi, non possono essere cancellati dai giudici, ma semmai tramite una procedura riservata a pochi soggetti legittimati, tra cui non i pm. Verdetto ribaltato oggi in secondo grado, con la Corte che, a sostegno della decisione, cita nei tre decreti giurisprudenza della Cassazione e della Corte Costituzionale. Con una sentenza del 2019 la Consulta, aveva segnalato la Procura, «ha riaffermato il principio secondo cui 'allo stato' nel nostro ordinamento è 'escluso che genitori di un figlio possano essere due persone dello stesso sesso'». L'unica strada per il genitore non biologico, quindi, conclude la Corte milanese, è quella della "adozione in casi particolari", mentre "il Legislatore" dovrà semmai anche «attribuire carattere di irrevocabilità alla scelta genitoriale della coppia omosessuale", perché «non può restare travolta dalla sopraggiunta fine della relazione affettiva tra i partner». La linea della Corte, secondo Michele Giarratano, avvocato di una delle coppie di donne, va contro «l'interesse del minore che di fatto si vede cancellata» una delle sue «due madri, che lo ha voluto fortemente e che si prende cura di lui fin dal primo istante». Le due donne, da lui assistite, raccontano di essere ormai «giustamente molto stanche» per la situazione. Valuteranno se ricorrere in Cassazione.

 

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