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Il trionfo a sorpresa della sinistra in Francia: «Ora tocca al Nuovo Fronte Popolare governare»

di Simone Alliva   8 luglio 2024

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In Italia il campo largo festeggia. Orban ricevuto da Xi in Cina. I leader dem abbandonano Biden. Le cinque condizioni di Israele per una tregua. Le notizie dle giorno da conoscere

Sorpresa in Francia. Trionfa la Gauche 
Colpo di scena in Francia: si contavano i seggi mancanti a Marine Le Pen per la maggioranza assoluta ed è invece clamorosamente la gauche a trionfare, con il capo de la France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, a rivendicare il governo: "Siamo pronti, Macron riconosca la sconfitta: ha il dovere di chiamare il Nuovo Fronte Popolare a governare". Emmanuel Macron e la sua maggioranza uscente non crollano, come era stato previsto, ma arrivano secondi davanti all'estrema destra del Rassemblement National di Le Pen, la grande sconfitta di ieri sera dopo il patto di desistenza siglato nei giorni scorsi contro di lei.

Marine, senza il suo solito sorriso, è arrivata davanti alle telecamere in ritardo: "La nostra vittoria è soltanto rinviata - ha detto la leader del Rn - la marea sale, stavolta non è salita abbastanza alta ma continua a salire. Ho troppa esperienza per essere delusa da un risultato nel quale noi raddoppiamo il numero di deputati", sono state le sue poche parole nella notte che doveva segnarne il trionfo e l'inizio della lunga marcia verso il 2027. La delusione è tanta, la sorpresa è totale. Alla sinistra mancano comunque circa 90 seggi per la maggioranza assoluta, quindi la ricerca di una coalizione resta pienamente attuale.

La prima reazione giunta dall'Eliseo è stata la rivendicazione da parte di Macron, per settimane sotto il fuoco delle critiche a 360 gradi, della scelta di sciogliere l'Assemblée Nationale: "L'affluenza - a livello record del 67% - dimostra che i francesi dovevano esprimersi". Subito dopo, dall'entourage del presidente è arrivato un invito alla "prudenza", poiché i risultati non garantiscono di poter creare "una coalizione coerente". Il Nuovo Fronte Popolare avrebbe fra i 187 e i 199 seggi, lontano quindi dal numero magico di 289. E il blocco di centro macroniano, a 161-169, non farà alcuna alleanza che comprenda Mélenchon e i melenchoniani. "Questa è la domanda - insiste l'Eliseo - se una coalizione coerente sia possibile per raggiungere i 289 deputati".

Una fonte ufficiale dell'Eliseo ha chiarito che Macron "aspetterà la strutturazione della nuova Assemblée Nationale per prendere le decisioni necessarie. Il presidente, nel suo ruolo di garante delle istituzioni, veglierà sul rispetto della scelta sovrana dei francesi". Poco dopo, ha preso la parola Gabriel Attal, il premier uscente che ha annunciato per oggi le proprie dimissioni, proponendo di rimanere in carica per gli affari correnti. Confermando e precisando i contorni dell'ormai assodata frattura fra lui e Macron: "Lo scioglimento dell'Assemblée - ha detto - non l'ho scelto io, ma ho rifiutato di subirlo". E il risultato che ha rivendicato è quello di aver "evitato tre rischi": quello "di una maggioranza assoluta dominata da la France Insoumise, una maggioranza dominata dal Rassemblement National e il rischio di una scomparsa del movimento che incarna le nostre idee e i nostri valori".

Le ipotesi che stanno prendendo forma in queste ore sono un governo di unione nazionale orientato verso il centro, con i riformisti della gauche e i Republicains, che hanno ottenuto - senza Eric Ciotti passato con Le Pen - un risultato lusinghiero, ad oltre 60 seggi. Mentre 20 giorni di dibattito sembrano ormai un ricordo - così come i proclami di Le Pen e Jordan Bardella, che ancora 48 ore fa dettavano i loro obiettivi in politica estera, sull'Ucraina, o sull'immigrazione - la gauche già mostra tutte le sue profonde differenze. A tuonare nelle prime ore sono stati i vincitori de la France Insoumise, la sinistra radicale che ormai era quasi sicura di rimanere fuori da qualsiasi accordo, con Mélenchon isolato all'opposizione. Da Manon Aubry a Mathilde Panot e Manuel Bompard, i colonnelli di Mélenchon proclamano l'aumento del salario minimo e la pensione a 60 anni, chiedendo un candidato comune della gauche per Matignon. Ma si fanno strada anche i personaggi che, probabilmente, avranno voce nei prossimi giorni nel tentativo di negoziare la coalizione con il centro e la destra moderata, unica soluzione praticabile per il governo. "Stasera siamo in testa - ha detto Raphaël Glucksmann, che ha trascinato ancora in alto il Partito socialista - ma di fronte a un'Assemblée Nationale divisa dobbiamo comportarci da adulti. Bisogna parlare, bisogna discutere, bisogna dialogare", ha insistito, sottolineando che "il cuore del potere è stato trasferito all'Assemblée Nationale, è necessario un cambiamento di cultura politica". 

 

Il campo largo in Italia festeggia
La doccia fredda per Marine Le Pen in Francia, sconfitta al ballottaggio, scalda la politica italiana. Con sentimenti contrapposti: da una parte la sinistra, a partire dal Partito Democratico - prima a esultare a caldo, poco dopo i primi exit poll non a caso è la deputata Lia Quartapelle - non nasconde la propria soddisfazione. Il modello francese, la vittoria insperata e per questo ancora più significativa del Nuovo Fronte Popolare, per la segretaria del Pd Elly Schlein è "un risultato straordinario per la sinistra unita". "La destra si può battere", attacca la dem, dando la linea che viene seguita da tutta l'opposizione. Per Giuseppe Conte viene "premiata la proposta popolare e progressista di chi non ha mai avuto dubbi sulla pace, sulla difesa dei diritti sociali e sulla tutela dei più fragili", dice il leader pentastellato, sottolineando "il segnale di spinta democratica che oggi parla all'Europa intera".

Angelo Bonelli, leader verde, del voto francese dice che dimostra che "uniti si vince" quindi "avanti in Italia per un'alleanza democratica, antifascista, progressista ed ecologista". Sempre da sinistra il leader di Si, Nicola Fratoianni parla di "Repubblica francese salvata dall'assalto dell'estrema destra". "Intanto -sottolinea- per stasera è una bellissima notizia. E anche una indicazione di speranza". Il modello francese, l'alleanza contro la destra estrema riaccende il coro 'unità-unità', che in questi giorni, dal Pd, al M5S, passando per la sinistra di Avs, è risuonato nelle piazze italiane, come in occasione del testo referendario contro l'autonomia portato in Cassazione da tutti i leader, da Schlein a Conte.

"Grazie ai francesi fermati i fascisti. La parola socialismo provoca le convulsioni solo in Italia. Eppure è la via", dice Andrea Orlando, ex ministro e deputato del partito democratico. Filippo Sensi parla di "cordone sanitario che ha funzionato nei confronti della peggiore destra europea". Si limita invece a un' Vive la Republique!', il commissario europeo all'economia, Paolo Gentiloni. Carlo Calenda vede però difficoltà per il nuovo governo a Parigi: "Ottimo aver chiuso la strada alla Le Pen. Bene la tenuta di Macron. Ma formare un governo e governare non sara' facile", dice il leader di Azione. Tra i delusi, tra le forze di centrodestra italiane, prevale il silenzio, si attende, evitando social e microfoni, con il primo a metterci la faccia che è il senatore della Lega, Claudio Borghi. Parlando di "ammucchione dominato dalla sinistra". E guarda avanti: "Domani -dice l'euroscettico- attendiamo a braccia aperte il Rassemblement National tra i Patrioti per costruire finalmente la vera alternativa a questa Ue marcia, che si aggrappa con le unghie e con i denti al presente". Per Paolo Barelli, capogruppo alla Camera di Fi, "la destra che corre da sola è estrema ed è destinata a perdere sempre". "La sinistra vince se non c'è un centrodestra con un centro forte", avverte l'azzurro. Dal partito di maggioranza relativo, da Fdi, un tweet della ministra per il Turismo, Daniela Santanchè che avverte: "Le ammucchiate sono una vittoria di Pirro".

 

Orban ricevuto da Xi in Cina, missione di pace 3.0
Il primo ministro ungherese Viktor Orban sta effettuando una visita a sorpresa in Cina dopo viaggi simili in Russia e Ucraina per discutere le prospettive di una soluzione pacifica in Ucraina. "Missione di pace 3.0", così Orban ha intitolato una foto pubblicata lunedì mattina sulla piattaforma di social media X che lo ritrae dopo essere sceso dall'aereo a Pechino. È stato accolto dal vice ministro cinese degli affari esteri Hua Chunying e da altri funzionari. Orban ha poi incontrato il presidente cinese Xi Jinping, secondo l'emittente statale CCTV.

La visita di Orban arriva sulla scia di viaggi simili della scorsa settimana a Mosca e Kiev, dove ha proposto all’Ucraina di prendere in considerazione un accordo per un cessate il fuoco immediato con la Russia. La sua visita a Mosca ha suscitato la condanna di Kiev e dei leader europei. "Il numero di paesi che possono dialogare con entrambe le parti in guerra sta diminuendo", ha detto Orban. "L'Ungheria sta lentamente diventando l'unico paese in Europa che può parlare a tutti", ha aggiunto. All'inizio di luglio l'Ungheria ha assunto la presidenza di turno dell'UE e il presidente russo Putin ha suggerito che Orban fosse venuto a Mosca come massimo rappresentante del Consiglio europeo. Diversi alti funzionari europei hanno respinto tale suggerimento e hanno affermato che Orban non ha un mandato per altro che una discussione sulle relazioni bilaterali. Il primo ministro ungherese, ampiamente considerato come colui che ha i rapporti più cordiali con Putin tra i leader dell’UE, ha regolarmente bloccato, ritardato o annacquato gli sforzi dell’UE per assistere Kiev e imporre sanzioni a Mosca per le sue azioni in Ucraina. Egli sostiene da tempo la cessazione delle ostilità in Ucraina, ma senza delineare cosa ciò potrebbe significare per l'integrità territoriale del Paese o per la sicurezza futura. Questa posizione ha frustrato gli alleati dell’UE e della Nato dell’Ungheria, che hanno denunciato le azioni della Russia come una violazione del diritto internazionale e una minaccia alla sicurezza dei paesi dell’Europa orientale.

 

Biden sotto pressione dei dem, settimana cruciale
Inizia una settimana cruciale per Joe Biden, sempre più sotto pressione degli esponenti del suo stesso partito democratico che, pubblicamente o in privato, gli chiedono di fare un passo indietro dalla partecipazione alle prossime elezioni. La base di sostegno del presidente tra gli eletti democratici a Capitol Hill è stata messa ieri a dura prova, nonostante gli sforzi che nei giorni scorsi Biden ha fatto per convincere i suoi sostenitori che quella di 10 giorni fa è stata solo "una brutta serata". Durante una telefonata collettiva organizzata da Hakeem Jeffries, deputato di New York e leader della minoranza, almeno una mezza dozzina di membri di spicco della Camera hanno detto di ritenere che Biden dovrebbe ritirarsi dalla corsa presidenziale, a causa delle preoccupazioni sulla sua età e sulla sua capacità di essere rieletto. All'incontro virtuale diversi rappresentanti di commissioni importanti si sono chiesti come usare la loro influenza per convincere l'anziano presidente, hanno riferito al New York Times alcuni dei partecipanti. L'organizzatore ha constatato che esiste un consenso sul fatto che sia necessario un cambiamento al vertice della lista per preservare le possibilità del partito di conquistare la Casa Bianca e prevalere anche nella battaglia con i repubblicani per il controllo del Congresso. I prossimi giorni saranno cruciali per il presidente, che espone le sue mosse agli occhi dell'America ma anche dei Paesi alleati, attesi a Washington per il vertice in cui la Nato celebra il suo 75/o anniversario. Dopo aver partecipato a quell'importante appuntamento, con tanto di conferenza stampa, il capo della Casa Bianca ha già previsto spostamenti in Michigan il 12 luglio, poi in Texas e Nevada la settimana seguente. Anche ieri, il portavoce della campagna elettorale di Biden, Ammar Moussa, ha insistito: "Non vedo come potrebbe essere più chiaro" sull'intenzione di restare in pista; la linea che segue il suo staff è quella di sostenere che il presidente è vittima "di un accanimento mediatico sconnesso dalla realtà"

 

Israele pubblica 5 condizioni per tregua con Hamas
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un elenco di cinque condizioni israeliane per l'accordo con Hamas, tra le notizie sui progressi compiuti nei negoziati negli ultimi giorni. Lo riporta Haaretz. Nell'annuncio fatto dall'ufficio di Netanyahu, si legge che "il primo ministro continua a rivendicare i principi già concordati da Israele: l'accordo deve consentire a Israele di tornare a combattere finché non saranno raggiunti gli obiettivi di guerra; il contrabbando di armi dall'Egitto a Hamas non sarà permesso; a migliaia di terroristi armati non sarà permesso di ritornare nel nord di Gaza; Hamas dovrà restituire a Israele il maggior numero possibile di ostaggi vivi". Il leader dell'opposizione Yair Lapid ha criticato la decisione di pubblicare l'elenco. "A cosa serve questo? Siamo in un momento cruciale dei negoziati, la vita degli ostaggi dipende da questo, perché fare annunci così provocatori? In che modo questo aiuta il processo?" ha affermato.