Attualità
5 novembre, 2025Il centro studi che da 35 anni produce analisi sociostatistiche aggiornate ha presentato ieri, nella Capitale e in collegamento con ogni regione del Paese, la nuova fotografia delle migrazioni in Italia. Frutto del lavoro di 130 esperti e della collaborazione con Confronti e l’istituto di studi politici San Pio V, il rapporto sottopone al vaglio dei numeri paradossi, ingiustizie e falsi miti
"Gli immigrati ci rubano il lavoro”, mentre li convogliamo in massa su professioni sottopagate e poco sicure che non vogliamo più fare. “Non pagano le tasse e vivono sulle spalle degli italiani onesti”, mentre ripagano e superano di 4,6 miliardi di euro quanto lo Stato spende per loro in servizi e assistenza. E se evadono, è quasi sempre perché assunti in nero da datori italiani che evadono per primi. “Portano malattie”, quando a partire, per l’evidente difficoltà del viaggio, sono i soggetti più sani. “Ci stanno invadendo”, quando i migranti accolti nel 2024 corrispondono allo 0,2% della popolazione italiana, e gli stranieri residenti in Italia non arrivano neanche al 10% del totale della popolazione.
Al Nuovo Teatro Orione di Roma, la presentazione del nuovo Dossier statistico immigrazione del centro studi e ricerche Idos si apre così, elencando uno dietro l’altro i tanti luoghi comuni che ancora dominano la percezione diffusa tra gli italiani rispetto al fenomeno migratorio. Non a caso, il richiamo con cui il presidente Luca Di Sciullo ha iniziato il suo intervento è al mito della caverna di Platone: “La maggior parte degli italiani vede ancora solo caricature grottesche, ombre create ad arte da furbi manipolatori di luci che, alle nostre spalle, agitano figure di migranti quanto più distorte e dissimili a noi”. L’intento è chiaro: dividere. Fare di loro “bersagli della rabbia collettiva per mali endemici dell’Italia mai risolti”, alimentando “l’immagine di un’immigrazione immaginaria”.
CHI ESULTA
“L'immigrazione irregolare fa esultare le organizzazioni criminali, le agromafie, gli imprenditori senza scrupoli che con i loro caporali sfruttano decine di migliaia di rifugiati”, spiega Di Sciullo. E prosegue: “Esultano datori di lavoro disonesti, che utilizzano i sistemi di ingresso per lavoro dall’estero (Decreti flussi, ndr) come un ‘canale di favoreggiamento dell’irregolarità’. Esultano, infine, i veri trafficanti di esseri umani, come Almasri, che abbiamo rispedito in Libia con un volo di Stato”.
Non esulteranno invece i contribuenti, che vedono gettar via oltre un miliardo di euro per i centri in Albania, che hanno incontrato sin da subito la resistenza della Corte di Giustizia Ue e dei tribunali nazionali, rendendo necessaria la limitazione del centro di Gjäder al mero rimpatrio. Un cpr in Albania destinato quindi anche agli stranieri già trattenuti in Italia, e che finora ha visto transitare al proprio interno 111 migranti tra ottobre 2024 e luglio 2025. Molti meno dei “3.000 al mese” annunciati dal governo.
Secondo dati di Openpolis e dell’Università di Bari, il progetto Albania – che ha richiesto tagli a 15 ministeri, tra i quali Sanità, Scuola e Lavoro – “vanta” 74 milioni di euro in affidamenti diretti, costi di mantenimento e una gara d’appalto per un totale di 133 milioni, di cui 570 mila già versati per soli cinque giorni di operatività nei tre mesi di apertura del 2024. Chiudono il conto i costosi viaggi per trasportare lì i migranti dai cpr italiani e 4.000 euro di indennità aggiuntiva allo stipendio ordinario di militari e poliziotti.
E CHI PATISCE
Nel mondo si contano attualmente 304 milioni di migranti internazionali, quasi il doppio di trent’anni fa. L’aumento è dovuto principalmente al proliferare di conflitti, persecuzioni, crisi climatiche, politiche e disuguaglianze economiche. Il Nord del mondo rappresenta infatti appena il 17% della popolazione mondiale, e detiene il 44% della ricchezza complessiva. Quasi 700 milioni di persone soffrono la fame, e oltre 2 miliardi vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Inoltre, dagli anni ’50, non si era mai registrato un numero così alto di conflitti nel mondo: 64 tra Stati, 71 interni. Questo ha fatto sì che il 2024 sia stato l’anno con più migranti forzati di sempre – 123,2 milioni e 10 milioni di ecoprofughi –, con un incremento di 6 milioni rispetto al 2023 e oltre 39 milioni tra rifugiati e richiedenti asilo.
Eppure, nell’anno con più spostamenti e richieste di protezioni, l’Italia e l’Unione europea (destinazione più scelta) hanno registrato una netta diminuzione degli ingressi, col dato per il nostro Paese che si attesta a 66mila – il 58% in meno rispetto al 2023 – a fronte di 159 mila domande d’asilo e oltre 200 mila rimaste pendenti nel 2024. Di queste, solo una su tre ha avuto esito positivo. E dei 290mila permessi di soggiorno rilasciati, solo uno su sette è per lavoro, nonostante un milione e 300 mila richieste di assunzioni dall’estero e una quota d’ingresso fissata a 280 mila per il biennio 2023-2024 dal Decreto flussi.
Gli occupati stranieri sono aumentati del 6% dal 2023, ma molti di loro sono scivolati nell’irregolarità per le tortuose vie della burocrazia, finendo per essere sfruttati in settori quali edilizia, ristorazione, agricoltura e servizi per la famiglia. Tra i migranti, che hanno redditi inferiori del 30% rispetto a quelli italiani, le donne continuano a vivere una disuguaglianza strutturale, poiché rappresentano il 41,5% degli lavoratori stranieri e il 50% dei disoccupati, con un tasso di occupazione più basso delle italiane. Dei minori stranieri non accompagnati, poi, solo uno su cinque si trova in famiglia, mentre gli altri vivono ripartiti tra strutture di seconda accoglienza (62%) e CAS per adulti (17%), centri che presentano spesso condizioni di promiscuità e che non raggiungono gli standard minimi di qualità dei servizi.
QUESTIONE DI SCELTE
L’Italia e l’Ue invecchiano. Avrebbero bisogno di giovani e di manodopera, visto che tre quarti delle imprese faticano a trovare lavoratori. Ma è cambiato qualcosa: “Non sono venute meno le esigenze di tutela dei migranti, sono mutate le politiche”, puntualizza nel Dossier Francesca Napoli, operatrice legale del Centro Astalli. E in effetti, le politiche attuali sono quelle “volute dai potenti di oggi – ha affermato Di Sciullo nel suo intervento –, i quali rispecchiano la regressione collettiva a uno stadio antropologico che davamo per estinto”.
Il calo di attraversamenti irregolari verso l’Europa (-37% rispetto al 2023) si spiega con gli oltre 120 mila respingimenti illegali e con le pratiche di esternalizzazione verso Turchia, Egitto, Tunisia e Libia, cui viene appaltato il blocco delle partenze in cambio di aiuti economici. Blocchi con i quali l’Italia ha finanziato le milizie libiche del ricercato internazionale Almasri (un miliardo e 366 milioni di euro dalla sottoscrizione del Memorandum di cooperazione nel 2017), e che non hanno inciso però sul tasso di mortalità nel Mediterraneo, passato da una persona morta ogni 116 partenti nel 2022 a 1 su 73 nel 2024 – anno per cui si contano 2500 vittime. La rotta mediterranea continua a essere la più letale, con oltre 30 mila morti accertati e altre decine di migliaia stimati, in quella che Di Sciullo ha definito possibilmente “un’altra Gaza sott’acqua”.
L’ostilità verso le navi umanitarie è inoltre “emblema del tendenziale disimpegno degli Stati costieri europei”, si legge nel Dossier, con 29 provvedimenti di fermo amministrativo che hanno bloccato le operazioni di ricerca e soccorso in mare per 660 giorni. Alcuni di questi fermi sono stati recentemente dichiarati illegittimi da tribunali italiani, come accaduto nel caso della ong Sos Humanity, e si intrecciano con la pratica di assegnazione di porti lontani alle imbarcazioni che compiono salvataggi, costrette così a percorrere 330 mila chilometri in più (822 giorni) di navigazione non necessaria. Ne conseguono una “netta riduzione delle capacità di salvataggio – ha spiegato Valeria Taurino, direttrice generale della ong SOS Mediterranée – e 1,7 milioni di euro di costi aggiuntivi tra usura, carburante e manutenzione per il solo biennio 2023-2024”.
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