Politica
18 febbraio, 2026Il presidente della Repubblica ha presieduto la parte iniziale del plenum. Una visita a sorpresa per richiamare tutti al rispetto reciproco, mentre la campagna sul referendum entra nel vivo e i toni dello scontro politico si alzano
Con la campagna elettorale per il referendum sulla Giustizia entrata ufficialmente nel vivo, e con i toni che negli ultimi giorni si sono alzati sensibilmente, Sergio Mattarella decide di presiedere il plenum del Consiglio superiore della magistratura. Una presenza inconsueta, quella per i lavori ordinari del Consiglio, come ricorda lo stesso presidente della Repubblica aprendo il suo discorso di fronte 32 consiglieri: “Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm”.
Nella grammatica del Quirinale, anche una “semplice” presenza è un messaggio. Che in questo caso si traduce nella volontà di ripristinare l’ordine, tirare fuori il Csm dalle secche degli attacchi politici e di richiamare tutti al rispetto reciproco. “In questa sede che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, più che nelle funzioni di presidente di questo Consiglio, come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole, in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell'interesse della Repubblica”.
Mattarella spiega che la sua presenza, inattesa, è stata mossa dalla “necessità e l'intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte delle altre istituzioni nei confronti di questa istituzione. Istituzione - aggiunge - non esente nel suo funzionamento da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono ovviamente precluse critiche. Come del resto si registrano difetti, lacune errori e sono possibili critiche riguardo alle attività di altre istituzioni della Repubblica siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario”.
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