Attualità
28 gennaio, 2026Il capoluogo lombardo è pronto a mobilitarsi contro la presenza dell'agenzia federale ai Giochi: "Non vogliamo le squadracce nella nostra città". Oltre 50 mila firme raccolte e mille mail inviate a Piantedosi per protesta
Milano si prepara a scendere in piazza contro l’arrivo dell’Ice per le Olimpiadi invernali. Dopo indiscrezioni e smentite, conferme e passi indietro, è stata la stessa agenzia americana a confermare la propria presenza in Italia. Non per operazioni di polizia - ha garantito - ma per affiancare il Secret service per la sicurezza della delegazione americana.
E allora per sabato 31 gennaio alle 14:30, in piazza XXV aprile, è stato convocato un flash-mob lanciato dal Pd. Il simbolo? L’uso dei fischietti, come quelli usati a Minneapolis per segnalare la presenza degli agenti dell’Ice. “L'avevamo promesso, ora lo manteniamo: agenti dell'Ice a Milano No grazie - spiega il segretario milanese Alessandro Capelli -. Una grande mobilitazione democratica e pacifica sabato alle 14:30 per dire che non vogliamo le squadracce dell'Ice nella nostra città, per dire che vogliamo le Olimpiadi dei diritti umani e per dire che siamo al fianco di chi si batte per i diritti umani da Minneapolis a tutto il mondo. Sabato la grande reazione della Milano democratica e antifascista alle squadracce di Trump nella nostra città”. Alla manifestazione parteciperanno tutti i partiti del centrosinistra e molte associazioni, dall’Arci all’Anpi, dalla Cgil ai Sentinelli.
Ci sarà anche Beppe Sala? Finora, il sindaco di Milano sta guidando il fronte del “no” e ha attaccato Matteo Piantedosi, che il prossimo 4 novembre riferirà alla Camera, dopo aver incontrato ieri (27 gennaio) l’ambasciatore Usa in Italia: “Io da italiano prima ancora che da cittadino milanese non mi sento tutelato da Piantedosi, che dice che se anche dovessero venire gli agenti dell’Ice per i Giochi olimpici che problema c’è. Questa è una milizia che uccide - ha detto ieri il primo cittadino -. Io mi chiedo, noi potremo dire per una volta un no a Trump? Gli agenti dell’Ice non devono venire in Italia perché non sono allineati al nostro modo democratico di garantire la sicurezza”. La polemica è tutt’altro che chiusa.
Intanto prosegue a gonfie vele la raccolta firme promossa da Avs che, per ora, ha raggiunto quota 50 mila. "Prima il ministro dell'Interno poi il presidente della Regione Lombardia, Fontana, hanno fatto una serie di dichiarazioni tutte sconnesse e contraddittorie, creando una grande confusione che ha alimentato la giusta pretesa dei cittadini di sapere la verità sulla presenza dell'Ice alle Olimpiadi Milano-Cortina - ha affermato Elisabetta Piccolotti ai microfoni di Rrai3 nel corso di Agorà -. Noi intanto stiamo raccogliendo firme, siamo gia' arrivati a 50 mila per dire che l'Ice non deve entrare nel nostro territorio: è anche una questione di diplomazia".
Parallelamente, oltre mille persone hanno scritto a Matteo Piantedosi rispondendo all'appello di Ultima generazione: Non esiste un Ice 'tecnica' o 'neutrale': questa agenzia è inseparabile dalla sua storia recente di omicidi, abusi, violenze sistematiche e repressione, documentate negli ultimi mesi negli Stati Uniti. Ma il caso Milano-Cortina non è isolato. Da anni i grandi eventi funzionano come laboratori di repressione: zone rosse, militarizzazione dello spazio pubblico, limitazioni del diritto di protesta. Le Olimpiadi diventano il test. Le misure “eccezionali” restano anche dopo", si legge nell'appello.
Anche i i collettivi milanesi hanno convocato una “manifestazione per il giorno dell’inaugurazione dei Giochi, il prossimo 6 febbraio. Siamo inondati - si legge sui social - di immagini scioccanti delle azioni di Ice negli Usa, vero e proprio terrorismo interno. Ci troviamo con la nostra città blindata durante i giorni delle olimpiadi invernali, scuole chiuse nella Cerchia interna il giorno della cerimonia di apertura, per permettere la sfilata dei macellai di Minneapolis e dei loro ministri: J.D. Vance e Marco Rubio, due delle menti dietro tutto questo. Ma quale sicurezza? Milano vi schifa”.
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