Attualità
7 gennaio, 2026Selezionati per un progetto di inclusione sociale in Grecia, si sono ritrovati a raccogliere olive per conto di una cooperativa. Ma il ministero non ha rilevato irregolarità
«Quello che abbiamo vissuto si chiama caporalato, non Servizio civile. Dovevamo stare un anno in Grecia per favorire l’inclusione sociale di persone ai margini, siamo finiti a fare la raccolta delle olive». Lo chiameremo Giulio, è uno dei “civilisti” selezionati per partecipare al progetto del Servizio civile universale chiamato “Accompagnare e includere le persone vulnerabili per coltivare il domani”.
Sulla carta, un progetto di 12 mesi che dovrebbe favorire «l’inclusione di giovani e adulti disoccupati, a rischio marginalità nel territorio della Messenia, in particolare nella zona di Kalamata, e nella regione dell’Attica, nell’area urbana di Atene». Nella realtà le cose starebbero diversamente.
«Eravamo lì per aiutare le persone vulnerabili e accompagnarle in progetti di inserimento sociale, ma fino a fine ottobre 2024 non abbiamo fatto praticamente nulla perché non c’erano né le persone vulnerabili né i progetti. Poi è arrivata la stagione della raccolta delle olive e a quel punto abbiamo capito a cosa servisse la nostra presenza: a essere forza lavoro, veri e propri braccianti per conto di una cooperativa», dice un altro dei selezionati – lo chiameremo Claudio – che chiede l’anonimato. «La cooperativa Palmi Koin.S.Ep alla quale eravamo assegnati vende olio. A novembre ci hanno detto che avremmo iniziato la raccolta alle 8.30 e che non avremmo smesso prima delle 16, se andava bene. Sette giorni su sette, senza interruzioni, se non per la pioggia», spiega Giulio. «Non solo da contratto – aggiunge Claudio – non eravamo tenuti a svolgere un lavoro simile, ma non siamo neanche stati formati per farlo. Non sapevamo usare i macchinari e a un certo punto Giulio si è anche fatto male al ginocchio. Quando ci hanno chiesto un aiuto pensavamo, ingenuamente, di dare una mano agli operai della cooperativa, ma nell'uliveto abbiamo capito che gli operai eravamo noi. Senza i volontari del Servizio civile universale quella raccolta non si sarebbe mai fatta e la cooperativa non avrebbe potuto frangere le due tonnellate di olive che ogni giorno raccoglievamo. Capitava di lavorare anche 10 ore al giorno, nonostante il nostro contratto ne prevedesse al massimo cinque. Ci avevano promesso che le avremmo recuperate, non è mai successo. Abbiamo scoperto che sui registri ufficiali segnavano meno ore rispetto a quelle svolte. Sia io che Giulio abbiamo maturato una quarantina di ore in più».
Insieme con altri tre “civilisti” coinvolti nella raccolta delle olive, Giulio e Claudio hanno deciso a quel punto di contattare i rappresentanti del Servizio civile universale. E qui è emerso un paradosso: «Abbiamo dovuto chiedere loro – spiegano i rappresentanti locali – di non recuperare le ore in eccesso perché sarebbero stati complici del mancato rispetto del contratto firmato. La vigilanza toccava al cosiddetto Olp, ovvero «un Operatore locale di progetto, la persona fisica prevista dal contratto che dovrebbe sorvegliare la logistica e la gestione del lavoro. Se ci fosse stato, una cosa simile non sarebbe mai accaduta, ma a quanto ci risulta, l’Olp in Grecia è stato inesistente».
Gli Olp dovrebbero fungere da garanti e da mediatori durante il Servizio civile. Per assumere il ruolo basta un corso di poche ore, ma accade soprattutto all’estero che siano persone totalmente ignare delle norme da rispettare. E che non parlino neppure la lingua dei volontari. Tuttavia hanno un grosso potere: tocca a loro decidere su tutto, permessi e ferie compresi.
Il ministero delle Politiche giovanili finanzia gli enti che reclutano i volontari coprendo il rimborso spese per i “civilisti” e la diaria giornaliera per quelli impiegati all’estero. Nel piano triennale del Dipartimento vengono indicate le cifre: 30 euro al giorno per civilista, per un massimo di 930 euro mensili per 3 mesi. La legge, però, non specifica un obbligo di rendicontazione. Dunque, nel caso specifico, nulla si sa di come siano stati utilizzati i soldi che il Ministero aveva destinato all’inclusione di persone a marginalità sociale. «Durante la raccolta delle olive abbiamo chiesto più e più volte quando sarebbe partito il nostro progetto. Ci è stato risposto che probabilmente quelle persone fragili con cui dovevamo lavorare non le avremmo mai viste. In effetti è andata proprio così», puntualizza Claudio.
I cinque ragazzi selezionati per il progetto in Grecia hanno inviato diverse segnalazioni ai Rappresentanti dei civilisti e al Dipartimento. Tra le irregolarità segnalate c’era anche la questione del vitto: «La cooperativa non ci permetteva di comprare in autonomia il cibo. E quando alla fine abbiamo ottenuto una carta prepagata ci è stato consegnato un foglio con la partita Iva e ci è stato raccomandato di far emettere fattura per scaricare le spese. Però quei soldi non sono loro, ma dello Stato», racconta un altro dei volontari.
Da Roma, dal Dipartimento nessuna risposta alle segnalazioni dei civilisti. A fine gennaio 2025 si è avuta notizia dell’apertura di un’istruttoria e ad aprile è stato comunicato ai rappresentanti che era stato inviato un ispettore in Grecia e che non era stata riscontrata alcuna irregolarità. I volontari presenti sostengono però di non aver visto né incontrato l’ispettore.
A Matteo, però, è accaduto di essere stato prelevato dalla polizia e portato in una centrale di Messeni: «Mi ripetevano che avevo fatto bad things. E alla mia insistenza per capire di cosa si trattasse, mi hanno detto che la referente italiana del progetto in Grecia aveva riferito che io avevo diffamato il servizio. Poi mi hanno intimato di tenere la bocca chiusa».
Secondo l’ultimo report pubblicato dal Ministero, tra il 2005 e il 2023 sono stati 324 mila i volontari del Servizio civile con un trend di interesse crescente per quello universale, per il quale il numero delle domande è superiore al numero delle posizioni disponibili.
Di recente, il gruppo di ispettori che verifica che i progetti finanziati vengano effettivamente svolti con le modalità indicate è passato da due a dieci. Tuttavia, alla richiesta di chiarimenti de L’Espresso, sul sistema dei controlli e sulle specifiche denunce dei volontari, il Dipartimento non ha dato seguito.
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