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23 febbraio, 2026Carmelo Cinturrino, che domani risponderà al Gip, ha spiegato di essersi accorto solo mentre sparava che "quello che aveva in mano la vittima era un sasso"
Per la morte Abderrahim Mansouri, ucciso lo scorso 26 gennaio nel quartiere Rogoredo - a sud di Milano - dall'agente Carmelo Cinturrino, risulta accusato di omicidio volontario. Dopo il fermo dell'assistente capo di Polizia, eseguito oggi, lunedì 23 febbraio, e disposto dalla procura di Milano, Cinturrino ha parlato con il suo avvocato Piero Porciani. L'agente ha spiegato che avrebbe messo lui la pistola giocattolo ritrovata vicino a Mansouri "perché temeva le conseguenze di quello che era accaduto".
In un primo momento, infatti, sembrava che la pistola appartenesse alla vittima, e che l'agente avesse sparato poiché Mansouri era armato. Ma non sarebbe andata così. "Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino" al commissariato, "sapeva cosa c'era dentro". L'agente, che domani risponderà al Gip, ha spiegato di essersi accorto solo mentre sparava che "quello che aveva in mano la vittima era un sasso".
Le accuse
Cinturrino potrebbe ricevere domani - 24 febbraio - il provvedimento di custodia cautelare in carcere della Procura di Milano. La Procura di Milano sta approfondendo le interazioni precedenti tra l'agente e Mansouri e sta verificando alcune testimonianze, secondo cui il 28enne avrebbe voluto filmare il poliziotto, forse come forma di autotutela. Gli inquirenti starebbero anche cercando di capire se l’agente fosse a conoscenza dell’intenzione del ragazzo di raccogliere prove video. Parallelamente è stato aperto un fascicolo su un presunto falso arresto risalente al 2024, relativo a un giovane tunisino poi assolto: per un disguido procedurale, gli atti non erano stati trasmessi alla Procura e l’indagine è partita solo di recente. Oltre al filone principale sull’omicidio, si stanno passando al vaglio il passato e le operazioni dell’agente, le sue disponibilità economiche e i contenuti dei telefoni, alla ricerca di eventuali messaggi tra lui e la vittima.
Quanto alla pistola giocattolo trovata accanto al corpo di Mansouri, gli esami del Dna avrebbero rilevato esclusivamente tracce biologiche del poliziotto e nessuna della vittima: stando alle ricostruzioni degli inquirenti, il 28enne non avrebbe mai impugnato l’arma, che invece sarebbe stata maneggiata dall’agente in più punti.
Le parole della premier
Sul caso è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha detto: "Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell'Ordine. Provo profonda rabbia".
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