Attualità
24 febbraio, 2026Il poliziotto arrestato per l'omicidio di Mansouri a Rogoredo oggi davanti al gip. Un altro agente indagato conferma ai pm: "Chiedeva soldi e droga". E descrive l'assistente capo come "poco raccomandabile"
“Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa. Ho tradito la loro fiducia”. Il mea culpa dell’agente di polizia Carmelo Cinturrino - a San Vittore per l’interrogatorio davanti al gip per la convalida del fermo per l’omicidio di Abderrahim Mansouri - è affidato alle parole del suo avvocato, Piero Porciani. Che, entrando nel penitenziario, ha detto che il suo assistito è “triste" e "pentito di quello che ha fatto”.
Poi, il legale ha ripetuto la tesi secondo cui Cinturrino avrebbe “sparato perché aveva paura. Quello che ha fatto dopo lo sappiamo tutti, è stato un errore”. Ha aggiunto anche che l’assistente capo non avrebbe “mai preso un centesimo da nessuno”. Ma un altro agente, uno degli indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, ha confermato a verbale le “richieste di soldi e droga". L'agente l'ha descritto come violento e "poco raccomandabile”, ha spiegato che pestava pure con "accanimento" con un martello un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo per denaro e droga. E sul rapporto con Mansouri: "So che lui lo voleva prendere"
Per quanto riguarda la messinscena della pistola, l'avvocato Porciani ha invece spiegato che "era in quello zaino da qualche tempo e che il suo collega", quando ha ricevuto l'ordine di andare a prenderlo in commissariato, "non poteva non sapere". "Che Cinturrino venga cacciato sono d'accordo, ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga", ha concluso a proposito delle parole del capo della polizia, Vittorio Pisani.
Intanto, in attesa che la giustizia faccia il proprio corso, il sindacato autonomo di polizia ha annunciato ha annunciato che restituirà la somma raccolta per la raccolta firme, a cui hanno partecipato circa mille persone, per sostenere la tutela legale di Cinturrino. "Quanto emerso negli ultimi giorni - ha spiegato il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni - denota la gravità dei fatti e dei comportamenti tenuti nel boschetto di Rogoredo dagli operatori di polizia e in primis da Carmelo Cinturrino. Da un collega delle forze dell'ordine ci si aspetta rigore, professionalità e serietà, quanto accaduto e di una gravità inaudita". "Rispetto alle informazioni raccolte inizialmente - precisa Paoloni - lo scenario è completamente diverso. Non solo ne prendiamo atto, ma ci spiace perché il nostro agire in buona fede ha raccolto la sensibilità di tantissime persone che si sono attivate immediatamente. La raccolta fondi era finalizzata a sostenere un collega che ritenevamo in difficoltà per motivi di servizio, purtroppo ci siamo sbagliati. Alla luce degli attuali fatti, non possiamo che rivedere la nostra posizione e sarà nostra cura restituire l'intero contributo a chi ha sostenuto l'iniziativa".
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