Attualità
9 febbraio, 2026La procura di Milano ha messo in "controllo giudiziario" per caporalato Foodinho, che gestisce la piattaforma di delivery. Nel decreto firmato dal pm Storari decine di testimonianze di lavoratori sottopagati: per molti lo scostamento medio è stato di 5 mila euro l'anno, per alcuni addirittura di 12 mila
La retribuzione, per circa 40 mila rider in tutta Italia, "in alcuni casi era inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà” e “fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva”. Una somma che, scrive il pm Paolo Storari nel decreto con cui è stato disposto “in via d’urgenza” il controllo giudiziario per Foodinho, la società che controlla la piattaforma di food delivery Glovo, “sicuramente non è proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato al fine di garantire una esistenza libera e dignitosa (art. 36 Costituzione)”. Il tutto "approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori", spesso di origine straniera.
Nel nuovo provvedimento eseguito dai carabinieri per la Tutela del lavoro di Milano e coordinato dalla procura meneghina - l’ultimo di una lunga serie di aziende commissariate, dalla moda alla logistica - risultano indagati per caporalato l’amministratore di Foodinho Srl, Pierre Miquel Oscar, e come persona giuridica la stessa società in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti.
Il provvedimento firmato da Storari, che dovrà essere convalidato dal gip, è pieno di testimonianze di rider. Un primo “svolgeva in media circa dieci consegne al giorno, con punte che arrivavano anche a venti o venticinque consegne. Rimaneva collegato all’app per circa dodici ore al giorno, generalmente dalle 10 del mattino fino alle 22 o alle 23. Il compenso medio dichiarato era di circa 2,50 euro a consegna, con incrementi legati alla distanza o ai fine settimana. Il guadagno mensile lordo si attestava tra i 1.000 e i 1.200 euro. Ha riferito di essere costantemente geolocalizzato e di subire penalizzazioni in caso di ritardo nelle consegne”. Il reddito mensile dichiarato da un altro rider “era di circa 800 euro”, “lavorando circa dieci ore quotidiane senza pause, per sei giorni alla settimana. Le consegne sono tutte geolocalizzate - racconta un rider - e se sono in ritardo Glovo mi chiama per sapere perché sono fermo o perché non sto consegnando”.
“Se sono in ritardo con una consegna vengo chiamato da Glovo e mi dicono di consegnare più velocemente”, spiega un altro. E ancora: un altro rider “lavora dalle 11:30 fino alle 21 o 22, spesso senza pause. Il pagamento avviene ogni quindici giorni ed è molto variabile, tra 200 e 600 euro. Ha riferito che eventuali spese impreviste, come il furto della bicicletta, sono interamente a suo carico. Ha dichiarato uno stato di bisogno e di sentirsi ‘un numero’ per la piattaforma”. E così via.
Il modello economico e organizzativo di Glovo è riassunto nel decreto: “Il rider non determina in modo autonomo il processo produttivo, con particolare riferimento alla fase esecutiva della prestazione, quando decide cioè di iniziare il lavoro accedendo alla piattaforma (l’app di Glovo). Il rider si rende, infatti, disponibile tramite l’app e svolge una sequenza operativa standardizzata, tracciata e valutata. La piattaforma governa l’allocazione del lavoro e incide sulla continuità delle occasioni di guadagno tramite parametri di performance (accettazione, puntualità, disponibilità)”. In altre parole, il rider - sulla scia dei modelli di eterodirezione algoritmica propria della gig economy - non determina in nessun modo il processo lavorativo nel suo insieme.
Anche per questo, per la procura di Milano, il sistema “appare frutto non tanto di una condotta estemporanea di un singolo amministratore che elude fraudolentemente adeguati modelli organizzativi, quanto il risultato di una politica di impresa”.
Ma qual è stato l’impatto complessivo, per i rider di Glovo, di queste retribuzioni finite ora sotto la lente della procura di Milano? “Lo scostamento medio è di circa € 5.000 annui, pari al 30% di diminuzione, con casi di scostamenti superiori a € 11.700–€ 12.400 annui nei valori minimi osservati”.
L’amministratore giudiziario sarà Adriano Romanò e avrà il compito di affiancare - e non sostituire - i vertici aziendali e risanare tutte le storture contestate. Nominato dalla procura di Milano affinché “controlli il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative la cui violazione costituisce indice di sfruttamento lavorativo”. Ma anche per la “regolarizzazione dei lavoratori che al momento dell'avvio del procedimento (…) prestavano la propria attività lavorativa anche al fine di impedire che le violazioni si ripetano”.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Pensiero artificiale - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 6 febbraio, è disponibile in edicola e in app



