Attualità
18 marzo, 2026Le motivazioni della sentenza con cui lo scorso dicembre è stata confermata la sentenza di condanna nei confronti di 13 militanti neofascisti
Lo scorso 18 aprile la Corte d’appello di Milano aveva confermato le condanne per tredici militanti neofascisti e per le loro braccia tese alla commemorazione milanese per Sergio Ramelli, l’esponente del Fronte della Gioventù ucciso da Avanguardia Operaia nel 1975. Oggi la stessa Corte d’appello, depositando le motivazioni della sentenza con cui è stata accolta la richiesta della sostituta pg Olimpia Bossi, scrive nero su bianco che quella che si tiene il 29 aprile di ogni anno nel pomeriggio, tra piazzale Gorini e e via Paladini, è una "celebrazione" che "esalta e richiama i valori del partito fascista", utilizzando il "saluto romano" e la "chiamata del presente" in una "formazione numerosa e compatta" come una "struttura militare", organizzata da "gruppi che si ispirano a ideologie di estrema destra", è "in grado di realizzare" quel "pericolo di ricostituzione del partito fascista". Con "rischio concreto che la forza suggestiva possa impressionare l'esterno" e portare "ad emulare gesti e rituali" creando "adesione a idee e concezioni ripudiate" dalla Costituzione.
La sostituta pg, sulla base della sentenza della Cassazione del 2024 sui saluti romani, aveva spiegato che "queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l'ordinamento costituzionale". Linea, in sostanza, accolta nelle 25 pagine di motivazioni.
Per i giudici milanesi, infatti, la Cassazione ha "nettamente affermato" che l'intento commemorativo, come nel caso del corteo per Ramelli, "non esclude affatto la rilevanza penale delle condotte". E ciò che dà rilevanza, invece, è "quel potere evocativo" che, in "presenza di specifiche caratteristiche", rappresenta "un pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista". Caratteristiche che in questo caso ci sono, per la Corte, perché "la manifestazione appare immediatamente evocativa del regime fascista", con rimandi anche "alla Repubblica sociale". Le "tre formazioni" si comportano "come strutture militari" e c'è il significato di quel gesto riconducibile al "rituale" fascista. Vanno considerati anche il "volume delle grida", il "numero delle persone", l'occupazione del "suolo pubblico". E il fatto che il "gruppo" sia "visivamente omogeneo", tutti vestiti di nero.
La Corte evidenzia, poi, che quella manifestazione "ha visto una partecipazione crescente" negli anni e che viene commemorato quello stesso giorno Carlo Borsani, "esponente della Rsi", oltre a Enrico Pedenovi, "consigliere provinciale del Msi". L'intento commemorativo, si legge ancora, si è "trasformato in manifestazione politica, con aumento del pericolo per l'ordine pubblico". Per i giudici, poi, non si può invocare il fatto che diversi processi per quella manifestazione hanno avuto "esiti diversi", perché la Cassazione del 2024 ha chiarito che "la valutazione del pericolo concreto deve essere calibrata sulla specifica condotta" e, in pratica, va valutato il "contesto" in cui si "collocano" quei saluti romani. I giudici hanno confermato anche i risarcimenti per l'Anpi, parte civile con l'avvocato Federico Sinicato, per i danni causati alla "salvaguardia dei valori della Resistenza, recepiti dalla Costituzione". I difensori degli imputati potranno ricorrere in Cassazione.
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