Attualità
23 marzo, 2026Portare il mondo tra la gente. In provincia. Con parole semplici. Perché quello che succede lontano ci riguarda da vicino
Da un gioco di parole è nato un grande evento. Demarcazioni, un incrocio verbale tra Marche e azione, è il nuovo Festival della Geopolitica che ha visto la sua prima edizione nel fine settimana di voto. E lo ha fatto con successo. La piccola cittadina di Ascoli Piceno, cuore pulsante di una regione che aspira a diventare la Toscana della destra, per tre giorni è diventata il centro della discussione geopolitica italiana, con l’intervento di decine di analisti, giornalisti e scrittori che hanno fatto della politica del globo la propria ragione di vita. Energia, sicurezza, tecnologia, società: i dibattiti negli spazi antichi del centro cittadino hanno coperto molti ambiti. E poi le mappe di Laura Canali di Limes perché il cuore della geopolitica è la geografia « e non si può fare un festival senza mappe».
La mente dell’iniziativa, di cui L’Espresso è media partner, è Lucio Tirinnanzi, ex giornalista convertito editore con Paesi Edizioni. Grazie all’incontro fortunato con Maria Ida Maroni, che con la sua agenzia di comunicazione promuove il territorio marchigiano, e il via libera del sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, è riuscito a portare il mondo in provincia. «Sono partito da colleghi che stimo indipendentemente dal loro pensiero politico perché dietro di me non c’è niente e nessuno», racconta. Una pausa. Si gira. «Solo questa finestra».
Insieme a Rocco Bellantone nel 2017 Tirinnanzi ha fondato la casa editrice per «raccontare questioni complesse» in maniera semplice e «portare i discorsi oltre la faziosità». Questo il senso delle collane che si occupano di geopolitica, intelligence, relazioni estere e la cosiddetta “narrativa non fiction”, la cui punta di diamante è la serie sulle città del mondo, in cui i giornalisti raccontano le città che hanno caratterizzato la loro carriera: Pietroburgo, Istanbul, Karkiv, Damasco, Pyongyang, Teheran, Sarajevo. Narrazioni attraverso cui leggere gli eventi di intere nazioni.
«Come editore ho capito che non bastava fare libri ma portare i contenuti a tutti, passare la parola», dice Tirinnanzi: «La gente deve capire e toccare non solo la carta ma anche gli autori». Se un tempo la geopolitica era appannaggio di pochi oggi, con il giornalismo, è arrivata al grande pubblico: «Va capita, ponderata e usata con cognizione di causa».
Oltre decine di giornalisti e inviati, come Alberto Negri, che hanno costruito la storia del resoconto di politica estera per l’Italia, tra i relatori c’erano gli ex ambasciatore Pietro Benassi e Ettore Sequi, oggi a capo della collana Treccani che ha appena pubblicato un Atlante geopolitico. E poi l’ex capo del Sisde, il generale Mario Mori, l’analista Nathalie Tocci e il negoziatore israeliano Michael Sur.
«Abbiamo capito che facciamo tutti parte di qualcosa che ci lega mentre prima eravamo delle monadi, ognuno con i suoi confini», prosegue Tirinnanzi: «La crisi in Iran ad esempio ha un chiaro impatto sull’Italia. E poi anche l’acqua è ormai una questione geopolitica: la gente migra perché è in cerca di acqua. L’idea che si possano fermare le migrazioni oggi tiene conto della politica ma non della geografia». E lì occorre tornare, per capire: seguire quello che succede con un dito sulla mappa geografica.
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