Attualità
25 marzo, 2026"Spero con tutta me stessa che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già"
Due anni di richieste formali, appelli e lunga, lunghissima attesa. A due anni dalla sua prima richiesta di accesso al fine vita alla Asl Nord-Ovest toscana, Libera - 55enne toscana affetta da sclerosi multipla - si è tolta la vita a casa sua grazie alla somministrazione di un farmaco letale. È la prima volta in cui la somministrazione avviene attraverso un dispositivo con comando oculare messo a punto ad hoc dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) per consentirle di azionare autonomamente l’infusione del farmaco letale.
Una lunga battaglia per Libera, affetta da una tetraparesi spastica del corpo che le impediva qualsiasi movimento, compreso quello necessario per premere il tasto di attivazione del macchinario solitamente usato per questa procedura. La prima richiesta arriva nel 2024 e si fonda sulla sentenza della Corte Costituzionale del 2019 sul caso di dj Fabo: la Usl Toscana Nord dà il via libera all’accesso alla procedura di aiuto medico alla morte volontaria già nel luglio 2024. Libera, però, non è già più in grado di assumere il farmaco da sola: è completamente paralizzata. Da lì, il ricorso urgente, tramite il collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, affinché il suo medico sia autorizzato a somministrare il farmaco. Scatta l’intervento del Tribunale di Firenze: il giudice solleva una questione costituzionale, palesando il rischio che si commetta il reato di omicidio del consenziente. Questioni di legittimità dichiarate inammissibili dalla Consulta che rilancia sulla reperibilità di un dispositivo che consenta a Libera l’autosomministrazione del farmaco. Di qui, l’incarico al Cnr di allestire un dispositivo ad hoc: quello che proprio oggi Libera ha usato per porre fine alla propria vita. Due anni dopo.
“Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già - recita il messaggio lasciato da Libera -. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso". Il ringraziamento all'associazione Luca Coscioni e al medico Paolo Malacarne. "Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata“.
A lei, il grazie di Filomena Gallo e Marco Cappato, “per aver lottato non solo per sé, ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri”.
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