Attualità
9 marzo, 2026Vi siete mai chiesti chi abbia pronunciato la prima parola della storia? Se sia stato un uomo o una donna? È appena trascorso l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, e attraverso una Bustina di Umberto Eco, "Ragazze, state al vostro posto", ci siamo domandati fino a che punto l’uomo abbia costruito un sistema di prevaricazione millenario, radicato persino nei dettagli più impercettibili del linguaggio e della quotidianità
Vi siete mai chiesti chi abbia pronunciato la prima parola della storia? Se sia stato un uomo o una donna? È appena trascorso l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, e attraverso una Bustina di Umberto Eco, Ragazze, state al vostro posto, ci siamo domandati fino a che punto l’uomo abbia costruito un sistema di prevaricazione millenario, radicato persino nei dettagli più impercettibili del linguaggio e della quotidianità. Infatti, sono esistiti uomini terrorizzati all’idea che una donna potesse aver pronunciato anche una sola sillaba prima del genere maschile, fosse pure per rivolgersi a un serpente.
Tutto ciò potrà sembrarvi incredibile, ma due figure ve lo confermeranno. Eco ricorda come, nel racconto biblico, il primato della lingua spetti ad Adamo: è lui a ricevere il primo comando divino e il compito di affidare i nomi agli animali, sancendo il legame tra la parola e il potere. Solo successivamente viene creata Eva, che casca nel tranello del diavolo, offre la mela ad Adamo, conduce la nostra specie alla rovina ecc.: la storia la conoscete tutti.
Ma l’aspetto più curioso di tutta questa faccenda, e anche il più rivelatore, evidenziato da Eco, è che per comprendere la forza di questa tradizione di pensiero nel nostro immaginario collettivo “basta andare a vedere come reagisce a questo testo un uomo a cui di solito non si nega qualche buona qualità intellettuale, voglio dire Dante Alighieri – il quale oltretutto è passato alla storia per aver idealizzato e praticamente divinizzato una donna”. Nel suo De Vulgari Eloquentia, Dante arriva alla sbalorditiva conclusione che, in realtà, a parlare per prima sia stata una donna. Dunque, o Dante interpreta male il testo biblico (situazione più difficile) oppure egli prende in considerazione non la prima parola, ma il primo dialogo della storia che, per chi fa affidamento alle Sacre Scritture, è senza dubbio quello di Eva con il serpente.
Scrive Dante: “Tuttavia, benché nei testi si trovi che per prima ha parlato una donna, è più conforme alla ragione ritenere che sia stato l’uomo a parlare per primo, ed è sconveniente non pensare che un atto così nobile del genere umano sia sgorgato prima dalle labbra di un uomo che da quelle di una donna.” La questione cruciale non è stabilire chi dei due abbia effettivamente parlato per primo, ma osservare come Dante fosse così preoccupato all’idea che una donna avesse potuto aprir bocca prima dell’uomo, sovvertendo la gerarchia di potere che la parola stabilisce, che si permette addirittura di correggere la Bibbia (un atto audace, per una persona della sua epoca) pur di rigettare un’ipotesi così scandalosa. Scrive Eco: “Lo ripeto, chi fa così non è un predicatore misogino assatanato di sessuofobia, è Dante, padre e marito quasi esemplare, e amante ideale. E dunque immaginatevi gli altri”.
Per cui, care donne, non basta che il vostro tasso di occupazione resti drammaticamente inferiore a quello maschile. Non basta che, qualora qualche sconsiderato dimentichi che avete osato dialogare persino con il Principe delle Tenebre, vi venga concesso uno stipendio puntualmente inferiore a quello dei colleghi uomini. Non basta che vi sia negata la piena autodeterminazione sul vostro corpo, circondate da medici obiettori di coscienza e accantonate da uno Stato che non tutela e svuota di senso una sua stessa legge. Non basta che siate sistematicamente perseguitate, soffocate, stuprate, accoltellate, sfigurate e uccise. Non vi è concessa nemmeno la possibilità di aver pronunciato una singola sillaba prima degli uomini. State al vostro posto. Non sia mai che un uomo, nel sentirvi esclamare: “Buongiorno serpente, come va?”, veda sgretolarsi l’intero castello di certezze eretto, per millenni, sulle vostre spalle.
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