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Cultura
gennaio, 2010

Sgarbi scatenato

Combatte un presunto complotto ai danni del Bello. Odia le avanguardie. Disprezza il nuovo. Ama la mediocrità. Ritratto del nuovo commissario della Biennale e del MAXXI

A volte tornano. Ma non cambiano. Eccolo di ritorno lo Sgarbi furioso. Appena nominato dal ministro Bondi curatore del Padiglione Italiano della Biennale 2011 e vigilante per le acquisizioni del MAXXI, il museo costruito da Zaha Hadid, subito ha rilucidato l'armatura per difendere la bellezza contro "la falsa cultura che produce merda". La bellezza per Sgarbi è una missione. Ipse dixit, vedi biografia in www.vittorio sgarbi.it, dove si autoregala "il grande merito di aver divulgato a tutti il concetto della bellezza risvegliando nel Paese molte coscienze sopite". E le risveglia a schiaffoni le coscienze, esternando la sua indignazione contro tutto e tutti. Contro l'Arte Povera, roba degli anni Sessanta sfiorita "come una donna che a 25 anni è bella ma a 43 invecchiata non se la fila più nessuno" (lo spiega lui a Monica Bellucci?). Contro le avanguardie che non possono durare più di quattro cinque anni (come il futurismo o il cubismo, per esempio). Contro le "ultime Biennali dove non sembra di stare a Venezia ma a Cinecittà", mentre rimpiange quella di Carluccio del 1980, senza ricordare che commissari all'epoca erano Harald Szeemann e Bonito Oliva. Ma soprattutto eccolo scatenato contro la mafia dell'arte, che gli fa venire il sangue agli occhi: una cricca, una cupola, un complotto internazionale del mercato che sostiene "l'arte escrementizia e piena di tampax".

Il mercato internazionale è la sua ossessione, il demone che gonfia i prezzi e fa inutilmente spender soldi ai musei del mondo (MAXXI incluso) per opere di gente che lui non capisce. Tipo: Gilbert&George che ha citato più volte nel giorno dell'investitura storpiandone il nome. Non che lui non ci tenga al mercato. Anzi. Era in prima persona a battersi su Telemarket per quelli che lui ritiene gli incompresi artefici di bellezza. Mai che sia riuscito a portarne uno oltre le Alpi. Colpa della cupola si intende. Eppure i suoi protetti - da Luigi Serafini ad Alberto Sughi, da Fabrizio Clerici a Lino Frongia - sanno tutti egregiamente giocar di pennello. Tanto bravi da sembrare antichi. Fu così che lo stesso Sgarbi indicò Frongia come il possibile facitore di un falso 'Volto di Cristo' del Correggio. Pensava di fargli un complimento. In fondo uno che nel 2008 dipinge Cristi come Correggio è cosa rara. Ma il povero Frongia non la prese tanto bene e, spaventato, corse subito a smentire. Ingrato. Ora che gli si aprono le porte della Biennale magari perdonerà l'irruenza di Sgarbi. Come del resto ha perdonato Bondi che nel 2007 fu definito pubblicamente da Sgarbi "Un incrocio tra Don Abbondio e Massimo Boldi". Ma si sa, ministro, il ragazzo 'l'è discolo'. Facili ai litigi e alle clamorose rotture.

Uomo che ha militato in 12 partiti, che si è azzuffato con l'universo mondo dal Trio Medusa a Travaglio e ha collezionato una manciata di condanne per diffamazione. Uno che a sole 48 ore dalla nomina di consulente per le collezioni del MAXXI ha già le idee chiare su cosa si comprerà da domani. "Sarò il primo commissario antimafia dell'arte", ha detto dichiarando guerra al mercato costruito dai critici di sinistra. Ora si cambia musica, niente mode internazionali, niente confusione artistica-globale. Tutti nomi italiani, pittori che dipingono e scultori che scolpiscono: Annigoni più i soliti Serafini e Tommasi Ferroni nonché l'imperdibile scultrice Cordelia von de Steinen, vedova di Pietro Cascella. Lui ha avuto il merito di costruire il mausoleo funebre per Berlusconi nella villa di San Martino. Lei il merito di averlo sostenuto con il suo amore e non avergli fatto ombra. Ragioni sufficienti a un bel posto nelle collezione del neonato museo della Hadid a Roma, a cui non bastavano i problemi di risicato budget (10 milioni l'anno contro i 120 del Beaubourg o i 60 milioni di sterline della Tate) e la gestione di uno spazio potente ma oggettivamente complesso.

In questa delicata situazione ci mancava solo la tempesta Sgarbi. "Un amico e un uomo colto", lo definisce diplomaticamente Pio Baldi presidente del MAXXI, "ma questa è una fondazione con un suo autonomo comitato scientifico che sicuramente ascolterà i suoi suggerimenti". Traduzione: Sgarbi è un consulente del ministro e si limiti ad esprimere pareri in nessun modo vincolanti. Ma quando mai Sgarbi si è limitato? Infatti è già partito lancia in resta ad attaccare l'intero comitato e i suoi membri a cominciare dallo stesso Baldi. "Un uomo in quota di sinistra e molto vicino a D'Alema e a quel totalitarismo culturale che va da Celant a Bonito Oliva". Come dire i suoi storici nemici. Celant soprattutto, reo di aver saputo organizzare e promuovere una mostra sull'Arte Povera che nel marzo 2011 per i 150 anni dell'Unità d'Italia coinvolgerà i nostri più grandi musei d'arte contemporanea da Milano a Roma, Napoli, Bologna, Genova, Torino. Per Sgarbi, una provocazione "Cosa c'entra l'Arte Povera con l'Unità d'Italia?", protesta. Nulla, secondo i sussidiari. Tutto, se si vuole promuovere e riappropriarsi con orgoglio patrio di un movimento che all'estero ha opere in ogni collezione pubblica (molte meno da noi). Che ha convinto Sotheby's e Christie's ad aprire sessioni di aste italiane (per lo Sgarbi pensiero è prova del complotto). Che andrebbe difeso e trattenuto prima di fare la stessa fine del Futurismo, di cui ci siamo lasciati sfuggire i capolavori per motivi ideologici.

Ma è questo il limite dell'ideologico Sgarbi e della destra che ci governa. Incapaci di comprendere quanto il linguaggio visivo partecipi della nostra vita, dove gli spazi, i gesti e persino la bellezza mutano veloci di forma e di accento. Un potere che non sa nemmeno prendere esempio da altre destre (vedi Israele) in grado di lanciare nel mondo ricerca e sperimentazione come promozione dell'immagine del Paese. Qui invece - convinti che un virtuoso capace di dipingere come Correggio meriti la sala d'onore del museo del XXI secolo - si arruola Sgarbi. Per difendere quel che resta della Bellezza assediata dai video, dalle installazioni, dai light-box, da Internet, dalla playstation, da 'Avatar' e dal complotto del mondo.

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