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Cultura
ottobre, 2010

L'ultima di Lady Gaga

La nuova regina del pop ora si batte per i diritti dei soldati gay. Dopo aver scandalizzato con i suoi famosi travestimenti e le sue provocazioni

Non sono tanto i vestiti, vere e proprie installazioni che vanno assai al di là della semplice provocazione (come dimostrano le foto in queste pagine), o la sempre generosa superficie corporea che questi svelano. E nemmeno la straordinaria capacità di esprimere lo Zeitgeist del pop contemporaneo al punto da essere già sicuro riferimento di qualsiasi futura storia del costume di questo inizio secolo. Quello che colpisce di Lady Gaga è la sua perfetta osmosi con lo scopo finale di tutta la sua vicenda artistica: il successo. Questa 24enne italo-americana, newyorkese, ossigenata (tre caratteristiche in comune con colei il cui scettro tutti giurano abbia già raccolto, Madonna), la fama l'ha voluta, cercata, inseguita, mancata e infine afferrata in maniera spettacolare. È c'è da scommettere che non se la lascerà scappare facilmente. Perché, per capovolgere una formula di Warhol - che, al contrario delle colleghe, lei conosce davvero - Stefani Joanne Angelina Germanotta non è "famosa perché è famosa": è diventata famosa per rimanere tale. E come dimostrano i titoli dei suoi due album, "The Fame" e "The Fame Monster", la celebrazione della fama è il perno della sua ispirazione.

È la First Lady del Pop. Artista più influente del 2010 per "Time", 15 milioni di dischi venduti in due anni, una quantità di premi pressoché infinita, un look che parte da Donatella Versace arriva a Christina Aguilera raccontato nei dettagli in biografie come quella di Paul Lester (edizioni Aerostella) Gaga è ovunque. Deve questa ubiquità, più che al rispettabile talento musicale, a un senso del teatro che arricchisce la performance pop di enorme impatto: non a caso si è fatta le ossa nella scena burlesque. La sua "shock tactics", guidata da un team di creativi "under 26", organizzati sul modello della Factory di Warhol, funziona perfettamente. Si deve a questa "Hous of Gaga" quel ricchissimo repertorio di scelte sartoriali, video, scenografiche e coreografiche che somigliano più alla performance artistica che al pop: basti pensare a come Lady Gaga usa il sesso e la violenza, non ammiccando, ma indicando vere prese di posizione culturali.

Quando nei suoi video, foderata di lattice nero, si avviluppa come un'anguilla a membra altrui, lo scopo non è quello di eccitare il pubblico maschile: il gioco con l'androginia mira a portare avanti il dibattito sulla sessualità. E lo fa in maniera tutt'altro che sexy. Anche per questo vederla su un palco, inguainata in un bisessuale doppiopetto, mentre arringa la folla sui diritti dei soldati omosessuali nell'esercito americano è sembrato quasi naturale. Oltre a ringraziare la sua base di fan gay, Gaga si stava preparando al compito di chiunque raggiunga nel pop livelli di vertice e abbia una certa intelligenza: quello di ruolo guida nella sfera politica e sociale. La musica? Era solo un pretesto.

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