E' attesa a giorni la pubblicazione del più grande studio sulle cause ambientali del tumore al seno. Lo ha concluso la Breast Cancer Chemical Policy Project, una commmissione scientifica incaricata dallo Stato della California di investigare le cause del male. Perché, spiega Sarah Janssen, ricercatrice del Natural Resources Defense Council e condirettrice della commissione, "fino ad oggi la prevenzione del tumore del seno non ha preso in debita considerazione gli agenti che ne causano l'insorgenza".
Il gruppo di ricerca ha rilevato che oltre a composti come la diossina, il Ddt e altri pesticidi, dei quali era già noto l'effetto cancerogeno, esistono anche altri composti che possono causare il cancro della mammella. E punta il dito, in particolare, sul bisfenolo A, una sostanza utilizzata per produrre le bottiglie di policarbonato (plastica dura) usate per allattare i bambini, per rivestire le lattine dei cibi in scatola, per produrre colle e cementi e già collegata a svariati tipi di disturbi immunitari negli esseri umani.
"Siamo tutti esposti al bisfenolo e i suoi residui sono rilevabili nel 90 per cento della popolazione del primo mondo", continua Jessen: "Esperimenti con cavie di laboratorio hanno rilevato che l'esposizione in fase fetale e prepuberale determina lo sviluppo del cancro. In esperimenti condotti con tessuto mammario sano, prelevato da donne predisposte geneticamente verso il cancro, il bisfenolo A determina una fortissima accelerazione della riproduzione cellulare e di tutte le manifestazioni biofisiche associate con i fenomeni cancerogeni". I ricercatori californiani ci tengono però a sottolineare che il rischio non va valutato solo in riferimento al bisfenolo, ma che esistono oltre 200 sostanze la cui esposizione in età prepuberale può contribuire, più tardi in vita, in maniera determinante all'insorgere del cancro al seno.