La città celebra il cinquantenario della fiera dedicata all'arredamento con centinaia di eventi. Ecco una guida del meglio da fare e da vedere

Il Salone del Mobile compie 50 anni. Una festa. Grande e anche democratica, visto che gli appuntamenti del suo massiccio e sfaccettato corpo sono aperti al pubblico. Durante la settimana del design, quando Milano si trasfigura (e si intasa) per l'onda solida di creativi, studenti, commercianti, design victim e curiosi in gita, si può scegliere tra centinaia di mete. Eccone alcune.

La prima è a Rho, nei padiglioni della fiera progettati da Massimiliano Fuksas. Ospita produttori di "cose" d'arredo da tutto il mondo. Con il Salone Satellite è l'incubator di nuove promesse: 700 giovanissimi creativi, selezionati ogni anno da un team di esperti. Lì vanno cercati i grandi degli anni a venire. Curate dal Cosmit, l'ente della fiera, l'installazione Cuorebosco, in piazza della Scala, dove Attilio Stocchi ha fatto rinascere gli alberi di un bosco mitico, e li ha avvolti di nebbia, effetti luminosi e sonori. E la mostra Principia, in piazza Duomo: otto stanze dedicate alla scienza come sorgente dell'arte. Indagano sul tema Marina Abramovich, Denis Santachiara e molti altri.

C'è poi il Fuori Salone, spalmato in ogni angolo di città. Il fenomeno tutto metropolitano è quello che vuole non solo gli showroom, ma anche negozi-gallerie-bar arruolati per la grande kermesse. Il viaggio può cominciare nell'ex area industriale di Via Ventura. È la più nuova delle mete, ma è già uno dei poli del design. Qui si incontreranno Yves Béhar, Sam Baron, Emmanuel Babled, Diallo Design. Tra le collettive, Mindcraft, design di ricerca danese e Promisedesign, oggetti belli e (a prima vista) impossibili da Israele.

L'altro polo è quello di via Tortona, una sorta di nuova fiera dove le firme del design trovano casa in ex officine e atelier. Al Superstudio Più (civico 27) c'è il Temporary Museum for New Design: tra le presenze una mostra di Giulio Cappellini e Paola Navone per Alcantara.

In via Borgognone 27, da 'SpazioFmgperl'archiettura', lo sguardo corre alle nuove generazioni giapponesi, ritratte dal video artista Maris Mezulis. Letteralmente orde di giovani creativi e aziende di mezzo mondo nelle vie circostanti. Ma date un'occhiata alle lampade di David Trubridge. Sono all'Opificio 31, in via Tortona. O ai nuovi lavori di Tom Dixon in via Stendhal 35. Lì accanto, per una pausa nel mood del luogo c'è il Parliament, pop-up (cioè effimero e temporaneo) restaurant progettato dallo stesso Dixon.

Nel cure della città c'è la splendida Cà Granda, l'Università degli Studi di Milano. Doppio piacere: passeggiare nei cortili del Filarete dando un'occhiata a Interni Mutant Architecture&Design, allestita dalla rivista Interni. Design-spettacolo e molta ricerca con nomi e numeri straordinari. Tra i partecipanti, Zaha Hadid, Ingo Maurer, Michele De Lucchi, Richard Meier, Snøhetta. Nella stessa zona universitaria, al numero 20 di via Conservatorio, "Progetti al telefono", mostra dedicata al lavoro del grande Vico Magistretti: materiali d'archivio inediti e importanti pezzi storici raccontano un padre fondatore del design. Lettura non convenzionale, inoltre, da "Posti di Vista design sensibile", manifestazione ospitata in uno degli edifici della nuova Milano creativa, la Fabbrica del Vapore di via Procaccini 4.

Circa 70 le iniziative tra mostre, eventi, workshop, proiezioni, concerti installazioni. Accanto, ovviamente, agli oggetti, tutti con un denominatore comune: il design "sensibile", nei confronti di una sostenibilità ambientale, culturale ed economica. L'idea nasce dall'associazione di idee tra la rivista Ottagono e Fdvlab, l'Associazione Laboratori Fabbrica del Vapore.

Atto d'amore dichiarato, invece, in "Kartell Loves Milano". L'idea: milanesizzare alcune icone del design. Il compito è stato affidato a personaggi simbolo della città, rubati al mondo della cultura e dell'arte. Qualche nome: Gabriele Basilico, Elisabetta Sgarbi, Vedovamazzei, Italo Rota, Antonio Marras. Il bello insieme al buono: le creazioni verranno messe all'asta il 12, nel flagstore di via Turati, e il ricavato devoluto alla Fondazione Veronesi. E poi c'è il Museo del Design, nel Palazzo della Triennale, che ogni aprile si dà un nuovo volto. L'edizione 2011 mette insieme poesia e prodotto: perché è curata da Alberto Alessi, imprenditore, e perché ha per titolo "Le fabbriche dei sogni". È dedicata a uomini e aziende che hanno contribuito a inventare il design, camminando sulla linea che separa (o lega) funzione e poesia. L'allestimento, di Martí Guixé, è concepito come un'avventura di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Ancora Triennale, alla Bovisa, in via Lambruschini 31: per la mostra "Independent Secession", collettiva tra arte e design di Andrea Branzi, Sergio e Patrizia Cappelli, Michele De Lucchi, Giulio Iacchetti, Lapo Lani, Michelangelo Pistoletto. Indaga una diversa idea di progetto, che non si riferisce a committenze o tecnologie ma a pratica professionale radicale. Lo Spazio di Rossana Orlandi, infine, è bello in un modo raro e ogni anno raccoglie designer scoperti dalla padrona di casa-talent scout. I divani patchwork di Bokja, le ciotole di plastiche preindustriali di Formafantasma, i piatti tropicali dei Campana. Poi andate in cortile, sedete sotto i rampicanti, e prendetevi una pausa.

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