Si parla molto, e a ragione, del 'costo della vita'. Ma anche quello della morte - toccatevi pure - sembra sia diventato un problema. Normale dunque che in tempi di recessione si punti alle esequie low cost, specie se il defunto non ha lasciato la liquidità con cui organizzare il suo ultimo saluto.
Prendete Roma, per esempio: ormai nella capitale andarsene dignitosamente costa (ai parenti) almeno cinquemila euro, tutto compreso. Al nord un po' di più, al sud un po' meno.
In generale, il listino dei trapassi comprende almeno cinque voci: il costo dell'agenzia funebre, le tassa comunale per loculo, inumazione a terra, bolli e iva (sì, in questo Paese si pagano le imposte anche per schiattare), l'affitto trentennale o quarantennale del loculo in cimitero e ovviamente l'acquisto della bara e la macchina per il trasporto.
Iniziamo dalle esequie: al primo posto Torino dove un funerale può costare anche 3.000 euro. Al secondo posto Milano e Genova (2.500 euro), seguite da Palermo e Udine (2.000 euro), poi Bologna (1.950 euro), Catania (1.800 euro), Roma (1.600), Parma (1.500 euro) e Venezia (1.160 euro).
I prezzi in questione si riferiscono ad un servizio "all inclusive" comprensivo di trasporto della salma, pratiche per la tumulazione, bara e competenze d'agenzia.
A queste cifre tocca poi aggiungere la tassa comunale per l'inumazione decennale a terra del defunto. A Roma si superano i 500 euro. La cifra scende a Milano (si va dai 134,89 per tutti i cimiteri tranne il Monumentale che costa 269,79 euro), sale a 274 euro a Cremona e dintorni e a 340 a Riomaggiore, cittadella marittima delle Cinque terre.
E se invece dell'inumazione a terra si opta per la tumulazione, i prezzi salgono ancora. L'affitto di un loculo in seconda fila (il più gettonato) al cimitero comunale del Verano a Roma costa 3548,75 euro a persona. Sempre al Verano ci si può anche accontentare di un loculo ossario da 35 x 35 x 70 in nona fila: costa solo 319 euro (tasse escluse) per 30 anni ma è praticamente irraggiungibile: da scegliere solo se il defunto vi stava particolarmente sulle scatole e non avete la minima intenzione di andarlo a trovare. Per un loculo esterno da adulti in quinta fila, su su nella parte alta, si spendono invece 1038,54 euro: peccato per lasciare i fiori sia necessario prendere la scaletta, il che non è sempre agevole per le vedove più anziane.
A Milano, se vogliamo fare le cose in grande acquistando un colombario nel cimitero di Musocco arriviamo anche a 4966 euro. Sempre a Milano la tumulazione in tomba di famiglia costa 3.240,56, per non parlare del Monumentale, dove i prezzi variano da un minimo di 7.020,68 ad un massimo di 12.961,18 euro.
Scendiamo al Sud. A Marsala, in Sicilia, dopo che l'amministrazione comunale ha appaltato all'Associazione Temporanea di Imprese i lavori per la realizzazione di 514 loculi nel Cimitero urbano, la cifra per una "cassettina" (di una cubatura di circa 1,4 metri quadrati) è quotata a circa 1.635 euro, iva inclusa. Più basso il prezzo per un loculo in seconda fila a Reggio Calabria: 813,42 euro. Peccato che a questa cifra si debba aggiungere una lista infinita di oneri "a domanda individuale": trasporto salme (20,66), obbligatorio a meno che non si voglia trasportare il defunto in una 4 x 4, la tumulazione salme in loculi comunali (36,15 euro), l'eventuale tumulazione in loculi privati (41,32 euro) e anche la sosta della salma in obitorio (51,65 euro).
Le cifre raddoppiano nelle grandi città e vi si aggiungono anche altre tasse comunali: quella dell'istruttoria pratica amministrativa che a Roma e a Milano si aggira intorno ai 31,74 euro e, in caso di rito interno al cimitero, si paga pure quello: 73,02 euro.
Poi c'è il capitolo bare, che vanno a metro e cambiano prezzo in base al legno utilizzato per la cassa, che poi se non sei un esperto non sai nemmeno che legno è per davvero. Ma tant'è. Ad esempio per una cassa in rovere si arriva a 3-4 mila euro, stessa cosa per il legno massello (larice), per la radica, la madreperla e la noce che però - avverte un rivenditore - non è quasi mai vera.
Per risparmiare esistono anche le bare di compensato, legno finto o in metallo che poi sono spesso quelle inserite nel "pacchetto" fornito dall'agenzia. Ci sono anche i cofanetti. Unico scopo: conservare i resti. Quelli "green" sono progettati invece per biodegradarsi, l'esatto contrario di uno tradizionale. I materiali utilizzati sono simili a quelli delle teche di cremazione, di legno chiaro, di cartone o un sudario semplice. Ce ne sono a tema, fatti a forma di auto, barche, o animali. Vengono dall'Africa, dal Ghana soprattutto e costano attorno ai 700 dollari.
E per un funerale low cost, si può anche comprare materiale che arriva dalla Cina. In quel caso (e questo le agenzie funebri di solito non lo dicono) si risparmia parecchio. Basta andare su Alibaba e scegliere, come al supermercato, la cassa preferita made in Zhejiang. Una bara di legno solido marcata Hualan costa tra i 100 e i 200 dollari. Termine di consegna: 45 giorni. Altrimenti, andate a Settimo Milanese dove è stato aperto un outlet del caro estinto, un centro all'ingrosso del settore funebre «con la più vasta e qualificata scelta di prodotti a prezzi strepitosi». A 1.499 euro si garantisce la fornitura della cassa, l'incassamento e la chiusura del feretro, la coccarda, il tavolino e il registro firme, il carro funebre, la presenza di quattro valletti - necrofori preposti al trasporto della bara e il tragitto dal luogo del decesso al luogo delle onoranze. A batterli tutti è però tale signor Fabozzi di Roma che per 699 euro promette auto funebre per tutti i cimiteri nella capitale, denuncia di morte, bara completa di accessori e personale per assistenza. Non avendone per ora verificati i servigi, non siamo tuttavia in grado di garantirne la qualità. In generale, come si diceva, al sud seppellire l'estinto costa meno che al nord. Secondo i dati della Camera di commercio di Milano (II trimestre 2009, 2008 e 2004 e su dati Istat al 31 dicembre 2008), le imprese di onoranze funerarie in Italia sono cresciute del 15,1 per cento negli ultimi cinque anni e del 3,7 per cento dal 2008. Complessivamente sono 5.703 quelle attive nella penisola al secondo trimestre 2009: 1.506 operano nel commercio di articoli funerari e cimiteriali e 4.197 nelle pompe funebri e attività connesse. La regione con la più alta concentrazione di imprese funebri è la Lombardia (12,1 per cento sul totale nazionale, 691 in totale, di cui 139 nel commercio di articoli funerari, 552 nelle pompe funebri e attività connesse). Seguono il Lazio con il 10,2 per cento sul totale italiano (584 attività), la Sicilia con il 10,1 per cento (574 imprese), la Campania (9,4 per cento , 537 imprese) ed il Piemonte (8,8 per cento, 503 imprese). Rispetto alla popolazione, è il sud a registrare il primato: vince il Molise con 20,9 imprese attive ogni 100 mila residenti, la Calabria (18,4), e l'Abruzzo (18) e con valori di molto superiori alla densità media nazionale che è pari a 9,6. Tra le province italiane quella di Roma è prima nel settore delle imprese funebri con una quota del 6,3 per cento sul totale nazionale. Seguono le province di Torino con il 4,1 per cento, Napoli con il 3,8 per cento. Milano è quarta con 203 imprese attive, il 3,6 per cento nazionale.
Un business molto "vivo", dunque, che porta con sé un suggerimento: spegnersi nelle grandi città conviene (si fa per dire) perché la concorrenza è più alta, l'offerta pure ed è quindi più facile evitare di doversi per forza rivolgere alle agenzie 'gemellate' con gli ospedali. Non è raro che i gestori delle camere mortuarie e le amministrazioni ospedaliere creino veri e propri monopoli della morte, affidando il controllo delle onoranze funebri sempre agli stessi operatori.
Secondo il Codacons, alcuni di "questi funerali, con tangente incorporata, costano mediamente il 30 per cento in più rispetto al normale. Troppo spesso infermieri, centralinisti o personale delle camere mortuarie di ospedali si affrettano a chiamare le 'loro' pompe funebri amiche in cambio di una stecca che varia, in media, da 150 a 350 euro, a seconda della città e del costo complessivo del funerale.
L'associazione S.o.s Racket e Usura ha anche filmato nell'ospedale di Lanzo Torinese una dipendente che, subito dopo aver saputo del lutto organizzato a tavolino, si è precipitosamente messa in contatto con l'impresa di pompe funebri di "fiducia" proponendo al finto familiare dell'estinto "un funerale a ben 4.000 euro". Attenzione alle fregature, quindi. Che spesso si nascono anche negli annunci su Internet di chi cede loculi e posti nei camposanti.
Un ultima dritta: non tutti lo sanno ma gli importi pagati in seguito al decesso dei familiari più stretti sono detraibili dalla dichiarazione Irpef fino a 1.549,37 euro per ogni parente che ci ha lasciato. Ai fini fiscali si considerano spese funebri non solo quelle per le onoranze, ma anche tutte quelle connesse al trasporto e alla sepoltura. L'importo massimo può essere superato, nello stesso anno, solo qualora si verifichino più «eventi luttuosi». E se non vi siete ancora toccati a questo punto dell'articolo, vuol proprio dire che non siete superstiziosi.