Il Paese asiatico è impazzito per gli automi: li vuole usare non solo come badanti o infermieri, ma anche per sostituire maestri d'asilo e guardie carcerarie. Mentre nasce anche un parco divertimenti a tema

Il Paese che sogna la robotizzazione di massa accelera la sua corsa all'innovazione con il chiaro obiettivo di trainare l'industria verso un'unica direzione. Secondo i dati relativi agli ultimi due anni e resi pubblici dall'agenzia sudcoreana Yonhap, il mercato della sperimentazione robotica ha registrato un aumento del 75 per cento.

Dalla difesa al commercio, la Corea del Sud ha investito in ogni settore della vita dei suoi connazionali, riuscendo a far triplicare gli acquisti familiari dei robot dal 2010 a oggi. Nella costante sfida economica e tecnico-scientifica che il Paese lancia al suo più grande rivale, il Giappone, si lavora per mantenere alte le aspettive e per arrivare all'appuntamento che lo vedrà al centro del mondo. Si avvicina, infatti, la data di inaugurazione del primo parco a tema dedicato ai robot, nei pressi della città nord-occidentale di Incheon: Robot Land, prossima apertura, aprile 2014.

Non si può fallire, davanti agli occhi dell'intero pianeta: che dovrà celebrare insieme alla Corea del Sud il suo enorme successo innovativo, declassando il Giappone al secondo posto. Ma per poter completare il progetto di una nuova cultura "robot-dipendente", il governo di Seul deve far perno soprattutto sulle famiglie, fulcro della crescita del mercato e cultrici di droidi dalle mille mansioni. Si vuole così spingere il popolo, che già dispone di tecnologia avanzatissima e di macchine intelligenti che si muovono emettendo adorabili suoni, a desiderare robot: amichevoli, impeccabili, ma soprattutto instancabili. Per i sudcoreani, infatti, il rapporto con gli automi non è più o solo una questione di utilità sociale: robot badanti, robot colf, robot assistenti, robot animali entrano a tutti gli effetti a far parte del nucleo familiare. Anche l'insegnamento nelle scuole, dal 2010, sta seguendo la strada dell'educazione artificiale, secondo il programma ministeriale R.learning (apprendimento attraverso i robot) del valore complessivo di 1,37 milioni di dollari. Ed è iniziato dalla scuola materna, dove un'armata di droidi dal nome Engkey (English + Jockey) ha il compito di insegnare l'inglese. Il progetto sembra funzionare benissimo, non solo perché i bambini considerano i robot alla pari e con loro riescono meglio ad affinare le competenze linguistiche, ma perché gli Engkey sono macchine dotate di empatia, in grado di legare attraverso il sofisticatissimo software di riconoscimento vocale la nostra dinamica facciale. Al costo di 8 mila dollari, cifra nettamente inferiore allo stipendio annuo di un insegnante sudcoreano, entro il 2013 questi speciali docenti entreranno a far parte di tutte le 8.400 scuole materne, per poi continuare la loro missione in quelle elementari e medie.

La perfezione estetica, vera ossessione del rivale nipponico nella realizzazione dei robot, ha spinto invece il Giappone a investire in ogni settore della ricerca a costi elevatissimi: ed ecco nascere prototipi per la telepresenza e modelle che presto saranno anche badanti, o Simroid, una perfetta ginoide che permette agli studenti in odontoiatria di far pratica su di lei come su di un vero paziente. Esattamente come i rivali, i sudcoreani investono in "estetica" ma solo per creare donne robot che il più possibile si avvicinino alle sembianze di una connazionale di altezza media, di bella presenza, e da impiegare come "assistenti di nuova generazione". Sembra che presto le troveremo sorridenti ad aspettarci in stazioni, uffici pubblici o centri commerciali.

Ci guideranno gentili, giorno e notte, dovunque ce ne sia bisogno: per darci informazioni sugli orari dei treni o su dove fare il check-in. O semplicemente per darci consigli durante lo shopping. Intanto lo scorso agosto la stampa sudcoreana diffondeva la notizia della comparsa nei negozi dei primi robot-commessi prodotti dalla società Showbo. Anche questa una gara economica rivolta al Giappone che aveva investito qualche tempo prima nello stesso progetto ma ad un costo dieci volte superiore. Poi la notizia, giunta poco dopo dall'agenzia Yonhap: nel penitenziario di Pohang, a sud est di Seul, le guardie verranno affiancate da guardie robot. Un progetto pilota che partirà da questo mese e avrà l'obiettivo di testare il grado di efficienza dei droidi nelle carceri, evitando il lavoro più duro ai colleghi umani. Ma c'è di più: per via di particolari sensori elettronici e grazie ad un costante rapporto via wireless, le sentinelle-robot potranno individuare nei prigionieri quei comportamenti anomali, autolesionisti o violenti, segnalandoli di conseguenza agli agenti di permanenza. E se l'esperimento dovesse dare risultati positivi, presto gli automi aumenteranno di numero, insinuandosi anche nelle altre carceri del Paese. Prezzo complessivo di questa operazione, 674 mila euro.

Intanto ci si chiede se i droidi sostituiranno l'uomo, come per il progetto di educazione artificiale nelle scuole. Alle accuse di spersonalizzazione dei rapporti umani e di fronte a previsioni di scenari terrificanti alla Robocop, il professor Lee Baik-Chul, dell'Università di Kyonggi (Seul), che ha diretto la sperimentazione, risponde: "I robot sono degli aiutanti, più gentili rispetto ai loro colleghi umani. Il loro lavoro non è il giro di vite sui prigionieri violenti. Quando un recluso si trova in pericolo di vita o è gravemente ammalato, può essere soccorso più velocemente". Fin qui tutto bene, se crediamo alle affermazioni del professor Lee Baik-Chul e se non spaventa il pronostico dello stesso governo sudcoreano: "Entro il 2020 la robotizzazione di massa sarà completata". Per prevenire le critiche, la Corea del Sud fa perno sul primo parco a tema dedicato ai robot, "dove tutto sarà cultura, divertimento e fantasia". L'annuncio di questa struttura è stato inciso come a Hollywood a caratteri cubitali sulle colline adiacenti all'aereoporto di Incheon (Seul), vicino allo stesso parco, dove si legge: "Robot Land". Un luogo dedicato al successo della pellicola sudcorena del 1976 e al suo protagonista, Taekwon V, per il quale si erigerà una statua alta circa 111 metri, torre d'osservazione dell'intera area.
Insieme a Taekwon V, altri 340 automi saranno cittadini di Robot Land. Nelle quattro aree a tema (Robot Unito, Kidbot Village, Robotopia e Fun City) li vedremo esibirsi, gareggiare, lottare in una serie di giochi e spettacoli ai quali mai avremmo pensato di assistere.

Ma il parco sarà anche fulcro della ricerca tecnologica e dell'educazione (con una scuola di specializzazione e laboratori di ricerca e sviluppo), grazie all'apertura di un centro multifunzionale realizzato quasi esclusivamente con il sostegno economico di aziende private. Costo totale circa 530 milioni di euro, ma genererà circa 19 mila nuovi posti di lavoro e un aumento della produzione di circa 6 miliardi di euro. Insomma un enorme giro d'affari. Raggiungibile da 51 città con sole 3 ore e mezza di volo, vedrà la presenza di 2,8 milioni di visitatori all'anno. Attrazione turistica e vetrina per l'industria robotica, Robot Land insegnerà qualcosa al mondo intero? In questa corsa tutta orientale vi è un'unica certezza: stiamo entrando nel tempo dei robot.

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