Le gemme erotiche di Pompei e gli amuleti fallici degli antichi egizi, cinture di castità per uomini e i primi vibratori meccanici (i Veedee: da Veni Vidi Vici…), e poi Shunga giapponesi, minuscule conchiglie in porcellana cinese contenti statuine impegnate in atti amatori, accanto a fotografie moderne di parti intime ed interviste video. E c’è anche una replica del mitico accumulatore orgonico del Dr Wilhelm Reich, la presunta “cabina dell’orgasmo” che dovrebbe ricaricare il paziente di energia “vitale cosmica” per curare malattie psichiche e cancro.
[[ge:rep-locali:espresso:285142617]]Così la Wellcome Collection di Londra propone 150 anni di studi e strumenti di analisi per la classificazione della sessualità umana. Un percorso attraverso ricerche pioneristiche, dagli albori ottocenteschi della Sessuologia scientifica, fino alle moderne ricerche sugli orientamenti di genere. Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso, insomma, ma visto con gli occhi della scienza.
«La fondazione Wellcome Trust finanzia la Statistica Nazionale sugli Atteggiamenti Sessuali e gli Stili di Vita. E questo ci ha fatto prendere in considerazione l’idea di costruire attorno a questi dati il tema per la mostra. E quando abbiamo cominciato ad approfondire le ricerche sulla storia del sesso e della sessualità abbiamo scoperto una grande varietà di ricerche portate avanti da studiosi le cui stesse personalità erano estremamente interessanti», spiega una delle curatrici, Honor Beddard.
E tra queste “personalità interessanti” c’è forse anche quella dello stesso Sir Henry Wellcome, l’industriale farmaceutico che accumulò una grande quantità di denaro e istituì il Wellcome Trust che, che collezionava anche immagini erotiche, interessato in particolare alla venerazione di oggetti fallici ed al rapporto tra sesso e religione fin dalla preistoria.
E la cifra della mostra londinese non si discosta dall’immagine Wellcome nella certrezza che l’esplorazione della sessualità è una questione scientifica. Così apre con una sezione dedicata all’ “Einstein del sesso”, Magnus Hirshfeld, il primo a dare definire i transessuali, fondatore dell’Institut für Sexualwissenschaft di Berlino che promuoveva i diritti degli omosessuali e fu distrutto dai nazisti il 6 maggio del 1933 con un rogo pubblico di tutti i suoi archivi ed opere. In mostra anche il ritratto di Lili Elbe, la transgender che si sottopose al primo intervento chirurgico di rimozione dei testicoli della storia, effettuato da Hirshfeld nel 1930.
Tra i pionieri, ci imbattiamo nello psicologo austriaco Kraft Ebing autore di un catalogo delle “perversioni” sessuali che per la prima volta introdusse i termini feticismo, sadismo e masochismo, stando però ben attento a scrivere in latino i passi dei suoi trattati ritenuti più scabrosi. «È toccante vedere gli sforzi che compirono i primi sessuologi a quei tempi, esponendosi a grossi rischi», dice Beddard: «Molti di loro erano guidati da una motivazione personale, volevano sfatare le proprie convinzioni errate oltre a quelle del pubblico». È il caso ad esempio dello psicologo britannico Havelock Ellis, che nei suoi “Studi sulla psicologia del sesso” per la prima volta tracciò uno spettro dei comportamenti sessuali, compresi quelli meno consueti, come la sua stessa urofilia.
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Ovvio tracciare un parallelo con l’opera del 1974 dell’artista Carolee Schneemann, che tappezza le pareti dell’Istituto della Sessuologia con la carta statistica della sua attività sessuale, la Ye Old Sex Chart, comprensiva di “misure” dei partner, attività scelta e relativo tipo di suono emesso durante l’orgasmo…
La scienza del sesso è saltata dalle elucubrazioni del Dr Freud e dalle misurazioni di Mrs Slopes agli studi più esplicitamente anatomici condotti, in segreto, da William Masters e Virginia Johnson alla Washington University negli anni Cinquanta. Oltre 700 volontari furono studiati nel bel mentre dei loro intercorsi, con apparecchiature tecnologiche in grado di misurare, per la prima volta in termini clinici, le loro risposte fisiche alla stimolazione sessuale (battiti cardiaci, pressione, attivita’ cerebrale…). Esposto a Londra è ad esempio il fotopletismografo vaginale con cui i due sessuologi osservarono l’orgasmo femminile, dall’interno.
Era il preludio alla rivoluzione sessuale, promossa anche dagli studi del “Dr Sex”: Alfred Kinsey, fondatore dell’ omonimo istituto (nel 1947) dove tutt’oggi si continuano ad analizzare i dati in codice della più ambiziosa statistica esistente: le esperienze sessuali di 18mila americani da lui intervistati.
La sessuologia si era già orientata verso la modernità. Aveva già cominciato a costruirsi come una scienza soprattutto epidemiologico-statistica. E la la mostra dà spazio al Natsal (National Survey of Sexual Attitudes and Lifestyles) di Londra, uno tra i più grandi centri di statistica sui comportamenti sessuali del mondo - che negli anni Novanta ad esempio ha contribuito alla messa a punto di strategie per la prevenzione dell’AIDS e di altre malattie veneree - che elabora statistiche sulla relazione tra comportamenti sessuali, salute e i moderni stili di vita. «C’è ancora molta ricerca da fare», conclude Beddard: «Penso ad esempio a come sta evolvendo la questione dell’identita’ sessuale». E gtta uno sguardo a un visitatore di mezza età, occhialini da professore e maglione col collo alto indossato su minigonna e calze velate. È nel posto giusto, al momento giusto.
L’Istituto della Sessuologia ?alla Welcome Collection di Londra ?è aperto fino al 20 settembre 2015.