È il 4 giugno del 2013. Siamo ad Hong Kong, in una stanza dell'hotel Mira. E l'uomo che sta svelando gli inauditi programmi di sorveglianza di massa indossa una T-shirt bianca. Un trentenne, pallido, serio anche in maglietta e jeans: così si presenta Edward Snowden nelle prime scene di "Citizenfour". È il documentario sull'ex contractor della National Security Agency con cui Laura Poitras ha già spuntato l'Oscar e che dal 16 aprile, distribuito dalla I Wonder Pictures, arriverà in Italia. Un film lucido, avvincente: 114 minuti in cui la documentarista americana ricostruisce, dalle prime mail crittografate inviatele da 'Verax', alias Snowden, l'agghiacciante portata del 'Datagate'. Lo scandalo che, grazie ai file girati nella camera del Mira hotel da Snowden alla Poitras e al reporter Green Greenwald, ha mostrato la vera natura della Nsa.
Da quel giorno sappiamo che la più potente agenzia d'intelligence al mondo è una piovra che, dopo l'11/9, ha intercettato con i suoi tentacoli non solo i telefonini dei Potenti della Terra (cellulare di Angela Merkel incluso). Ma anche le nostre telefonate, chat o messaggi. Da allora, grazie alle prove di questi coraggiosi whistleblower, è cambiata la nostra comunicazione quotidiana. E il modo di percepire la 'sfera privata'.
Ma il ciclone scatenato da Snowden, gli scoop di Greenwald e questo film della Poitras hanno trasformato anche il modo di pensare e fare 'giornalismo'. In un mondo segnato da internet e flussi di megadati, qual è il ruolo ( e il limite) delle Agenzie di intelligence? Siamo forse già tutti degli "Informatori"? E quale sarà il destino di Edward Snowden, ora in esilio nella Mosca di Putin? Tre delle domande che in questa intervista "L'Espresso" ha rivolto a Laura Poitras.
Se lo aspettava di vincere l' Oscar?
"No, per niente. Quando ho iniziato a ricevere email da Snowden e sono andata a Hong Kong, si dicevano solo cose terribili sul nostro progetto. Hollywood è un posto conservatore e il nostro è un film anti-enstablishment . D'altra parte, vi si producono anche film come "The Hunger Games". Insomma, per me l'Oscar è stata una bellissima sorpresa".
Snowden nel film ripete come l' importante non sia lui, ma il controllo delle comunicazioni da parte dei servizi di Intelligence. Ma il 'Datagate' non ha mostrato che oggi è a rischio la sfera privata?
"Sì certo, ma anche la sfera pubblica. Entrambe sono a rischio quando vengono controllate in questo modo dai governi che violano la libertà degli individui e di espressione minacciando la stessa democrazia. Snowden con i suoi dati dimostra che le agenzie di intelligence ci manipolano sempre di più".
Per dimostrarlo s'è rivolto a lei e a un giornalista come Greenwald. Un certo tipo di stampa è fondamentale anche nell'era digitale?
"Spero di sì! Ho iniziato a girare con Glenn Greenwald nel 2011 perché ero interessata a un giornalismo 'fuori dal sistema'. Poi l'interesse si è spostato su Snowden. In Internet siamo in uno spazio aperto: non devi trovarti a Washington e lavorare per uno dei più importanti giornali per dare notizie di impatto sulla società. L'era digitale crea spazi per un giornalismo antagonistico, il che è decisamente un bene"
Il risvolto negativo dell'era digitale qual è?
"Il fatto che negli USA i giornalisti vengono presi di mira. Io stessa sono sulle "Watchlist" e vengo fermata ogni volta che torno negli USA. Questo controllo è possibile perché sono una film maker indipendente, se lavori per grandi agenzie di stampa è più difficile manipolarti".
Dopo l'11/9 la NSA ha raccolto miliardi di dati. È servito a qualcosa nella lotta contro terrorismo o mafie?
"La NSA e i suoi partner stanno nuotando in oceani di dati, ma perdono di vista l'essenziale. Prenda l'11 settembre: sappiamo che c'erano dei dirottatori addestrati in Afghanistan. La CIA lo sapeva e sapeva che avevano un visto per gli Stati Uniti, ma non glielo hanno mai tolto. È un esempio del fatto che non abbiamo bisogno di sorveglianza di massa, e che i Servizi possano fallire. L'11 settembre ha coinvolto un gruppo relativamente piccolo di persone su cui investigare, ma noi abbiamo invaso l'Iraq. Una reazione che ha creato una generazione in collera con gli USA, specie dopo Guantanamo".
Il Presidente Obama dice che è impossibile avere il 100% di sicurezza e di privacy: "dobbiamo scegliere una di queste due"...
"Una premessa falsa. Ciò che rende potenti le democrazie è la libertà, la libertà di espressione è essenziale. Abbiamo una costituzione e spiare i cittadini ne è una violazione".
Per tanti americani non ci sono dubbi: Snowden è un traditore. Chi è questo trentenne: una spia, un prigioniero politico o un patriota?
"Io cerco di fare film e non do 'etichette', ma attaccare i "whistleblowers" è una cosa spaventosa. Negli USA ci sono persone che commettono crimini ma non vengono perseguite; ad esser presi di mira sono i "Whistleblowers" e i giornalisti, coloro che espongono i fatti, ecco ciò che mi spaventa. Snowden è venuto a conoscenza di fatti illeciti e li ha rivelati, ha reso un grande servizio pubblico perché la gente deve sapere fatti del genere".
Dopo il 'Datagate' gli americani hanno ancora fiducia nell'Intelligence e nelle altre istituzioni politiche?
"Ci sono tantissimi motivi per non avere fiducia nel nostro governo. Sulle agenzie di Intelligence sappiamo che sono in grado di fare cose che persino alti esponenti del governo americano ignoravano, è preoccupante che abbiano tanto potere. Siamo in una situazione in cui la tecnologia e la facilità con la quale si raccolgono informazioni superano i controlli democratici. E questo deve cambiare!"
Siamo tutti informatori della NSA?
"Potrebbe esser vero, sì”, sorride. “Ma questa raccolta senza fine di dati significa che è a rischio la nostra privacy. Soprattutto quella di persone che non abitano negli Stati Uniti. Loro ci assicurano una sorta di protezione per i cittadini americani, ma per gli stranieri ce n'è pochissima".
I nostri account di Facebook e WhatsApp sono sicuri?
"Sappiamo che WhatsApp usa un sistema di criptaggio, e credo che funzioni. Abbiamo appurato che i Servizi stanno cercando di rompere questo criptaggio con dei super computer, ma ancora non ci sono riusciti. Se questa codifica viene fatta da organizzazioni 'free software' (come ad esempio Whisper Systems o Tor Browser ) allora siamo ancora al sicuro. Più preoccupante è quando la codifica viene da compagnie private e alla fine ci si ritrova con una backdoor per l'NSA. Una delle conseguenze delle rivelazioni di Snowden è che i sistemi di criptaggio funzionano ancora".
Internet ha traghettato la nostra società in un "Medioevo digitale" in cui la paranoia è il sentimento più diffuso?
"Non sono così pessimista. Ripeto, Internet crea anche un giornalismo come quello che Glenn o io stiamo facendo. E' un campo di battaglia: ci sono cittadini che vogliono proteggerlo e cercano di contribuire al bene dell'umanità e della democratizzazione. Ma ci sono governi che vogliono militarizzarlo e corporation che vogliono monetizzarlo. E oggi non sappiamo come andrà a finire".
Intanto ogni anno gli USA investono più di 75 miliardi di dollari nei servizi di intelligence. Che tipo di movimento o protesta civile può sfidare sistemi di controllo così efficaci?
"Tutti dovrebbero usare sistemi di criptaggio. Anche se pensate di non averne bisogno, magari ne avrete bisogno domani. Sì, credo che ci siano cose che le persone possono fare per resistere ai sistemi di sorveglianza e mostrare solidarietà a chi ne ha bisogno".
Torniamo a Snowden e al giugno 2013: perché ha cercato proprio lei, Laura Poitras?
"La prima email l'ho ricevuta nel gennaio 2013. Gli ho chiesto perché mi avesse contattato, ero sospettosa. Temevo una trappola e mi sembrava una storia da giornalismo su carta. Lui mi ha spiegato che sapeva che ero nella "Whatchlist" e che sarei riuscita a riportare la sua storia. Conosceva il mio lavoro, che avevo corso più volte dei rischi e posto domande critiche al governo USA".
"Non ho paura né rimorsi", dice Snowden oggi. Non è un paradosso che si ritrovi in esilio nel regno dello Zar Putin?
"Un momento: lui ha cercato asilo ad HongKong. Lì i suoi avvocati hanno capito che non era al sicuro, ma non ha mai pensato alla Russia. Era in viaggio per l'America Latina quando è stato trattenuto in Russia e gli hanno ritirato il passaporto. Ha chiesto asilo a diversi Paesi europei e se qualcuno glielo offrisse credo che accetterebbe subito".
Che i Paesi europei non lo accolgano è un fallimento per la democrazia nel Vecchio Continente?
"Penso di sì. In Germania c'è tanto supporto dei cittadini per l'asilo a Snowden, ma il governo ha paura di inimicarsi gli americani. Credo che se fosse stato un whisteblower cinese, i governi occidentali gli avrebbero dato il benvenuto, non crede? "
Intanto Hollywood ha premiato "Citizenfour" ed intellettuali come Noam Chomsky sono per l'asilo a Snowden negli USA. Otterrà mai un processo in patria?
"Un processo negli Usa mi sembra impossibile perché il reato di spionaggio non prevede una difesa nel caso di Whistleblower. Ma il tempo cambierà le cose e forse un giorno Snowden potrà tornare negli USA: so che lui lo vuole davvero. Per ora, con le norme dell'Espionage Act, è impossibile garantirgli un processo legittimo".
Terroristi o trafficanti di droga hanno imparato a proteggere le loro comunicazioni. Dopo Datagate è più difficile monitorare le strategie di Al Qaeda o di organizzazioni simili?
"Prima di tutto dobbiamo verificare dati del genere. E' vero che i criminali cercano sempre di nascondere il loro operato, ma a causa loro non è certo possibile mettere il mondo sotto sorveglianza: è sbagliato e non funziona".
Ha girato il suo film per spiegarci queste due cose?
"Nel film volevo parlare degli strumenti di sorveglianza che mettono in pericolo la democrazia. E mostrare, con persone come Snowden, Glenn Greenwald, Jacob Appelbaum e William Binney, la capacità umana di correre rischi se, come loro, si crede in valori importanti".
Ad esempio nella libertà di espressione e nel giornalismo?
"Sì, penso che Citizenfour sia anche un film sul valore del giornalismo. Un giornalismo antagonistico, che mostri ai governi certe responsabilità. Detto questo, non mi aspetto che l'audience faccia qualcosa. Voglio solo comunicare pensieri e sentimenti sul mondo, il modo in cui poi le persone reagiranno spetta a loro".
Quanto abbiamo bisogno del cinema come mezzo di informazione?
"Amo il cinema e la sua forza. Vado spesso al cinema. E' il medium più popolare, parla di esseri umani, drammi e sentimenti nei quali tutti possiamo rispecchiarci. Nel caso di Citizenfour è bello che la gente segua la storia di un ragazzo pronto a correre dei rischi. Una trama classica, un individuo che combatte contro lo Stato..."
Ora anche Oliver Stone gira un film su Snowden. Che ne pensa?
"Non ho letto il copione del film. E' basato su un paio di libri sui quali ho dei dubbi. Credo che un film di finzione su contemporanei che conosciamo sia una sfida, ma non giudico prima di vederlo".
Vive a Berlino. La capitale tedesca è il centro della resistenza contro il controllo digitale?
"Berlino è una città effervescente anche per questo, c'è una forte comunità che combatte la sorveglianza di massa. Ha recepito l'eredità di orrori come il nazismo e la Stasi che hanno dimostrato cosa accade quando la privacy è violata".
Ma l'assoluta trasparenza nella comunicazione è un valore in sé?
"Certo! Credo che ci siano cose dagli archivi di Snowden che dovrebbero essere 'oscurate'. Non sono interessata a pubblicare proprio tutto. Ma credo che i governi rispondano alle persone e che debbano essere trasparenti. Oggi invece accade l'esatto opposto. Sì, la trasparenza è un valore, i governi sanno troppo di noi e non viceversa".
Lo scandalo Tempora e le intercettazioni dei servizi britannici sono state più invadenti dei programmi USA come "Prism"?
"Snowden nel film dice chiaramente che i britannici sono i peggiori e che Tempora è la più violenta raccolta di dati su internet. Secondo Snowden la NSA ha ancora qualche ostacolo per arrivarci, mentre gli inglesi sono in grado di farlo".
Il primo ministro Cameron ribatte che Snowden ha fatto il gioco dei terroristi...
"Quando vengono rilasciate dichiarazioni del genere devi farlo dati alla mano. Abbiamo scoperto le responsabilità del GCHQ (Government Communication Headquarters), ho mostrato per esempio che hanno preso di mira gli ingegneri della Belgacom, perché questi hanno le password di tutto e tramite loro sono riusciti a spiare il sistema di telecomunicazioni Belgacom. Quando il governo inglese fa queste dichiarazioni su Snowden è perché ne teme le rivelazioni".
A cosa sta lavorando adesso?
"Sto preparando una mostra per il Whitney Museum of Arts a New York. Un'installazione più interattiva sui temi della sorveglianza, ma non sarà un film".