Nel 2014 era tornata per una capatina rapida rapida, ma per la Rai bastava così e la rottamazione sembrava essere l’unica soluzione plausibile. Diversi anni prima invece era stata al centro del grande scandalo perché giudicata incapace di gestire le grida di Adriano Pappalardo e Antonio Zequila, due ?fini intellettuali che, appena sbarcati nell’Isola dei famosi ancora targata viale Mazzini, si auguravano la morte ?in diretta. Quando si è ripresa lo studio, si è ritrovata a moderare, si fa per dire, inutili esternazioni, dai gustosi piaceri del sesso orale alla necessità di abbassarsi le mutande per dimostrare alla platea di essere veramente donne. Praticamente dal 2006 al 2018 è cambiato poco, pochissimo, praticamente nulla.
Il ritorno della signora Venier a “Domenica in”, è stato salutato come l’unguento miracoloso capace di rimarginare la ferita dell’inutilità lasciato dalla conduzione Parodi. Ed effettivamente solo alla vista Mara ?è di una gradevolezza unica. Disinvolta e familiare, con quel tocco di lucida labbra trasparente che non stona, riesce a farsi amare senza bisogno delle luminarie da sagra di paese che si vedono solitamente nello zapping domenicale. Ma il contenitore è sempre lo stesso e tutte le meningi della rete ammiraglia si sono spremute per produrre come unico effetto novità il ritorno sul luogo del delitto della signora Venier per la decima volta. Poi basta, che non sia mai ci ?si stanchi troppo.
Quindi tabellone con fanciulla discinta che gira le caselle, interviste di pancia con sprazzi di lacrime, ospiti mediamente così e così, molesti rumori di sottofondo, balletti di risulta, cori a caso, una generale atmosfera ?di improvvisazione mal riuscita e una specie di affronto al pudore chiamato talent. Tra una Corrida dei poveri e un’animazione da villaggio preso con ?gli sconti di fine stagione.
Insomma, ieri come oggi, il contenitore per famiglie considera le famiglie stesse meritevoli di poco. Basta che non si parli di sesso pur dibattendo di molestie sessuali, ?o non si insulti apertamente nessuno. Magari con qualche velo, per pudore. Che si sa, l’ipocrisia vince sempre sull’odio.
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SEMAFORO VERDE
Un talento, un artista, un poeta, un simbolo di una generazione. Morto ammazzato. Per gli appassionati ?del genere, e per gli appassionati in genere, da vedere “Tupac: il caso è aperto” (Crime+Investigation), sei episodi sull’assassinio di Tupac Shakur, la stella del rap più luminosa che ci sia (stata).
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SEMAFORO ROSSO
Sono passati diversi giorni ?ma è difficile dimenticare la scena in cui il premier del nostro Paese sgualcito mostra a Bruno Vespa l’immagine di Padre Pio che tiene sempre con sé. Dichiarandosi devoto. Ma sottolineando, per amor ?di gentilezza, che in uno Stato laico bisogna rispettare anche i cittadini laici. Anche.