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Cultura
luglio, 2018

Viaggi da sola? Ho un libro per te

Atwood e Paasilinna. Romanzoni da ombrellone e gialli al femminile. Le poesie di Saffo e l'eroismo delle zitelle. Consigli mirati per donne che vanno in vacanza per conto proprio. E per chi si chiede cosa regalargli

Sono sempre di più. I dati dicono che le donne vanno sempre più spesso in vacanza da sole: perché non hanno un partner, perché ce l’hanno ma non possono prendere le ferie nello stesso periodo, perché una boccata d’aria fa bene a tutti e per qualche giorno vogliono lasciarsi alle spalle mariti figli e anche vecchi amici… I motivi per cedere alla tentazione di una scelta che fino a pochi anni fa era di nicchia sono tanti.

Il risultato è che in Gran Bretagna nell’ultimo anno una donna su cinque ha fatto un viaggio da sola, mentre in Italia partire per conto proprio è una scelta femminile nel 60 per cento dei casi. Ecco perché questi consigli di lettura - libri da infilare in valigia o da scaricare su ipad o e-reader - sono mirati a loro, a chi sogna di fare come loro, e a chi a una di loro vuole fare un regalo. Perché se già durante l’anno le donne leggono più degli uomini, figuriamoci in vacanza!

DONNE FORTI. Il romanzo che l’ha fatta conoscere si intitolava così, “Tre donne forti”. Questa volta però Marie Ndiaye di donna forte ne racconta solo una: “La cheffe” (Bompiani), regina di un ristorante rinomato, è una creatura fatta di sfumature impercettibili, di dettagli che la scrittrice affida al ricordo di un uomo segretamente innamorato. Sono tre invece le protagoniste di “La treccia” (Nord) di Laetitia Colombani: Smita vive in India, Giulia in Italia, Sarah in Canada. Tre donne diverse unite dalla determinazione ad affrontare difficoltà a prima vista insormontabili, e da una trama che riesce a mettere in evidenza i punti in comune tra tre storie lontanissime tra loro. È una donna forte, malgrado le apparenze, anche Constance, l’”Inviata speciale” al centro di una divertente spy-story di Jean Echenoz (Adelphi). Fascinosa e svagata, ex interprete di canzonette di successo, si ritrova suo malgrado in Corea del Nord, protagonista di una missione segreta che potrebbe assicurare la pace nel mondo.

ROMANZONE DA OMBRELLONE. In inglese si chiamano “page turner”, sono volumoni che non riesci a metter giù dopo averli iniziati e generalmente hanno una trama gialla o noir. Come tutti i thriller in stile “Ragazza del treno” a cui l’Espresso ha dedicato un focus mesi fa. Ma non c’è nessun brivido nella trama dell’irresistibile “Tikkun” di Yaniv Iczovits (Neri Pozza), romanzo fiume incentrato su “la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella Fanny”, come annuncia il sottotitolo. Per dirla in breve (ma le 490 pagine del libro sono tutte ben spese), Fanny, macellaia rituale convertita alla vita familiare, decide di aiutare sua sorella, abbandonata dal marito, a ritrovarlo per ottenere il divorzio e quindi la libertà. Ma dove sarà finito il fedifrago, nella Russia di fine Ottocento devastata da pogrom e prodromi di rivoluzione, fughe in America o in Palestina?
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Con “Teodora” di Mariangela Galatea Vaglio (Sonzogno) invece andiamo a Bisanzio. In questo romanzo storico avvincente ma documentatissimo, la bellissima figlia di un guardiano di circo diventa una Mata Hari ante litteram, pronta a rischiare la vita per strappare dei segreti all’imperatore Giustinano. Un modo divertentissimo per immergersi in uno dei periodi più complessi e misteriosi della storia di un mondo ancora non diviso tra Oriente e Occidente.

C’è un suicidio inspiegabile all’inizio di un altro page-turner da non perdere. Chi ha amato “Il racconto dell’ancella”, il serial televisivo dell’anno, sarà felice di trovare in libreria la ristampa di un romanzo davvero travolgente firmato da Margaret Atwood. “L’assassino cieco” (Ponte alle Grazie) è un noir che gioca con la fantascienza senza dimenticare il filo rosso che lega tutti i libri della scrittrice canadese: come le donne si ribellano o si lasciano schiacciare dai ruoli che la società ha disegnato per loro.

SINGLE PRIDE. Tra i ruoli che la società pensava per le donne, quello di zitella non era previsto. Il diritto di 
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rifiutare il matrimonio è stato una conquista difficile, e ogni età della storia ha trovato il modo di mettere i bastoni tra le ruote a chi non voleva sottomettersi a un marito. Da Artemide a Ipazia, da Jane Austen ad Amalia Guglielminetti, “Piuttosto mi affogherei” di Valeria Palumbo (enciclopediadelledonne.it) inanella storie di single di ogni epoca, di ogni paese, di ogni classe sociale: un pantheon al quale ogni donna che oggi può decidere liberamente se avere un compagno o no dovrebbe accendere un cero.

E se “Ritratto di signora” di Henry James è la dimostrazione di quanto sposarsi possa essere un errore, il “Ritratto di signora in viaggio” di Gottardo Pallastrelli (Donzelli) mostra quanto invece se la sia goduta, la sua vita scandalosa, la donna che ha ispirato il personaggio della povera Isabel Archer. Si chiamava Caroline Fitzgerald ed era una miliardaria americana che, dopo il divorzio da un Lord inglese, trovò la serenità accanto a un affascinante compagno italiano che la lasciava libera di viaggiare a piacimento.

Una "donna liberata" come lei meriterebbe una citazione nell’antologia di Cesare Catà, “Libertini libertine” (Liberilibri), godibile raccolta di “avventure e filosofie del libero amore” che accanto ai classici del libertinaggio maschile – da Ovidio a Casanova, da Lord Byron a George Best – riscopre libertine come la “scrittrice-meretrice” Aphra Ben o come Anne Sexton, autrice di poesie rivoluzionarie ma nota più che altro per titoli come “La ballata della masturbatrice solitaria”.

MEGLIO SOLE. Dopo “Volevo essere una gatta morta” e “La vita non è un film (ma a volte ci somiglia”), Chiara Moscardelli continua a inanellare storie di allegra singlitudine. Questa volta in salsa gialla: “Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli” (Giunti) racconta un’inchiesta su un omicidio avvenuto in uno di quei paesini in cui non succede mai niente, e risolto da Teresa, tristemente disoccupata e orgogliosamente zitella, una donna che dalla vita non si aspetta più niente: di certo non di essere sospettata lei, di quel delitto…

In “Meglio sole che nuvole” (NN) invece la presa di coscienza di una donna passa attraverso la letteratura: la protagonista J (la stessa iniziale del nome dell’autrice, Jane Alison) si è rifugiata a Miami per tradurre le “Metamorfosi” di Ovidio. E quella sequenza di donne che un amore infelice ha trasformato in rocce, animali o piante la aiuta a superare il suo, di amore infelice, e a ridare un senso a una vita senza marito e senza figli.

Puntano sulla cultura anche due bei romanzi di formazione.Studiare apre la via della libertà a una ragazza cresciuta tra i dogmi e i tabù di una famiglia mormone ne “L’educazione” di Tara Westover (Feltrinelli). Un mix irresistibile di cultura americana ed europea, nera ed ebraica, condisce invece un libro che fin dal titolo dice qual è il momento clou nella vita della protagonista: “Come si dice addio” di Laurie Colwin (Big Sur).

STORIE VERE. Tra tante biografie interessanti dedicate a donne di ieri e di oggi, ecco due libri diversissimi e ugualmente meritevoli di essere letti. Della “Ragazza con la Leica” (Guanda) dedicato da Helena Janeczek alla fotografa Gerda Taro si è parlato moltissimo, anche perché ha appena vinto il Premio Strega. Ma merita attenzione anche “La ragazza di Homs” (Castelvecchi), che la giornalista italo-siriana Susan Dabbous ha costruito con un collage di storie vere, avventure e disavventure di donne fuggite dalla guerra in Siria attraversando un Mediterraneo sempre più pieno di pericoli, per approdare in un’Italia sempre meno accogliente.

MONDI DA SCOPRIRE. Gli uomini? Li lasci fuori dalla porta delle vacanze e rientrano dalla finestra, attraverso un romanzo come “Il club degli uomini” (Einaudi) di Leonard Michaels, il bravissimo romanziere americano rivelato ai lettori italiani da “Sylvia” (Adelphi). Intimiditi dall’impegno femminista degli anni Settanta, sette uomini riuniti in una taverna si mettono a nudo come mai avrebbero fatto davanti a una donna. Un’occasione unica per lettrici che, malgrado tutto, sperano di poter capire gli uomini.

Chi invece all'esplorazione dell'animo maschile ci ha ormai rinunciato, può farsi guidare alla scoperta di un nuovo mondo psicologico da Arto Paasilinna, l'esilarante scrittore finlandese che ha dedicato il suo ultimo romanzo a una femmina. Che non è una donna, però: protagonista del libro è “Emilia l’elefante” (Ipeborea), stellina del circo nata in Finlandia e travolta da un “barocco safari afro-finnico”. Dai tendoni della ex-Russia la giovane elefantina arriverà fino in Sudafrica in compagnia della sua padroncina, l'intrepida Lucia Lucander: una donna che viaggia da sola, anche lei.

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