La prima guancia, quella battuta, in fondo è la più scaltra perché incassato il buffetto, o successivamente allo schiaffone invita l’altra, che se ne sta serena durante lo sberleffo, a immolarsi alla percossa nuova. È qui che bivacca il germe del cattolico inerme. La guancia distratta e risparmiata dall’onta, viene offerta suo malgrado per un nuovo ed eterno sopruso, per il capriccio della guancia repressa di sapere anche l’altra ammollata. La meschinità della prima a scapito della seconda.
La pretesa mai così feroce di far violenza a chi si è messo in salvo. Il corpo soffre in un punto, in quello solo. La guancia toccata duole su se stessa. La seconda non sente alcun fastidio, vive ai confini della brutalità ma non ne avverte il raccapriccio. E perché mandarla al patibolo? Come si può sacrificare chi è scampato, per dare lustro a un detto popolare? Offri l’altra guancia, il potere in mano all’insolenza della remissività. Porgi ciò che non ha visto, ciò che langue a pochi centimetri dalla mattanza. La guancia non scappa, è martire istintiva, resta attaccata alla faccia in attesa della beatificazione. Che le spetta di dovere dopo quante ne ha passate. Se la persona è la stessa, le guance fanno male in separata sede, non spartiscono la staffilata, il fisico non si cura dell’ingegno che sonnecchia nei suoi appartamenti. La mente è aristocratica, manda il corpo in trincea, non intacca la gnosi con gli scarti alimentari, è nobile, distante dai bisogni della carne, decide dalla sua torretta costruita sulla cima della faccia, punto dolente per ogni persona che combatte.
Il grugno, la parte più vicina al cervello, soggiorna sotto la calotta, a pochi passi dall’ipotalamo e a contatto con la seborrea. È evidente il contraccolpo nei quartieri alti quando sulla faccia si abbatte lo schiaffone: sobbalza il pensiero, si sbrecca l’emisfero, s’oscura il cervelletto e l’encefalo è interdetto. In queste condizioni d’accozzaglia e sofferenza, il raziocinio decide di mandare al macello l’altra guancia, quella che non ha nemici, l’incorruttibile, la gota senza fissa dimora, indotta a una fuga perenne per sottrarsi al despotismo della riflessione che la spedisce alla forca. L’altra guancia, costretta alla macchia per non cadere nella mano del nemico (la stessa mano che ha vibrato il sommo scapaccione alla mascella di rimpetto) non potendo darsela a gambe resta in attesa, spera che parta la pedata nei coglioni dell’aggressore, sogna un gancio destro, vagheggia tutto tranne che una resa incondizionata che sa di ritorsione. Ma la speranza è poca cosa quando la botta è così forte da elevarsi a scoppolotto e provocare uno scossone.
Il senno, fino a poco prima vigile e bacchettone, si offusca per un po’, assorbe il colpo, si nasconde dietro i motivi che hanno originato scappellotto e subaffitta il dolore alla guancia colpita. È lì che dovrebbe scattare il cazzotto, il calcione, la testata, è lì che la ragione dovrebbe farsi capoccia e precipitare sul naso avversario. E invece la nebbia si staglia imponente e la fa delirare. Porgi l’altra guancia non è l’emblema della pace tra i popoli ma un passaggio a vuoto del pensiero che intontito dal primo sganassone manda in barricata la guancia neutrale, quella non belligerante, una sorta di Svizzera del massiccio facciale. Porgi l’altra guancia non è apostolica visione, ma è la logica che fa corto circuito per effetto del montante incamerato, è una demenza istantanea, un’ischemia da rintocco, tafferuglio interiore, sonnolenza precoce, indugio senile. Altro che stendardo della religione, porgi l’altra guancia è la mente rimbambita che ha costretto la gota scampata a una nuova campagna di Russia.
Nella storia non è esistito nessuno che colpito alla palla ha offerto la seconda al nemico. Le parti a sud della testa sono più intelligenti perché hanno capito che andar via, o per lo meno allontanarsi, offre possibilità di scelta. La faccia è stata meno fortunata, è doppia quasi ovunque, orecchie, occhi, guance, zigomi, meningi, buchi del naso, sopracciglia. Solo la bocca è raminga, la stessa bocca che subìto il primo colpo ha fatto sfoggio di omertà e si è girata dalla parte opposta per paura di lasciarci i denti e perdere il sorriso. Completamente immotivato.