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Cultura
novembre, 2021

Michelangelo era alto solo un metro e sessanta. La scoperta dall’analisi delle sue scarpe

Grazie all’analisi delle calzature di Buonarotti è stato tracciato l’identikit dell’artista. Al Fapab di Avola gli studiosi delineano anche il quadro clinico

Le calzature di Buonarroti rappresentano degli esemplari rari, poiché la maggior parte dei suoi effetti personali non sono mai stati ritrovati. Ma è da un suo paio di scarpe in cuoio e da una pantofola altrettanto spartana che si è arrivati ad una conclusione sulla statura del grande genio rinascimentale. Queste babbucce in pelle, tessuto di fortuna per la gente dell’epoca, sono conservate nella casa-museo fiorentina e sono state a lui attribuite da due studiosi italiani: il paleopatologo Francesco Maria Galassi, ricercatore esperto in archeologia e corrispondenza tra resti umani e malattie del passato e la bioantropologa forense Elena Varotto vicedirettrice del Fapab research center (Forensic anthropology, paleopathology and bioarchaeology) di Avola, in provincia di Siracusa. Il duo di ricercatori ha analizzato i preziosi reperti forniti da Casa Buonarroti, diretta da Alessandro Cecchi, ricavandone molte notizie sulla vita e l’aspetto fisico dell’artista.

 

«Abbiamo effettuato alcune analisi antropometriche su due scarpe e una sola pantofola del maestro, quest’ultima l’unica ad essere stata ritrovata poiché l’altra fu rubata il 14 gennaio 1873. Le ciabatte mostrano uno stile di foggia maschile corrispondente perfettamente a quello che veniva utilizzato all’epoca», hanno spiegato i due esperti nella loro ricerca. Dalle dimensioni delle scarpe è stato possibile calcolare la corrispondente altezza del proprietario, confrontata poi con la descrizione storica della sua figura, fino a tracciarne un profilo completo. «Dopo aver acquisito lunghezza e larghezza delle scarpe attraverso l’utilizzo di un calibro, sono state effettuate delle accurate analisi di proiezioni matematiche e calcoli statistici di regressione lineare, arrivando alla misura esatta della statura e soprattutto al fatto che tutte e tre le calzature appartengono con sicurezza alla stessa persona» continua la ricerca.

 

Generalmente si è soliti infatti stabilire un rapporto di circa sei pollici e mezzo di altezza per ogni pollice di lunghezza del piede e successivamente, dalle misurazioni antropometriche, è possibile giungere alla chiara ricostruzione della statura di un individuo. In questo caso gli studiosi hanno potuto chiarire che il «gigante» dell’arte universale non fosse «colossale» da un punto di vista fisico, arrivando a misurare poco più di un metro e sessanta. Lo studio del Fapab è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Anthropologie. Più di cinquecento anni fa, nella biografia intitolata “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, lo storico e pittore Giorgio Vasari, grande ammiratore di Michelangelo, lo descrisse con cura come un uomo «di statura mediocre, di spalle largo, ma ben proporzionato con tutto il resto del corpo». E come non credere a colui che Michelangelo chiamava «Messer Giorgio», «l’amico più caro», mentre Vasari si pregiava di chiamarlo «Michele Agnolo», il «divino e meraviglioso artista», considerando l’averlo conosciuto «la più grande delle infinite felicità umane».

 

Il rapporto tra questi due grandi uomini dell’arte è stato forte e duraturo, tanto da condurre Vasari a farsi avanti per il completamento del sepolcro monumentale dell’artista, lasciando ai ricercatori moderni anche un messaggio in bottiglia, in modo da non dimenticare mai il geniale amico. Un connubio, quello tra storiografia e scienza, che ha offerto agli studiosi del Fapab l’opportunità di ricostruire l’immagine di un artista unico, ribelle, irascibile, permaloso, eternamente insoddisfatto, capace di misurarsi faccia a faccia con Papi e Imperatori, pur di far valere le sue idee.


Le calzature di Buonarroti, povere sia nella fattura che nel design, versavano in uno stato di logorante usura, che ha reso ancora più complicato il percorso di studi, determinando una scelta obbligata per i paleopatologi, abituati da sempre a lavorare costantemente su reperti di assoluta rarità. È stato dunque necessario scegliere una strada più cauta per preservare quegli oggetti da qualsiasi forma di danneggiamento, ovvero evitare le comuni analisi al Carbonio 14, utilizzate di norma per datare i materiali di origine organica, ma che in questo caso avrebbero potuto mettere a rischio l’integrità delle scarpette.

 

L’esperta di Storia del Costume Elisa Tosi Brandi dell’Università di Bologna ha confermato con assoluta certezza che stile e materiali delle pantofole sono coerenti con il periodo in cui visse l’artista. Poche sono, però, le informazioni su di lui giunte fino a noi: sappiamo soltanto che morì a Roma il 18 febbraio 1564, nella modesta casa di piazza Macel de’ Corvi, oggi non più esistente poiché distrutta alla fine dell’Ottocento per fare spazio al Vittoriano. Buonarroti era quasi novantenne e fino a pochi giorni prima aveva lavorato all’ennesima straordinaria opera, la Pietà Rondanini, destinata a rimanere incompiuta. La salma fu recuperata e trasportata a Firenze, dove venne sepolta in pompa magna in Santa Croce: qui ancora oggi riposa in una fossa sotterranea nel monumento funebre allestito dall’amico Vasari, affiancata dalle allegorie piangenti delle arti che il sommo artista aveva padroneggiato in vita.

Attualmente, l’interesse degli scienziati si sta spostando verso le cause del suo decesso per ora ignote e su un tema assai sfruttato in paleopatologia, ovvero la ricerca di quali potessero essere le malattie che lo condussero alla morte. Sulla base degli indizi rintracciati nei documenti, gli studiosi del Fapab hanno ipotizzato che Michelangelo soffrisse di diversi problemi tra cui gotta, artrite cronica e saturnismo, una sorta di intossicazione provocata dalla prolungata esposizione al piombo contenuto nei pigmenti usati nella pittura dell’epoca. «Nessuna autopsia sulle spoglie è però finora stata realizzata, ma soltanto le analisi paleopatologiche e antropologiche sui resti effettivi di Michelangelo potranno confermare le sue caratteristiche fisiche ed eventuali patologie», spiegano. Si racconta che quando il grande artista morì, un misterioso gruppo di nobili fiorentini ne trafugò la salma dalla chiesa romana nella quale era sepolto per portarla a Firenze.

 

In Casa Buonarroti, alcune carte inedite hanno dimostrato, però, che Lionardo, l’amato nipote dell’artista, ebbe un ruolo fondamentale nei giorni successivi alla morte. Il corpo di Michelangelo venne trasferito nella chiesa dei Santi Apostoli per volere di Pio IV, ma dopo pochi giorni, Lionardo arrivò a Roma, dove si presentò al governatore della città e qui ritirò una cassa con il denaro e le carte dell’artista, occupandosi del trasporto della salma a Firenze. Come risulta dal ricordo inedito del nipote, il corpo arrivò nella città fiorentina e fu depositato nella cappella dell’Assunta, infine venne trasportato nella chiesa di Santa Croce dove riposa ancora oggi.

 

Aggiornamento 8 novembre: Sono state apportate alcune correzioni al testo originale.

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