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Torna dopo sette anni di silenzio Amara Lakhous. Autore di quattro fortunati romanzi sulla società multietnica ( “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio”, “Divorzio all'islamica a viale Marconi”, “Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario”, “Zingarata della verginella di Via Ormea”, tutti pubblicati da e/o), l'algerino diventato autore di punta della narrativa italiana firma un nuovo romanzo. Ed è tra i favoriti in lizza per un importante premio letterario. Ma non è lo Strega o il Campiello, che continuano a snobbare gli autori di quella che Armando Gnisci aveva battezzato “letteratura migrante”. Sarebbe una notizia, ma la notizia è un altra: Amara Lakhous è tornato a scrivere in arabo.
«Sapevo che appena si fosse saputo, avrei dovuto giustificare il tradimento», commenta ridendo. «Ma il mio ritorno all'arabo ha una storia lunga. Per spiegarlo devo ripartire dall'inizio, dalla mia infanzia. Sono stato un bambino bilingue: in casa parlavo berbero, fuori casa arabo algerino. Alla scuola coranica ho studiato l'arabo classico, alle elementari anche il francese. Quando sono arrivato a Roma, imparare l'italiano è stato piuttosto facile».
Era il 1995, l'Algeria era in piena guerra civile e Lakhous arriva come rifugiato politico, studia all'università ed è già un romanziere. «“Scontro” l'ho scritto in arabo e poi riscritto in italiano. Per “Divorzio” ho portato avanti due stesure parallele, una follia... Alcuni personaggi erano più a loro agio in arabo, la protagonista per esempio parlava molto di più nella versione araba».
Nel 2011 Lakhous si trasferisce a Torino: «E continuando l'esplorazione dell'immaginario italiano, era inevitabile scrivere di emigrazione all'estero e di immigrazione dal meridione. Per questo “Contesa” inizia a Marsiglia, dove metà degli abitanti sono di origine italiana, il protagonista è di origine meridionale e l'ispettore rumeno che collabora con le indagini parla italiano: discende da quelle migliaia di veneti che andarono in Romania a fare i muratori - il lavoro che oggi i rumeni fanno in Italia. “Zingarata” invece è dedicata alla comunità più malvista d’Italia. I sinti sono arrivati in Piemonte nel medioevo ma sono ancora discriminati: molto più di me che sono diventato italiano nel 2008!».
Questo racconto dell'Italia si interrompe per un problema pratico: l'amore. «Dal 2014 vivo a New York: mia moglie è americana. Insegno letteratura italiana all'università, tengo corsi di italiano – il mio preferito l'ho dedicato completamente ai libri di Sciascia. E faccio conferenze per presentare i miei romanzi che sono usati per i corsi nei licei e all'università. “Ma come”, ho chiesto, “studiate i libri miei? I libri di un italiano bastardo?”. Mi hanno spiegato che funzionano perché sono ricchi di dettagli sulla vita quotidiana. E poi gli studenti si dicono "se lui ce l'ha fatta a imparare l'italiano al punto da poter scrivere romanzi, posso farcela anche io": e studiano più volentieri». Sicuramente aiuta anche la versione inglese che è uscita per Europa Editions (la fortunata “costola” americana delle edizioni e/o) ed è firmata da Ann Goldstein: considerata la migliore traduttrice dall'italiano, è ormai famosissima perché è la “voce americana” di Elena Ferrante.
Negli Stati Uniti però la sorgente dell'ispirazione italiana si è inaridita. «Non aveva senso continuare a scrivere di Italia vivendo qui. E non posso ancora raccontare questo paese, che conosco troppo poco. Ma soprattutto, una volta partito dall'Italia, sono tornati i fantasmi dell'Algeria». Le parole si fanno più lente, il tono è commosso: «L'Italia non solo mi ha protetto materialmente dalla violenza che devastava l'Algeria in quegli anni. Mi ha circondato con un affetto che ha messo a tacere le ombre di quello che avevo vissuto, i fantasmi della guerra, del terrorismo. Quando mi sono trasferito negli Stati Uniti la protezione è saltata, i mostri della memnoria sono tornati, e ho deciso di affrontarli. Nel 2018 mi sono trasferito a Orano e lì ho ambientato il mio romanzo, un noir mediterraneo ispirato a Sciascia – il titolo inglese è “The night bird”».
Strana coincidenza: proprio Orano, la città della “Peste” di Albert Camus, il libro più letto all'inizio della pandemia... «Orano è una città stupenda e interessantissima, la più internazionale dell'Algeria», spiega Lakhous. «Ad Algeri c'erano il 10 per cento di europei, a Orano più del 50 – non solo francesi ma maltesi, spagnoli, italiani...».
Il libro per ora è uscito solo in arabo. E per vincere l'International prize for arabic fiction dovrà vedersela con avversari agguerriti. Questa competizione, nata con il proposito di mettere gli autori migliori della lingua araba sotto i riflettori del mondo intero, ha fatto da trampolino, negli ultimi anni, a un giallo sui generis come “Il collare della colomba” di Raja Alem (Marsilio) e a “Frankenstein a Baghdad” di Ahmed Saadawi (e/o), che unisce fantasy e cronaca di guerra.
Ai fan di Lakohus, l'idea che scrittori del suo livello siano considerati poco interessanti dai premi più famosi perché l'italiano non è la loro prima lingua, lascia l'amaro in bocca. Paradossalmente è il contrario di quello che succede negli Stati Uniti. Nel mondo anglofono critici e lettori sono molto prevenuti verso i libri tradotti: tra i cento migliori dell'anno scelti dai vari media se ne trovano a fatica un paio nati in un'altra lingua. Se però uno straniero scrive in inglese, la diffidenza cade: per fare solo due esempi, pensiamo al serbo Charles Simic, uno dei massimi poeti americani, o a un grande romanziere come il bosniaco Aleksandar Hemon.
Lakhous però non ha rimpianti per la sua carriera nel nostro Paese: «Sono cittadino italiano perché sono cittadino di questa lingua, e ho fatto quello che potevo: ho contribuito ad arabizzare l'italiano, ora è arrivato il momento di fare il lavoro inverso», conclude. Quanto ai premi, nel 2006 ha ricevuto il Flaiano, e non solo quello: «Grazie a Vincenzo Consolo ho vinto il Premio Sciascia! È vero che io sono algerino, e un arabo in Sicilia non ci va: ci torna».
Appuntamento con Amara Lakhous il 31 marzo in un webinar organizzato dalla Temple University Rome insieme alla Otherwise, la libreria indipendente in lingua inglese delle edizioni e/o. L’evento, in inglese, sarà sulla piattaforma zoom alle 19. Prenotazioni sul sito dell’università.