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Cultura
settembre, 2022

Oltre il grido del silenzio: la bella lezione di Skam Italia

In una società divisa in caselle questa serie insegna ad andare oltre gli schemi ereditati da lontano. In cui il maschio può persino mostrarsi fragile. E l’accettazione di sé superare la vergogna

Datemi un’accetta e vi taglierò il mondo, avrebbe detto un novello Archimede al primo colpo d’occhio di questa triste società in cui si va avanti a blocchi. Tutti i belli da una parte, i magri dall’altra, bocciati e disoccupati insieme, affetti da conflitti, disordini e incapacità relazionali infine, nel medesimo angolo. Insomma, siamo talmente abituati a provare di capire quel che ci circonda sforzandoci unicamente di trovare la casella giusta, che la lettura d’insieme generalmente sfugge. Come un cruciverba in cui si guardano solo le definizioni anziché ai numeri a cui corrispondono.

Da qui l’utilità, rara, di una serie televisiva come “Skam Italia” (Netflix), che si pone, con le dovute cautele e nonostante i suoi difetti, come una sorta di ventilatore su fogli di carta velina, sparigliando, mischiando, smontando certezze granitiche imposte dalle generazioni precedenti ed ereditate in maniera del tutto malsana con un automatismo feroce.

Quando si è scoperto che dopo la sessualità, le dipendenze, le scelte religiose, la salute mentale e le discriminazioni al centro della quinta stagione lo showrunner italiano Ludovico Bessegato avrebbe messo il tema delle dimensioni del pene di Elia (gran bella prova d’attore di Francesco Centorame), il brusio ridanciano si è diffuso con fastidiosa metodicità. Perché il maschio non può essere fragile figuriamoci poi se non riesce ad utilizzare neppure un preservativo di taglia S.

Il corpo dell’uomo è, uguale e contrario a quello della donna, un canone da rispettare, una calcomania da replicare all’infinito, il forziere in cui si preserva l’idea stessa dell’intoccabile virilità. Tutto quel che punta a minarne la potenza prestabilita è indicibile. Ed è proprio questo non detto il vero nemico esplorato episodio dopo episodio, la tenda da squarciare per invertire le caselle al di là degli inutili schemi, per accettarsi come si è. E seguendo questo filo rosso persino noi adulti possiamo capire la potenza seriale di questo prodotto, del perché, oltre al già visto accessorio dei baci e delle bravate tra liceo e università, degli sguardi complici, e dell’amicizia come valore unico e assoluto, abbia avuto una tale presa sul giovane pubblico, fino a renderlo fenomeno.

È il silenzio a creare il grido. Il silenzio che si trascina nelle case e nelle scuole, che contagia come un virus e miete vittime quotidiane, figlio illegittimo delle strade già battute da cui è stata esclusa la complessità del vivere. E che diventa l’ostacolo principe all’inclusività, unico cibo per la costruzione di un futuro sano, capace di opporsi, appunto, alla vergogna.  

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