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Cultura
gennaio, 2023

Ti caccio o non ti caccio? Il caso Madame è antico quanto il Festival di Sanremo

Da Claudio Villa a Fedez: una lunga storia costellata di squalifiche eccellenti e soluzioni benevole

Espellere o non espellere, squalificare a norma di regolamento o soprassedere, fare finta di nulla? Se ci si accontenta di questioni di poco conto per distrarsi dagli orrori del mondo, il tema della squalifica dal festival, rilanciato alla grande in questi giorni dal caso Madame, ha il suo fascino e non è affatto nuovo, anzi è antico quanto il festival.

Un esempio, antichissimo: nel 1955, a festival ancora bambino, Claudio Villa inventò un geniale escamotage. Era affetto da forte laringite, la sua ugola dorata era a pezzi, e allora pensò bene di non presentarsi sul palco, ma di fare mettere al suo posto un giradischi con l’ascolto del disco della canzone in gara che era “Buongiorno tristezza”. Visto che, preso alla lettera, il regolamento non proibiva un simile misfatto, l’esperimentò non solo passò, ma fece vincere il festival a Claudio Villa.

Poi corsero ai ripari, corressero l’errore marchiano e quando nel 1964 Bobby Solo, superfavorito, cantò in playback “Una lacrima sul viso”, perché anche lui affetto da pesante laringite, fu squalificato senza pietà, malgrado, almeno a fare finta in scena si fosse presentato, con tanto di ciuffo impomatato e occhio bistrato. Insomma i regolamenti si aggirano, o meglio si aggirano alcune volte e altre no, molto spesso a discrezione degli organizzatori.

Quando Fedez nel 2021 si lasciò scappare su Instagram un frammento della sua canzone in gara scoppiò una bufera, ma la direzione del festival decise che era un peccatuccio veniale, una distrazione, e si poteva perdonare. E del resto perdersi Fedez per strada sarebbe stato disdicevole e poco conveniente.

Al contrario Riccardo Sinigallia nel 2014, quando si scoprì che una volta aveva eseguito la sua “Prima di andare via” in un locale davanti a una ventina di amici si decise di essere inflessibili e di squalificarlo, tranne poi concedergli di cantare il suo pezzo alla finale di sabato, fuori concorso.

Ma il caso più clamoroso e più spettacolare rimane quello del 2020, quando Morgan a sorpresa cambiò il testo della canzone in gara facendo infuriare il suo partner Bugo che scappò via dal palco in preda a incontenibile furore. Furono squalificati perché in quel caso non c’era cavillo a cui appellarsi. Cambiare la canzone in corso d’opera non si può proprio fare. Alcune norme di buon senso vanno seguite: non si possono rubare portafogli al pubblico in sala, non si possono palpare donne fuori e dentro il palco, non si può usare la n-word. Per tutto il resto una soluzione la si trova sempre.

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ROCK
I Baustelle, che sono tornati a fare i Baustelle, ed è già molto di questi tempi, con un pezzo che, udite udite, parla del presente con un ironico e gioioso ritornello che dice «criticare il grande vuoto, la sinistra che non c’è, farsi di yoga e qualche droga, supplicare di esser popolari uh uh uh uh uh».

LENTO
Passi per i self-video da adolescente picchiatella in cui balla e piroetta senza un vero perché, ma se Britney Spears comincia, come ha fatto, a farli col marchio Coca-Cola sul reggiseno, verrebbe da annullare tutte le circostanze attenuanti invocate finora per spiegare la sua confusa condizione esistenziale.

 

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