Povero Pino. Dopo una fila ripetuta di ascolti al ribasso del suo Mercante in fiera pare che la conduzione de L’Eredità a gennaio tornerà nelle mani storiche di Flavio Insinna.
L’indiscrezione arriva dal Corriere della sera che la presenta già come cosa fatta: niente cambio al timone del programma di punta di Rai Uno, non si possono correre ulteriori rischi di flop dopo tutto quello che (non) è successo con Insegno. La decisione definitiva deve passare anche dalla società titolare del format, ovvero la Banijay dei fratelli Bassetti, che ha diritto di concordare la conduzione. A viale Mazzini cercano così di parare i colpi che si susseguono uno dopo l’altro, flop dopo flop, uscita eccellente dopo uscita eccellente. Corrado Augias migra a La7, Antonio Di Bella è pronto a seguire le sue orme, Roberto Saviano racconta i retroscena del suo Insider fermo al palo nel contenitore Le Iene, di Nunzia De Girolamo si è detto molto più di quanto si è visto e così via.
Così il sempre povero Pino Insegno, che solo pochi giorni fa metteva le mani avanti millantando un attacco personale fondato sul pregiudizio («Ce l'avete con me perché ero sul palco con Giorgia, e chi va al Primo Maggio?») oggi ribatte: «Parole in libertà di qualcuno.... io non ce la faccio più a sentirvi». Ma è probabile che nonostante sia esausto, dovrà accontentarsi delle puntate rimanenti in compagnia della gatta nera.
La nuova conduzione del quiz campione d’ascolto per cui si sta cercando la Professoressa adatta, era stata annunciata in pompa magna alla presentazione dei palinsesti lo scorso luglio con un piano preciso: un rodaggio tra le carte del Mercante in fiera, il ritorno inevitabile dell’affezione del pubblico che non vedeva il povero Pino sul piccolo schermo da diverso tempo e alla fine delle feste, le redini ben strette dell’Eredità.
Ma non tutte le ciambelle escono col buco, e al netto degli ascolti desolanti, delle proteste del Tg2 che si lamentava del mancato traino e del generale scontento, era uscita all’improvviso un’altra indiscrezione pesate: la paura della casa di produzione di un altro flop che potesse affossare un marchio storico in onda dal 2002 avrebbe potuto portare il quiz in un’altra rete. Valutazioni generali, un contratto non ancora firmato e un conduttore designato così al centro delle polemiche rendevano papabile questa ipotesi. Ora rispunta il nome di Flavio Insinna, come dire una sicurezza. Perché si sa, chi lascia la strada vecchia per la nuova alla fine ci ripensa, apre una mappa e ricomincia.