Cultura
27 agosto, 2025Articoli correlati
Paolo Sorrentino scansa la domanda sulla piattaforma Mubi, che distribuirà il suo film grazie anche al finanziamento di una società israeliana. Pochi giorni prima, al festival di Sarajevo, il regista aveva parlato di genocidio in riferimento alla guerra in corso a Gaza
“Signor Paolo Sorrentino, pochi giorni fa al festival di Sarajevo ha detto che a Gaza è in corso un genocidio. Il suo nuovo film sarà distribuito in numerosi paesi da Mubi. Ma come lei probabilmente sa, la piattaforma è stata accusata da un gruppo di autori molto prestigiosi (visibili proprio su Mubi) di avere tra i propri finanziatori una società israeliana. Lei cosa pensa al riguardo?”. È iniziata la gimkana. La questione palestinese incombe sulla Mostra del Cinema di Venezia e salta fuori con prepotenza anche nei momenti più istituzionali. La domanda urticante non viene da qualche blogger spericolato ma da un inviato dell'autorevole Screen International. Il regista de “La grande bellezza”, che ha appena aperto la Mostra del Cinema in concorso con “La grazia”, tenuto abilmente top secret fino all'ultimo, se la cava invocando l'intervento di un rappresentante di MUBI. Ma in sala non c'è nessun portavoce della benemerita piattaforma dedicata al cinema d'autore e la domanda resta ad aleggiare sulla sala, inevasa.
Non sarà la prima né l'ultima volta, del resto, che la guerra in Medio Oriente irrompe al Lido. Poche ore prima era toccato a Alexander Payne, grande e amatissimo regista statunitense, due volte Oscar per la sceneggiatura di “Sideways” e “Paradiso amaro”, schivare diplomaticamente una domanda decisamente diretta su Gaza durante la presentazione della Giuria ufficiale, di cui è presidente. La stampa internazionale insomma incalza. La Biennale da parte sua si trincera dietro il rispetto del pluralismo, difende il proprio ruolo di istituzione super partes e aperta al dialogo, “come le Olimpiadi” dice il presidente Buttafuoco. Insomma fa di tutto per salvaguardare la propria missione artistica e diplomatica, lasciando che a parlare siano i film e gli autori, senza prendere esplicitamente posizione. E intanto rinforza le misure di sicurezza, anche in vista della manifestazione per Gaza prevista al Lido per sabato.
Non mancano però gesti inattesi, come quello di invitare alla serata di preapertura, accanto a Francis Ford Coppola, don Nandino Capovilla, il sacerdote espulso da Israele nei primi di agosto. Una presenza a sorpresa e decisamente rumorosa. Durante la pre inaugurazione della Mostra, don Capovilla ha citato infatti monsignor Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, secondo cui a Gaza è in atto “non una guerra ma un piano di genocidio”. Una dichiarazione forte, anche se affidata alla voce di un singolo, che vale più di una forse impossibile presa di posizione istituzionale. Ma non può certo bastare. La pressione sulla Biennale e i suoi ospiti non accenna a diminuire. La lettera aperta lanciata dal collettivo di Venice4Gaza continua a macinare adesioni. La Mostra è appena incominciata e “the show must go on”. Ma il cinema non può restare a guardare.
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