Cultura
10 febbraio, 2026Platino a sette giorni dall'uscita e numeri da capogiro. Guccini e CCCP in cuffia e Dostoevskij tra le mani: chi è la nuova stella della scena musicale italiana
Tre album, 25 anni e un record di vendite assoluto. È il nuovo fenomeno della scena rap hardcore italiana, il ragazzo di Massafra, provincia di Taranto, che scala le classifiche e mette in coda fuori dagli store migliaia di fan: il suo ultimo disco è platino a soli sette giorni dall’uscita e ha infranto il record di più copie vendute nella prima settimana, nell’epoca dello streaming. Si chiama Kid Yugi, all’anagrafe Francesco Stasi, classe 2001. Gli è stato dedicato anche un documentario, “Genesi e ascesa di un Anti-Idolo”, proiettato il 28 gennaio scorso nelle sale di Milano, Roma, Napoli e Taranto.
Taranto, c’è proprio lei tra i temi al centro della narrazione del rapper, che ha fatto uscire il suo terzo album il 30 gennaio. “Anche gli eroi muoiono” riflette sulla vacuità degli idoli contemporanei e sulla caducità del successo, ma anche sulla difficoltà di nascere e crescere in una realtà difficile come quella in cui affondano le radici dell’autore stesso.
“Ed io lo so che la nostra terra è povera, povera di speranze
Ma non servirà annaffiarla con il sangue”.
La Taranto di Kid Yugi è una Taranto cupa, orizzontale, che ha smesso di sognare.
“Si sparano i ragazzi, in una guerra tra quartieri
Foste nati più vicini vi chiamereste "Fratelli"”.
Un racconto che parte già dall'album precedente con il brano “Ilva”.
“Yeh, si vede da lontano una nuvola tossica
Una terra rossa e la mia gente che soffoca
Quaggiù la vita quanto costa, voglio una risposta
Se tutto quello che ci uccide lo chiami risorsa”.
Denuncia sociale, ma anche i filoni rap più classici. Violenza, sesso, armi, denaro. Tuttavia, Kid Yugi prende ispirazione anche dai grandi della letteratura a partire da Twain, Brecht, Nietzsche, Dostoevskij e Kundera, dal cinema di Tsukamoto e dalla musica, tra gli altri, di Guccini e CCCP.
Un fenomeno musicale che fa cultura, tanto che i suoi testi finiscono anche tra le aule dell’università. Come in quella di Torino, per esempio, dove le sue rime non vengono trattate come semplice intrattenimento, ma diventano oggetto di analisi letteraria: citazioni, riferimenti, mitologia, cinema e contesto sociale.
Intervistato da Rolling Stones, ha spiegato che citare nomi di un passato prossimo come Craxi, Andreotti o Gheddafi anziché quelli di un presente che va a fuoco non è ellissi, ma necessità: “Il rap non riesce a fotografare la realtà, le cose devono sedimentare un po’ prima di potersene occupare”.
A La Repubblica ha detto invece che parlare di "valori" e "mito" della strada è - in fondo - un po’ un cliché: “Ora non vivo più quella situazione di disagio, per fortuna. Ho avuto le mie esperienze, per carità, niente di estremo. Ma ho visto amici perdersi in un bicchiere d’acqua: la strada ha i suoi ‘valori’, dal ‘rispetto’ a ‘l’onore”’… cazzate, non c’è niente di più ipocrita. Sono dinamiche che uccidono. E sono false: gente che parla di rispetto in strada, poi a casa urla alla madre. Dov’è il rispetto?”.
Un successo, il suo, che si misura a grandi numeri. Dopo l’Ep del 2023 in collaborazione con Night Skinny, “Quarto di Bue”, a marzo 2024 è uscito l’album “I nomi del Diavolo”, cinque volte Platino. È stato l’album più ascoltato al mondo nei primi tre giorni dall’uscita su Spotify.
Foto di Alessio Mariano
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