Cultura
12 febbraio, 2026Si è spento a Minorca l'autore olandese. Che ha trasformato i suoi nomadismi in itinerari narrativi sempre sorprendenti
Bastava attenderlo su una strada del mondo e dargli il tempo di incamminarsi un po', che Cees Nooteboom era in grado di scrivere la più colta avventura possibile, mischiando storia e filosofia, geografia e antropologia. Sapienza del mondo che il novantenne scrittore olandese aveva accumulato da testimone di momenti cruciali del Novecento - l’invasione di Budapest nel 1956, il Maggio francese, la caduta del muro di Berlino. E che riversava con naturalezza in tutte le sue cronache di eterno, appassionato viaggiatore.
Come “Verso Santiago” (pubblicato da Iperborea nella traduzione di Laura Pignatti, uscito per la prima volta nel 1992, riproposto in nuova edizione nel 2023), quando imboccò, come milioni di pellegrini dal Medioevo, un reticolo di itinerari in direzione dell’apostolo Giacomo. E subito si ritrovò a scrivere di un favoloso incrocio dove mondo arabo, ebraico e cristiano si fronteggiavano, l’arte invadeva la fantasia, la natura coi suoi paesaggi ora desolati ora verdeggianti rivestiva di fascino la fatica. Digressioni che fiorivano spontanee sulla base di una premessa: “Nel mondo ci sono luoghi in cui l’arrivarci o il ripartire viene misteriosamente amplificato dalle emozioni di quanti in passato da lì sono partiti o lì sono giunti”.
Perché erano gli incontri a interessare più di tutto a Cees Nooteboom, scrittore che aveva fatto del viaggio la sua ragione di vita, morto l’11 febbraio a Minorca, il suo buen retiro da oltre cinquant’anni: un microcosmo antico, esposto al vento e alla siccità, nel Mediterraneo ma, al tempo stesso, fuori dal mondo. Il luogo che lo scrittore aveva reso protagonista di “Pioggia rossa” (Iperborea, tradotto da Claudia Di Palermo), raccontando il paradosso di viaggiare nei luoghi più estremi per metà dell’anno, coi mezzi più diversi, e l’immobilità e il silenzio al quale quel villaggio lo costringeva.
Lo racconta Emilia Lodigiani di Iperborea, l’editrice italiana di ben 19 suoi libri, ricordando oggi un viaggio di pochi mesi fa, proprio nella sua isola: «Il suo giardino, i suoi cactus, i profumi, i ragli d’asino, la tartaruga perduta, tutto è famigliare per chi ha letto “Pioggia rossa”: è stato un ritrovarci a casa. L’impressione era solo che tutto fosse più piccolo di come l’avevo immaginato, come se tutti quei minuti dettagli che ci aveva fatto notare, tutti quei personaggi fatti rivivere, quei pensieri generati avessero irradiato spazi più ampi. E lui e Simone, tra gli ulivi centenari, diventati quasi impensabili Filemone e Bauci. La commozione di vedere Cees, con tutta la sua ironia e la sua mente acuta, nonostante i vuoti di memoria, così sereno, così saggio, così capace di accettare anche i limiti e le menomazioni della vecchiaia, come aveva sempre accolto ogni aspetto dell’esistenza, ci ha dato la rara sensazione che avevamo ancora molto da imparare da lui, non solo dal grande scrittore, ma da un uomo profondamente umano. Ripensando alla sua bella casa semplice e austera, dove non c’è nulla di superfluo, al suo studio monacale, ho capito che era lì che doveva finire le sue mille vite vissute e raccontate, chiudendosi finalmente in quella cella di convento in cui aveva sognato di entrare da giovane, nella stabilitas loci, nella pace, nella solitudine e nel silenzio, lasciandoci la sua voce».
Nato all’Aja nel 1933, Noteboom è stato autore di tanti romanzi, poesie, saggi oltre che di reportage narrativi di quei viaggi che ne contaminavano sguardo e scrittura. Aveva esordito giovanissimo con “Philip e gli altri” e raggiunto il successo internazionale con romanzi come “Rituali”, dove la cultura giapponese scandisce il tempo che passa e, ordinatamente, ci consuma, e “Il canto dell’essere e dell’apparire”, sul senso della scrittura (entrambi tradotti da Fulvio Ferrari).
Tra le sue opere pubblicate da Iperborea si ricordano anche “Avevo mille vite e ne ho preso una sola”, “Tumbas”, “Cerchi infiniti”. A Venezia aveva dedicato “Venezia. Il leone, la città e l’acqua”, uscito nel 2021: un omaggio a un altro luogo del cuore in conversazione con tante voci che l’hanno frequentata, da Casanova a Goldoni, da James a Montale.
In Italia Cees Nooteboom ha ricevuto diversi riconoscimenti: il Premio Grinzane Cavour, il Premio Europeo di Poesia, il Premio Chatwin, il Premio Dedica, il Premio Sandro Onofri, il Premio Lerici Pea “Alla carriera”, il Premio letterario internazionale Mondello.
Foto per gentile concessione di Iperborea
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Pensiero artificiale - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 6 febbraio, è disponibile in edicola e in app



