Cultura
12 febbraio, 2026Può apparire comodo togliersi dalla posizione del giudizio e limitarsi a constatare: è, più o meno, il ruolo della psicoterapia
Può apparire comodo togliersi dalla posizione del giudizio e limitarsi a constatare: è, più o meno, il ruolo della psicoterapia. Ho avuto un padrino di battesimo psichiatra: un giorno mi disse che, in psicoterapia, il punto non è intervenire sulla base delle proprie valutazioni soggettive per raddrizzare una situazione, ma adoperarsi perché nasca una condizione di benessere, cioè un adattamento sempre diverso e dinamico capace di reggere.
Nel caso dell’amore questo consiglio è prezioso. Affermare che le coppie cosiddette convenzionali siano la norma significa mentire: non è vero, e lo sarà sempre meno. Modificandosi le culture e aprendosi al pensiero dell’inclusione e della cura reciproca, non è strano imbattersi in gruppi familiari – gruppi affettivi, direi meglio – costituiti da persone che, per varie ragioni, hanno deciso di stare insieme senza badare agli stereotipi su come l’amore dovrebbe funzionare. L’amore costruisce e cambia nel tempo: sono due caratteristiche da ricordare e mai sottovalutare.
Di solito, un gruppo affettivo allargato nasce spontaneamente: decidere razionalmente di costituirlo può essere una forzatura, perché la base necessaria è che tutte le persone che lo compongono siano sinceramente intenzionate a parteciparvi. Non si tratta di un equilibrio semplice: sono necessari aggiustamenti progressivi e accettazioni che non sono rassegnazione, ma consapevolezza. Istintivamente siamo portati ad amare in modo ampio: esistono molte forme e qualità del sentimento che chiamiamo amore, tutte importanti e capaci di condizionare le scelte.
Non c’è una formula standard che garantisca che una coppia resista a lungo come monade che si autonutre, ma non ne abbiamo nemmeno un’altra che affermi che, aprendosi a un’inclusione meno convenzionale, si raggiunga un equilibrio migliore. Dipende dalle circostanze, dalla cultura, dalla personalità, ma anche dalle parole usate, dalle convinzioni ereditate e dai silenzi scelti come disinnesco delle criticità. Menziono i silenzi perché trovarsi in una condizione di gruppo affettivo allargato ha regole non scritte: tra le prime, l’accettazione che la libertà individuale non debba creare sofferenza reciproca.
Saper tacere, concentrandosi sulle scelte che migliorano la vita e non su quelle che, idealmente, potrebbero ribaltare la situazione ma, concretamente, la peggiorerebbero, è la strada per bypassare le questioni di forma, i pregiudizi e gli effetti negativi della possessività e della gelosia.
Può accadere che una coppia che per anni ha costruito un sistema familiare non riesca a sciogliersi in seguito a una crisi e a nuovi innamoramenti e desideri: permette allora che, in un periodo variabile, i ruoli si modifichino senza una vera e propria separazione. Succede anche che un sistema affettivo sia ampio e vario fin dall’inizio: semplicemente, nasce così. Persone con affinità di pensiero e di approccio alla vita si attraggono e iniziano a costruire. Ciò che conta è che le individualità siano rispettate senza dovere snaturarsi: accettare non è rassegnarsi, smussare non implica mutilare. Sono equilibri instabili, dinamici ed evolutivi: avendo regole interne non codificate, i gruppi affettivi mutano con il tempo e con le fluttuazioni del sentimento. Un aspetto cruciale è la possibilità di cura. I gruppi affettivi hanno una notevole propensione a prendersi cura, a badare alla salute e alla serenità reciproche. L’amore, per sua natura, potenzia il benessere (altrimenti non è amore): è il requisito fondamentale, il vero alimento per ogni forma di aggregazione umana. Qualunque nome vogliamo dare a questa aggregazione.
*medico psicoterapeuta
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Pensiero artificiale - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 6 febbraio, è disponibile in edicola e in app



