Cultura
20 febbraio, 2026Non accadeva dal 1647 e quella volta il colpevole perse (letteralmente) la testa. L’arresto del terzogenito di Elisabetta II fa tremare la Monarchia. Cosa nascondono gli “Epstein files”?
Sono passati quasi quattro secoli da quando un uomo di sangue reale britannico finì davvero nelle mani dello Stato in modo così plateale. Ieri, 19 febbraio 2026, Andrew Mountbatten-Windsor (l’ex principe Andrea) è stato arrestato dalla Thames Valley Police e poi rilasciato “under investigation” dopo ore di interrogatorio: un fotogramma che sembrava impossibile nell’Inghilterra contemporanea.
Gli abusi sessuali non c’entrano: l’ombra di Epstein e dei servizi segreti internazionali
La polizia (senza nominarlo formalmente, ma con dettagli che i media attribuiscono a lui) — ha arrestato un uomo sulla sessantina del Norfolk con l’accusa (al momento solo come ipotesi investigativa) di “misconduct in public office”, un reato grave che riguarda l’abuso di una funzione pubblica o la violazione della fiducia legata a un incarico. Secondo le ricostruzioni emerse finora, il nodo non sarebbe una riapertura diretta delle vecchie accuse di abuso sessuale: l’indagine si concentrerebbe su presunte informazioni riservate che Andrea avrebbe condiviso con Jeffrey Epstein durante gli anni in cui ricopriva il ruolo di inviato commerciale del Regno Unito. Le immagini che restano sono quelle di una giornata anomala: l’arresto, le ore in custodia, il rilascio senza capi d’imputazione formalizzati (per ora) e le perquisizioni in proprietà collegate a lui tra Norfolk e Berkshire. Si parla di report, itinerari, contatti e opportunità legate a missioni e viaggi, materiale che, se confermato, sposterebbe la vicenda dal “privato scandaloso” alla fiducia pubblica violata. Secondo alcune ipotesi, dietro gli interessi del finanziere americano si celava anche l’ombra di servizi segreti internazionali.
Cosa accadde a Carlo I
Se per Andrea parliamo di un arresto nel cuore di un sistema legale moderno, per Carlo I entriamo in un’Inghilterra spaccata dalla guerra civile, dove politica e coercizione sono la stessa cosa. Dopo anni di scontro tra Corona e Parlamento, Carlo I perde la guerra con il parlamento. Nel 1646 si consegna agli scozzesi; nel 1647 viene consegnato agli inglesi e arrestato formalmente. Il passaggio decisivo, però, non è solo logistico ma sopratutto politico. La rottura con l’idea tradizionale di monarchia si consuma quando si afferma che il re non è solo un avversario militare o un sovrano sconfitto, ma un uomo che ha agito contro l’interesse pubblico. Nel gennaio 1649 Carlo I viene portato davanti a una corte speciale e accusato di alto tradimento e “altri gravi crimini contro il regno”: l’impianto è rivoluzionario, perché mette in scena un processo in cui il sovrano viene giudicato “in nome del popolo”. Il 30 gennaio 1649, Carlo I viene giustiziato fuori dalla Banqueting House a Whitehall. Chiamarlo “colpevole” con leggerezza sarebbe un anacronismo (quel processo fu ed è discusso), ma è indiscutibile l’effetto storico: da quel momento la monarchia britannica capisce che, per sopravvivere, deve muoversi dentro un perimetro di legittimità politica e, col tempo, di legalità costituzionale.
Casi diversi, stessa frattura
Carlo I viene descritto dai suoi vincitori come traditore perché rompe il patto originario: mette la prerogativa del sovrano sopra la pace del regno e finisce per muovere guerra contro i sudditi. È un tradimento del patto politico. Nel caso di Andrea, se l’ipotesi di indagine trovasse conferme, il reato avrà ripercussioni sulla fiducia pubblica. Re Carlo ha già fatto sapere che da parte della famiglia reale c’è “pieno sostegno” alle autorità e che nessuno è al di sopra della legge. Ecco perché l’arresto dell’ex principe fa tremare la monarchia anche prima di un tribunale: oggi la Corona non vive più di un manto sacro ma di quella “materia prima” rarissima nell’epoca dei social e dell’IA: la credibilità.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Glovalizzazione - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 20 febbraio, è disponibile in edicola e in app



