Cultura
13 marzo, 2026La figura diventa paladina della lotta al patriarcato. Ma il testo è troppo lungo e lei è piena di contraddizioni
Il binario che finisce nel vuoto, al centro della scena, anticipa che non c’è scampo per la protagonista, come lei stessa confessa all’inizio dello spettacolo parlando dall’aldilà. Qui vivi e morti di età ed epoche diverse prendono la parola per raccontarci non una storia di fantasmi, ma una rilettura in chiave contemporanea della “Locandiera” di Goldoni, incentrata sulla violenza di genere senza il goldoniano lieto fine. L’intuizione è buona e intrigante, peccato che la resa scenica risulti faticosa e poco convincente. Lo spettacolo – visto al Verdi di Padova - s’intitola “Mirandolina”, una produzione internazionale tra il Teatro Veneto, l’Abbey Theatre di Dublino e il Teatro nazionale croato di Fiume, inserito anche nel programma delle Olimpiadi culturali Milano-Cortina. Lo dirige Caitríona McLaughlin, che in passato ha già collaborato con l’autrice Marina Carr, drammaturga contemporanea irlandese molto apprezzata nel suo Paese, meno conosciuta in Italia. Ma per chi vuole approfondire è in uscita per Einaudi “iGirl. Ecuba”, con una postfazione di Federica Rosellini, interprete e regista di “iGirl”, ancora in tournée.
Ma torniamo a “Mirandolina” (traduttrice e dramaturg Monica Capuani). La protagonista (Gaja Masciale) è una ragazza da centro sociale che fa uso di droghe, studia all’università di Dublino, ma ha ereditato dal padre il ristorante italiano, frequentato da uomini ubriachi, sbandati e misogini. Il concetto è chiaro: lei ribadisce – in modo un po’ ripetitivo – il rifiuto di una società patriarcale. L’atteggiamento però è ambiguo: accetta regali preziosi dai suoi ammiratori e li indossa, seduce e si lascia sedurre. È come se la sua autodeterminazione si perdesse in mezzo a mille distrazioni. La lunghezza non giustificata del testo, unita alla mancanza di ritmo, mette in difficoltà il cast, nonostante sia composto da ottimi attori/attrici: Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich. Peccato, un’occasione persa.
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