Cultura
25 marzo, 2026Il ricordo del magistrato ucciso dai neofascisti 50 anni fa, nel pieno degli "anni di piombo", in un allestimento all’Archivio di Stato destinato ai giovani
Che mondo sarebbe senza i ragazzi, senza la loro voglia di crescere (anche attraverso errori), la loro fantasia, la loro gioia di conoscersi fra di loro e sviluppare iniziative comuni, innovative e rivoluzionarie? E anche negli ultimi tempi di partecipazione morale e civile? E che mondo viceversa sarebbe quello in cui tutte queste iniziative venissero represse, scoraggiate, frustrate? Per fortuna nessuno di questi due scenari radicalmente opposti sembra oggi verosimile, e se ne sta facendo progressivamente avanti uno in cui le migliori iniziative vengono canalizzate e valorizzate: il volontariato.
Il volontariato esiste in Italia praticamente da sempre, su due grandi tradizioni: una ecclesiale e cattolica, fondata sul concetto di pietas cristiana e tuttora molto viva, e un’altra più recente: un’intensa attività di volontariato laico di tradizione operaia e socialista.
Quest’ultima, prevista peraltro dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, può essere fatta risalire come inizi alla fine degli anni ’70, quando il volontariato diventò un vero e proprio soggetto politico, riconosciuto anche dalla successiva produzione legislativa. È in questi anni che si diffonde la consapevolezza che, per tutelare deboli e bisognosi, non bastano azioni di carità e benevolenza, ma necessitano interventi di affermazione dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini.
In questo filone si inserisce il volontariato del Terzo Settore, e quello sempre più diffuso svolto presso Fondazioni e Associazioni a esso appartenenti. In questi giorni, tanto per fare solo un esempio, è per interesse volontario, anche se con l’organizzazione e il coordinamento delle rispettive strutture scolastiche, che centinaia di studenti medi e superiori stanno partecipando ad una mostra, “Vittorio Occorsio. Il coraggio della giustizia 1976-2026”, dedicata alla vita e alla morte cinquant’anni fa di un magistrato coraggioso, Vittorio Occorsio, ucciso in pieni “anni di piombo”, il 10 luglio 1976, dal terrorismo neofascista.
La mostra, inaugurata il 12 marzo, è allestita presso la Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma, inserita nel complesso ecclesial-urbanistico di Sant’Ivo alla Sapienza, prestigioso esempio di architettura barocca borrominiana. Quale sede migliore per raccogliere le testimonianze – originali delle sentenze, appunti scritti a mano dal giudice, requisitorie e arringhe pronunciate in aula ma anche foto private, momenti di vita “normale”, perfino l’originale della toga con le coccarde dorate concessi dalla famiglia Occorsio, documenti filmati di Rai Teche (che collabora da anni con la fondazione con l’intera sezione Rai Cultura) all’operato di un magistrato esemplare, vittima del dovere solo per aver cercato di servire il Paese con spirito indipendente e libero da qualsiasi preconcetto?E qui torniamo ai giovani, all’esempio luminoso e immacolato che questo magistrato offrì loro. Il presidente Sergio Mattarella ebbe e dire, nel suo discorso di fine anno 2024 dedicato alla responsabilità e alla speranza: «La speranza non è attesa inoperosa, siamo noi. Il nostro impegno, la nostra libertà, le nostre scelte».
Peraltro, sono ormai diversi anni che la Fondazione, sotto la direzione scientifica dell’ex Procuratore generale presso la Corte di Cassazione Giovanni Salvi, e dei vicepresidenti Stefano Lucchini e Francesco Viganò, lavora per i giovani e con i giovani: la Fondazione cura dal 2020 un progetto sulla memoria storica che si svolge nell’ambito di un protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione che ha portato a visitare oltre cento scuole con la presenza di illustri magistrati, cultori della materia, docenti di diritto.
L’interesse dei giovani è sempre vivissimo, al di là di qualsiasi aspettativa e soprattutto ben oltre i luoghi comuni sul disinteresse dei ragazzi d’oggi. La mostra di questi giorni, curata da Michele di Sivo, già direttore dell’Archivio, resterà aperta fino al 23 aprile (nei giorni fra martedì e venerdì dalle ore 14 alle 18), dopodiché sarà riallestita in altre città d’Italia. Nel frattempo sarà sempre attiva la versione multimediale (www.fvo-memoria.it), ancora più ricca di spiegazioni, illustrazioni, possibilità interattive.
Ma quali furono le inchieste di Occorsio che finirono col costargli la vita? Tante, e tutte riunite purtroppo da un filo nero carico di depistaggi, false piste, tradimenti da parte di uomini che come Occorsio avevano giurato fedeltà alla Costuzione.
Occorsio indagò su piazza Fontana, il “Piano solo” del Sifar (il caso legato nel 1967 al clamoroso scoop dello stesso settimanale che state leggendo, L’Espresso, che tra l’altro sarebbe stato dimenticato se ci fosse stata la separazione delle carriere visto che il pm finì con lo schierarsi con gli accusati), e ancora i sequestri di persona, il terrorismo neofascista, la P2: ce n’era troppo, tutto nella mente di un uomo solo che stava disperatamente cercando di unire i puntini. Nell’interesse del Paese. Quest’uomo non doveva vivere.
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